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A bordo campo

Indovina chi viene a pranzo e a cena? La siringa, superstar della comunicazione

Di grazia, è possibile che si risparmi all’opinione pubblica l’incessante esibizione di siringhe “sguainate”, viste di fronte, di lato, di spalle, pronte ad essere infilzate nelle braccia di giovani, adulti, anziani pazienti?

Non se ne può proprio più. Già siamo vessati da oltre un anno con servizi, notizie, interviste, approfondimenti, talk show che ci grandinano addosso a ogni ora del giorno e della notte da (quasi) tutti i mass media delle nostre latitudini. Tempi interminabili di trasmissione, paginate e paginate per dirci di tutto e il contrario di tutto. Protagonisti assoluti: virologi, epidemiologi, futurologi, filosofi, sociologi, e chi più ne ha più ne metta, perché l’elenco è sconfinato.

Si è un po’ attenuato il rito dei cupi bollettini di giornata: tot numero di contagiati, tot di ricoverati in cure intense, tot intubati, poi i guariti e nota mestissima finale il numero dei decessi.

La prima ondata ha preso tutti alla sprovvista, sia chi era ai fornelli della comunicazione sia i fruitori, cioè i destinatari delle notizie, poi è seguita la seconda ondata, ora siamo alla terza. Cronache annunciate per chi voleva essere realista: e di realisti ce ne sono stati che hanno detto pane al pane, anche se ci siamo resi conto che c’è molta confusione nel forno.

C’è sempre un fattore nuovo ad alimentare il falò dell’attualità, prendiamo solo tutto il cataclisma dentro lo tsunami globale del coronavirus: un cataclisma di nome tamponi nelle varie declinazioni, seguiti a ruota dai vaccini e qui ci ritroviamo in una costellazione: Pfizer, Moderna, Astrazeneca, con tutte le stelle – pare un cielo nella notte di San Lorenzo – sugli approvvigionamenti, forniture, ritardi, i quantitativi sottratti agli uni e destinati agli altri, con scie di dubbi, interrogativi, perplessità sui costi, voci di preferenze accordate a chi scuce di più…

Nazioni che erano in ritardo e che ora sono prime nell’abbassamento dei contagiati, dei ricoverati, dei decessi, tra queste la prima potenza mondiale che trae vantaggio evidente dall’aver cambiato timoniere alla Casa Bianca e con relativo approccio al virus. Mettiamoci anche il Regno Unito, con Boris Johnson il teorico della famosa immunità di gregge poi autore di una virata a 360 gradi dopo aver provato sulla propria pelle cosa significhi ammalarsi di covid.

L’Europa, quella Unita sulla carta, sembrava la più avanzata in termini di strategia di contenimento e difesa dal virus giunto dalla Grande Muraglia. Appunto, sembrava. Ha fatto male i calcoli, la Von der Leyen ha tenuto un po’ stretti i cordoni della borsa e ora è sotto tiro incrociato; alcuni “inquilini” del turbolento condominio si muovono in proprio, Austria e Danimarca hanno rotto il fronte rivolgendosi ad Israele, Orban si serve ai mercati vaccinali di Russia e Cina, altri cominciano a strizzare l’occhio al russo Sputnik, sperando di mandare nello spazio il virus come fece Mosca con il primo satellite artificiale… Altri ancora aspettano che arrivi l’annunciato Johnson & Johnson a monodose da sparare in vena. È una tempesta interminabile e chissà per quanto ce ne sarà ancora.

Speriamo che la corazzata dei Santi Vaccini faccia il miracolo e sconfigga il nemico virale mutante.

In tutto questo, una preghiera vorremmo anche innalzare all’indirizzo di chi confeziona i Telegiornali e i focus in materia vaccinale: di grazia, è possibile che si risparmi all’opinione pubblica l’incessante esibizione di siringhe “sguainate”, viste di fronte, di lato, di spalle, pronte ad essere infilzate nelle braccia di giovani, adulti, anziani pazienti che paiono… impazienti di farsi bucare per sentirsi liberi dalle quarantene imposte dalle capitali a getto continuo sul popolo disorientato e spesso anche smarrito? Molti nelle ore dei TG principali stanno pranzando o cenando: tutti farebbero volentieri a meno di vedere questo festival di aghi e siringhe… che farebbero scappare l’appetito anche a Gargantua, Patagruel e loro compagni.

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