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Un salto in paradiso: la chiesa di San Bernardino e la storia dei suoi affreschi - BergamoNews
Bergamo segreta

Un salto in paradiso: la chiesa di San Bernardino e la storia dei suoi affreschi

Nuova tappa della rubrica domenicale di BGY che fa tappa a Lallio

Varcare le porte del paradiso: è questa la sensazione che nei secoli hanno vissuto le migliaia di fedeli che hanno raggiunto la Chiesa di San Bernardino.

Costruito grazie alla volontà di fra’ Eustacchio Licini (al secolo Cacciaguerra) prima di entrare a far parte dell’ordine francescano, l’edificio sacro è il più antico ad esser dedicato al teologo toscano.

Come riportato dall’atto testamentario rogato il 3 maggio 1451, il giovane religioso decise di destinare buona parte dei propri beni alla decorazione, al mantenimento della struttura e al completamento dei lavori di costruzione iniziati l’anno precedente a ridosso della canonizzazione del predicatore.

Originalmente strutturato su un’unica navata, la chiesa venne ampliata nel 1532 con l’introduzione e la decorazione di due cappelle laterali ad opera di Girolamo Colleoni a cui fece seguito quella della facciata e del presbiterio, oltre alla realizzazione del campanile avvenuta nel 1606.

A colpire i visitatori sono tuttavia i diversi cicli pittorici che caratterizzano l’interno del fabbricato e che rappresentano un vero e proprio esempio del manierismo lombardo.

Lungo le pareti prossime all’ingresso è possibile osservare gli affreschi dedicati alla vita di Maria, estesi su tre registi divisi a loro volta in diciotto riquadri.

Partendo dalla storia di Gioacchino e Anna, genitori della Vergine, il percorso conduce i fedeli attraverso i vari episodi che hanno caratterizzato l’esistenza della madre di Gesù prendendo ispirazione sia dalle scritture che dai Vangeli apocrifi.

Raggiungendo la seconda campata è invece possibile notare le cappelle dedicate a San Rocco e a Santa Caterina d’Alessandria dove sono individuabili gli affreschi del Colleoni che in alcuni casi prese ispirazione da altri artisti cinquecenteschi come Lorenzo Lotto e Albrecht Dürer.

Il pittore cittadino lavorò anche all’interno del presbiterio riproducendo in quattro scene la passione di Gesù oltre alle lunette raffiguranti la resurrezione di Cristo.

Fra gli artisti che operarono nella chiesa va infine citato Cristoforo Baschenis il Vecchio, autore delle “Sibille” presenti nell’imbocco dell’arco della seconda campata e dei “profeti” posti nel sottarco fra la seconda e la terza.

Nonostante i diversi studi effettuati sulla pittura veneziana, il decoratore brembano si dedicò anche alle “Storie di San Bernardino” che contraddistinguono la sezione settentrionale dell’edificio e che raccontano con dovizia di particolari i principali momenti della vita del santo, fra i quali spiccano il periodo vissuto a Bergamo.

Fonti

Felice Bellini; San Bernardino a Bergamo; Edizioni Villadiseriane; Rovetta; 2001

Alberto Castoldi; Bergamo e il suo territorio. Dizionario enciclopedico. I personaggi, i comuni, la storia, l’ambiente; Azzano San Paolo; Bolis; 2004

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