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Don Davide Rota: "L'accoglienza è complicata, prima di accusare bisogna conoscerla" - BergamoNews
L'intervista

Don Davide Rota: “L’accoglienza è complicata, prima di accusare bisogna conoscerla”

Il superiore del patronato San Vincenzo ha temuto che la fiducia in lui traballasse: il suo nome associato a un'inchiesta sulla gestione dei migranti, senza che dalla Procura gli fosse arrivato un avviso di garanzia.

“La sa una cosa? È in quest’ultimo anno che abbiamo raccolto più sostegno, più aiuti, più solidarietà. E abbiamo realizzato interventi che non eravamo riusciti a fare in precedenza”. Chi parla è don Davide Rota, superiore al patronato San Vincenzo di Bergamo, luogo che è sinonimo di accoglienza dei più fragili.

Cosa c’è di strano nelle sue parole? C’è che questi sono i mesi della pandemia, i mesi del dolore che a Bergamo è stato più intenso rispetto al resto della penisola. I mesi dei lutti, i mesi del lockdown, i mesi del lavoro che cala o manca del tutto. Tutto ti aspetti tranne che a questa tragedia corrisponda un aumento della volontà di dare una mano ai più deboli. E invece…

Per di più quest’ultimo anno è stato anche il periodo in cui don Davide ha temuto che la fiducia in lui traballasse. Per il suo nome associato a un’inchiesta sulla gestione dei migranti. Il suo nome sui giornali (alcuni giornali) senza che neanche dalla Procura gli fosse arrivato un segno, un avviso di garanzia. Solo mesi dopo, a chiusura dell’indagine preliminare, si è saputo che don Davide, come altri, non è indagato, che non è accusato di niente.

“Ero partito con un bel po’ di rabbia addosso – ci dice il sacerdote – Non sapevo niente di niente, eppure ero al centro della cronaca. Non capivo. Cosa ho fatto? mi chiedevo”.

Era arrabbiato con qualcuno in particolare?

Ero tanto stupito. E un po’ preoccupato. Se, per esempio, il vescovo o il sindaco avessero avuto dei dubbi sul mio operato?

Ne hanno avuti?

No. Da loro ho avuto appoggio pieno. Ma il problema resta: perché nessuno è venuto a vedere come funzionano le cose qui. Se l’avessero fatto non avrebbero avuto alcun, seppur minimo, sospetto.

E come funzionano?

Noi prendiamo gente che nessuno vuole. Diamo ospitalità a circa 350 persone: stranieri, psichiatrici (15, sa che nelle comunità apposite vogliono 120 euro al giorno?), senzatetto, poveri, anche tanti bergamaschi, ben 80 italiani oggi. Gente che è sulla strada, non ha diritto ad alcuna convenzione. E senza prendere sussidi statali.

Senza?

Non li ho mai voluti. Però ho calcolato che in 10 anni, sommando le presenze per il numero dei giorni abbiamo raggiunto un milione e centomila giornate di presenza. Quelle finanziate sono il 2,7%. Non finanziate il 97,3%. Se avessimo avuto contributi statali avremmo avuto 40 milioni!

Mi spieghi come è organizzato il patronato.

In generale, soprattutto gli stranieri, all’uscita dal Cas passano in un dormitorio di 20-30 letti. In seguito diamo loro una stanza al patronato. Nel frattempo cominciamo a darci da fare per trovar loro un lavoro, ma, essendo senza permesso di soggiorno, questo è tutt’altro che semplice. Quando entrano in una stanza (uno o due letti, ormai per tutti abbiamo questa tipologia) hanno anche colazione, cena, biancheria, in cambio di 50 euro al mese.

Come fanno a pagarvi?

Li impegniamo in lavoretti che remuneriamo, tipo dipingere delle inferriate: ad alcune danno anche 5-6 mani, poi vanno carteggiate per poter tornare in condizione di essere verniciate di nuovo. I lavoretti sono inventati, un modo per andare oltre l’elemosina gratuita. E devono essere assolutamente a zero rischi. Servono soprattutto a livello psicologico: se hanno qualcosina in tasca non delinquono, si sentono attivi e parte di un gruppo sociale.

don Davide

E poi cosa succede?

Il passo successivo è uscire dalla struttura interna ed è possibile quando finalmente trovano un lavoro vero, seppure part time. A quel punto offriamo anche spazi esterni al patronato a fronte del pagamento di un affitto. Qui diventano quasi autonomi. È l’anticamera dell’indipendenza completa, che si raggiunge quando trovano una loro casa e possono mantenerla e mantenersi.

Quanti sono quelli che raggiungono l’autonomia?

Ogni anno diventa indipendente il 15-20 per cento. La scorsa settimana una dozzina.

Fila tutto liscio?

Eh ciao… Abbiamo talmente tanti problemi, fortuna che c’è qualcuno lassù che ci aiuta. Perché sa, spesso si ideologizzano gli stranieri. È complicato governare tutte queste persone. La relazione fa acqua: a volte ci sono, non ci sono… perfino nei numeri a volte c’è qualcuno in più, magari era nella stanza di uno registrato regolarmente. A volte scopriamo cose assurde…

Per esempio?

Per esempio in pieno lockdown, sia qui che là, uno dei ragazzi, l’abbiamo scoperto dopo, è andato e tornato dalla Francia.

Situazioni ingovernabili?

Laddove ci sono grandi numeri il margine di situazioni strane c’è. Ma ogni caso va conosciuto, approfondito, interpretato.

Cosa pensa di chi, nell’inchiesta su una presunta indebita gestione dei fondi per l’accoglienza, è ancora indagato?

Mi rincresce per quelle persone che conosco, della Caritas e della Ruah per esempio: so che sono corrette e oneste.

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