L'intervista

Il difficile mestiere d’artista al tempo del Covid: “Ma se hai versato i contributi i ristori arrivano”

Di “professione artista” abbiamo parlato con Fabio Comana, fondatore e direttore artistico di Erbamil, storica compagnia teatrale della nostra provincia (cooperativa sociale), che nel 2020 ha spento 30 candeline

Calati i sipari dei teatri, spente le luci di cinema, musei e case della cultura ciò che non sparisce con un clic d’interruttore – fortunatamente – sono gli artisti, i tecnici, gli operatori dello spettacolo, che è anche un’impresa, lavoro, professione.

Intanto però i dati dipingono un quadro a tinte fosche. Con il Covid-19 la spesa degli italiani per la cultura si è dimezzata (-47%) passando da 113 euro di media mensile per famiglia di dicembre 2019 a circa 60 euro a dicembre 2020. A crollare è la spesa per gli spettacoli, bloccati dal lockdown e dalle misure di contenimento della pandemia: circa il 90% per cinema, concerti, teatro e forti riduzioni di spesa, con punte di oltre il 70%, tra dicembre 2019 e settembre 2020.

In Italia manca un sistema virtuoso capace di indurre professionalità anche nell’organizzazione e nell’inquadramento lavorativo degli artisti, molto utile però, anche in situazioni come quella che stiamo vivendo in cui diventa importante far pervenire e garantire ristori pubblici a quanti sono rimasti senza lavoro a causa dell’emergenza sanitaria.

Di “professione artista” abbiamo parlato con Fabio Comana, fondatore e direttore artistico di Erbamil, storica compagnia teatrale della nostra provincia, che nel 2020 ha spento 30 candeline. Erbamil è una cooperativa sociale che riunisce, attorno alla figura del fondatore, altri 7 soci che contribuiscono attivamente alla vita della compagnia, fra cui gli attori Giuliano Gariboldi, Marco Gavazzeni, Erika Baggi, il tecnico Adriano Salvi, Olga Santini (responsabile comunicazione), Manuela Carrasco (responsabile organizzazione) ed un gruppo di attori “freelance”, liberi cioè di collaborare anche con altre realtà artistiche e culturali, come Vittorio Di Mauro e Francesca Beni.

“L’artista è un professionista – ci dice Fabio Comana – e come tale deve curare sia il talento creativo che la gestione e organizzazione del suo lavoro. Il pregiudizio per cui il nostro non è un vero lavoro, inteso come un’attività con cui guadagnarsi da vivere, va smontato. Va abbandonato il mito bohémien, seppur ben saldo nell’immaginario collettivo, che consegna l’artista al mondo della pura ispirazione. L’arte è fatica, costruzione, rigore, anche nello sviluppo delle creatività. È un lavoro per cui deve esserci un adeguato compenso, su cui si devono pagare le tasse e versare i contributi per potersi garantire supporti e pensione, come ogni lavoratore. Si dà valore al lavoro nell’arte anche così, mettendosi nell’ottica che ci sono delle regole da rispettare e da far rispettare. Per il bene di tutti coloro che all’arte vorrebbero dedicare la propria vita”.

fabio comana erbamil ok

Fare l’artista deve essere un’opzione possibile, un lavoro come altri.

Sì. Quello dell’artista deve essere un lavoro come gli altri, in cui le regole del lavoro, in questo caso dello spettacolo, devono essere rispettate. Questo significa valore, riconoscimento, tutele. E anche ristori, come abbiamo visto in questo tempo.

Chi ha ricevuto ristori nel mondo dello spettacolo?

Chi ha versato i contributi, unico strumento che il Ministero e l’Inps hanno avuto per identificare sia le imprese operative nel settore dello spettacolo sia gli artisti. Chi aveva in essere collaborazioni o altre forme “leggere” è apparso inesistente. Un vero peccato. Ma come fare altrimenti? Per rafforzare la propria posizione sociale, chi lavora in questo mondo deve rispettare le regole. Si ritiene che non siano giuste? Ci si organizzi per cambiarle.

Erbamil ha ricevuto ristori?

Erbamil ha ricevuto 10 mila euro di ristori “extra FUS”, il fondo nato per sostenere la cultura in tempo di pandemia (FUS è il Fondo Unico dello Spettacolo ndr), contributo che si dovrebbe replicare. Siamo stati ristorati noi e anche i collaboratori esterni, tutti regolarmente assunti. Erbamil è una cooperativa sociale con 8 soci, 3 dei quali soci lavoratori e 5 professionisti dello spettacolo che lavorano anche con altre realtà culturali. I 3 soci lavoratori hanno un contratto di lavoro a tempo determinato; con gli altri 5, oltre che con gli artisti che di volta in volta vengono coinvolti nei progetti della Compagnia, stipuliamo contratti a chiamata. Le persone che collaborano con Erbamil sono, in totale, una quindicina ed in virtù della regolarità contributiva hanno tutti ricevuto i famosi ristori, tre da 600 e due da 1.000 euro. Certo, senza lavoro da ormai un anno non sono somme che cambiano la vita ma sono comunque un piccolo aiuto.

Qual è il modello di business di una Compagnia teatrale?

Erbamil è una cooperativa sociale; crediamo molto nella funzione sociale, aggregativa e formativa del teatro. Lavoriamo con i giovani, i disabili, nelle scuole e nelle comunità. Siamo una piccola ma solida Compagnia, con un fatturato annuo di circa 120 mila euro che si produce al 60% con la vendita degli spettacoli che produciamo, al 30% è prodotto da progetti formativi (corsi, eventi, laboratori, stages); il restante 10% è frutto dell’ospitalità nel nostro teatro di spettacoli di altre compagnie.

fabio comana erbamil ok

Sul fatturato, quanto pesano i contributi pubblici?

Su 120 circa 30 mila euro, il resto è mercato. La rassegna teatrale che mettiamo in scena a Ponteranica da 30 anni, ahimè sospesa causa Covid-19 proprio nel trentesimo anniversario, vive grazie alla vendita dei biglietti. Regione Lombardia e Comune di Ponteranica coprono meno del 50% dei costi. Senza pubblico la nostra rassegna non potrebbe esistere.

… e senza il teatro, l’arte, la cultura diventiamo tutti più poveri.

Ci crediamo molto. Erbamil è nata grazie ad una felice intuizione dell’allora sindaco di Ponteranica Claudio Armati, che nell’ambito di un progetto urbanistico fece costruire un auditorium a servizio del territorio, e ci propose una convenzione. Fu l’inizio di una storia bella tra noi e la comunità. Il Comune ci diede una casa e noi ci prendemmo l’onere di abitarla, farla vivere, renderla ospitale, aperta. Un sodalizio che non si è mai interrotto e che ha attraversato molteplici amministrazioni. Siamo un teatro della comunità. Abbiamo un legame con le scuole del territorio che definirei fondamentale. Lavoriamo con ragazze e ragazzi su temi significativi come il rispetto dei diritti, dell’inclusione, della libertà, della democrazia. Il ricordo della Giornata della Memoria, la festa nazionale del 4 Novembre, per esempio, sono diventate delle opere messe in scena da e con gli studenti, grazie alla sensibilità condivisa con gli amministratori di Ponteranica.

E ora, in questo tempo di incertezza che pensate di fare?

Attendiamo tempi migliori senza rinunciare a cercare soluzioni. L’estate scorsa abbiamo ideato con altre compagnie il teatro “d’asporto” e siamo stati invitati nella rassegna “Affacciati alla finestra” del Comune di Bergamo, ed è andata bene: siamo andati anche in Veneto e in Friuli a portare i nostri spettacoli. A settembre abbiamo promosso, come ogni anno, i nostri corsi di teatro – organizzati in tutta sicurezza, rispettando le norme anti Covid-19 – ed hanno risposto fra adulti, adolescenti e bambini, più di 60 persone (purtroppo oggi nuovamente in attesa). A febbraio, per “celebrare” un anno di stop del Teatro Erbamil di Ponteranica abbiamo proposto un ciclo di eventi online dal titolo “Appuntini di sospensione…” in cui affrontare i temi caldi del teatro e della cultura con interlocutori esperti e appassionati. E così continueremo, facendo appello a tutte le nostre forze e alla speranza di poter ripartire in presenza al più presto.

Il biglietto sospeso promosso dal Comune di Bergamo per donare a chi non può la possibilità di visitare i musei cittadini non potrebbe essere esteso anche al teatro?

Potrebbe essere un gesto simbolico per invogliare soprattutto i più giovani al teatro, quelli che farebbero fatica a pagare anche i 10 euro di un biglietto già di per sé accessibile. Durante questo periodo di sospensione delle nostre attività, diverse compagnie teatrali della città e della provincia si sono messe in relazione, collegate, ritrovate per condividere idee, proposte, sfide… magari anche questo potrebbe essere un progetto da promuovere insieme.

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