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Il triste annuncio del micronido: "Bimbi modello nel seguire le regole, ma siamo chiusi, chissà se riapriremo" - BergamoNews
Bergamo

Il triste annuncio del micronido: “Bimbi modello nel seguire le regole, ma siamo chiusi, chissà se riapriremo”

Preoccupazione ma anche voglia di non mollare: "Andiamo avanti e venerdì per la festa del papà consegneremo ai nostri piccoli ospiti alcuni lavoretti da finire in famiglia: non vediamo l'ora di poter avere un saluto dalla finestra".

L’allegra insegna che fa bella mostra di sé al civico 51 di via Crescenzi a Bergamo fa a pugni con la saracinesca abbassata, in un giorno e in un orario in cui, solitamente, il micronido “La banda degli amici” è aperto al mondo, affacciato direttamente sulla strada.

È così da venerdì 12 marzo, vale a dire da quando l’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza ha certificato il passaggio della Lombardia da zona arancione rafforzato a zona rossa.

Una giornata particolare, che ha trasformato la normale chiusura di fine giornata in un grosso punto interrogativo sul quando quella saracinesca avrebbe potuto rialzarsi: così Angelica Introini e Alessandra Consonni, che per tutti nel quartiere sono Angi e Ale, fuori da quello spazio che hanno ristrutturato e gestiscono da due anni hanno voluto lasciare un messaggio ben visibile e che raccontasse alla perfezione il loro stato d’animo.

“Noi ci siamo impegnate – hanno scritto con un pennarello nero su tre grandi fogli bianchi –  Abbiamo rispettato tutte le linee guida, ci siamo rimesse in gioco, abbiamo fatto tutto quello che ci è stato richiesto, abbiamo insegnato ai nostri piccoli amici a disinfettarsi le mani, provare la febbre, mettere tutte le loro cose personali nei sacchettini. Hanno rispettato tutte le regole, sono stati bravissimi, si sono adattati e hanno cercato di vivere ogni giorno con la spensieratezza che li contraddistingue. Purtroppo non è servito a nulla, perchè ad un anno di distanza ci hanno di nuovo chiuso! I bambini meritano di più! Angi e Ale stasera chiuderanno la porta della Banda senza sapere quando la potranno riaprire…In 7 mesi 0 positivi! Siamo amareggiate, deluse e sì, diciamolo, siamo pure arrabbiate..la Banda non si ferma e lotterà con le unghie e con i denti per far sentire la voce dei bambini!”.

Nato nel 2015 come nido famiglia, date le tante richieste la Banda degli amici si è trasferito due anni fa in via Crescenzi: un ambiente familiare, simile a una piccola casa, con un giardino che si sviluppa all’interno e che i bambini possono utilizzare liberamente.

Attualmente sono dieci i piccoli ospitati dalla struttura, molti dei quali del quartiere, che vanno dai 7 mesi, età della più piccola che ancora non ha terminato l’inserimento, ai tre anni.

Le misure di sicurezza in ambito sanitario hanno stravolto anche la loro routine, a partire dall’accoglienza: “Prima i genitori avevano la possibilità di entrare e scambiare due chiacchiere con noi – spiega Angelica Introini – Le disposizioni poi ci hanno però obbligate ad accogliere i bimbi sulla porta, prendendoli direttamente dalle mani dei genitori o dai passeggini. Una modalità che abbiamo condiviso con loro, ma che ovviamente non piace molto perchè si perde il rapporto umano e intimo che abbiamo sempre creato”.

Anche i piccoli hanno fatto la conoscenza di gel igienizzante, mascherine, accurato e frequente lavaggio delle mani, termoscanner per la misurazione della febbre: “Sono sempre stati bravissimi e in sette mesi quasi tutti hanno fatto un tampone – continua Introini – Abbiamo avuto tanti malanni di stagione, ma nessun caso di Covid. Un po’ la nostra rabbia viene anche da qui, perchè ci siamo dotate di tutti gli strumenti necessari per rendere sicuro il nostro ambiente, ci siamo sempre comportati nel modo giusto per prevenire i contagi. E ora siamo spaventate dalla chiusura, perchè non sappiamo quanto durerà e se saremo in grado poi di riaprire”.

L’ansia è legittima, da educatrici e imprenditrici.

“Tutto questo ci pesa – continua – Le famiglie giornalmente ci testimoniano le loro difficoltà nel far conciliare vita lavorativa e gestione dei figli negli orari in cui solitamente sarebbero da noi. E i bimbi sono i primi a risentirne: ci raccontano che sono annoiati, piangono, dormono male. Parole che ci stringono il cuore. Dall’altra parte siamo preoccupate anche per la nostra attività, perchè viviamo solo delle rette che arrivano al massimo a 600 euro: l’anno scorso siamo rimasti in piedi solo perchè hanno continuato a versarci le quote anche quando hanno preferito tenere a casa i figli e ci hanno così permesso di pagare l’affitto. Siamo in nido accreditato, vogliamo essere una risorsa per il Comune e ci siamo sempre impegnate con corsi di formazione e aggiornamento che comunque hanno un costo. Li abbiamo sempre fatti volentieri, a spese nostre, perchè li riteniamo necessari per lavorare bene, ma ora che siamo di nuovo chiusi rimane l’amarezza. Lo scorso anno abbiamo dovuto fare ricorso anche un piccolo mutuo chiesto alla banca, perchè di ristori abbiamo ricevuto poco o nulla”.

Le preoccupazioni, però, non fermano la forza di volontà di queste due ragazze: “Ci auguriamo che siano solamente due settimane – aggiunge Introini – Nel frattempo andiamo avanti e per la festa del papà avevamo già iniziato a fare dei lavoretti: venerdì li porteremo noi ai bimbi, in modo che possano finirli insieme ai padri. Non vediamo l’ora di passare di casa in casa, solo per salutarli dalla finestra. Vogliamo mantenere vivo questo legame e ogni giorno riceviamo messaggi dai genitori che ci chiedono anche solo un video con le canzoncine che solitamente cantiamo, almeno per strappargli un sorriso. Sappiamo che chi ci governa sta cercando di fare il meglio per il nostro bene, ma speriamo che sulla scuola ci sia un ripensamento perchè le ripercussioni maggiori le pagano i bambini:, tra pianti, difficoltà nel dormire e stati di ansia dovuti alla mancanza di routine e delle persone di riferimento”.

 

 

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