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Romero: “Bergamo è casa mia, vorrei decidere la finale di Coppa Italia con un gol”

Il difensore atalantino in esclusiva per Bgnews: “Al Belgrano mi hanno trattato male, a Genova sono rinato. Con Gasperini il salto di qualità: se tre anni fa mi avessero detto che avrei sfidato il Real Madrid sarei scoppiato a ridere”

“Se rifarei la scelta di lasciare la Juve per venire a Bergamo? Sì, a occhi chiusi”. Lo dice sorridendo Cristian Romero, senza pensarci molto e con una risata contagiosa. Del resto in questi primi sei mesi con la maglia dell’Atalanta è andato tutto alla perfezione per lui, che in breve tempo è diventato una pedina fondamentale dello scacchiere di Gasperini.

Ventitré candeline da spegnere ad aprile, Romero è arrivato a Bergamo alla fine dell’estate tramite la Juventus, che dodici mesi prima l’aveva acquistato dal Genoa per poi lasciarlo in terra ligure a maturare.

Le enormi qualità del difensore argentino non sono mai state in discussione, ma il centrale nativo di Cordoba si è sempre portato dietro un neo da quando gioca in Serie A: le troppe ammonizioni. Undici nella prima annata col Grifone (più un cartellino rosso), addirittura quindici nella stagione successiva (più un’espulsione). “Troppe per un top club, lo so” ammette candidamente Romero.

Quest’anno a Bergamo le cose sembrano andare meglio: in campionato è stato ammonito ‘solo’ otto volte.
“Ho lavorato tanto su questo aspetto, sapevo che non potevo continuare come nella passata stagione. Ora sono meno irruento negli interventi, più riflessivo. Cerco sempre l’anticipo e questo mi porta a commettere dei falli da sanzione, ma adesso so anche temporeggiare”.

È un Romero cambiato quello che stiamo vedendo ora?
“Cambiato no, più maturo sicuramente sì”.

C’entra Gasperini?
“Credo proprio di sì. In questi sei mesi mi ha fatto imparare tantissimo. Lo guardo, lo ascolto, cerco di studiarlo ogni giorno anche quando non si rivolge a me. Se lo segui cresci tantissimo, ora lo posso dire con certezza”.

RomeroIl Cuti Cristian Romero, compirà 23 anni ad aprile

Lei è entrato subito negli schemi di Gasperini, che non sono proprio semplicissimi.
“In realtà per me è stato quasi naturale. All’Atalanta si gioca in modo diverso ma io mi trovo a meraviglia. Mi diverto, cosa che per un difensore non è così scontata”.

Ha mai attaccato così tanto?
“Direi di no. Ogni tanto non mi sembra vero: mi è capitato nel bel mezzo di un’azione di buttare un occhio a destra e a sinistra e di accorgermi che stavamo attaccando in otto-nove”.

Quest’anno tra campionato e coppe ha già segnato tre gol: si vuole dare un obiettivo?
“Non voglio pensarci, no. Io devo stare attento a non far segnare gli altri. Poi se mi capita di buttarla dentro tanto meglio, segnare è sempre un’emozione unica. Però, a dire il vero, un piccolo sogno ce l’avrei…”.

Ci dica.
“Decidere la finale di Coppa Italia con un mio gol”.

Ha il dente avvelenato con la Juventus? Per caso voleva restare e loro hanno preferito spedirlo all’Atalanta?
“No, per niente. Venire all’Atalanta è stata una decisione mia, una scelta giusta che rifarei altre cento volte”.

È stato così facile andare via da una squadra come la Juventus che lotta per vincere tutto?
“Non ci ho dovuto pensare più di tanto. Quando è arrivata la chiamata dell’Atalanta ho detto subito ‘sì’ perché sapevo che questa tappa era fondamentale per la mia crescita. Alla Juve ci sono dei grandissimi campioni dai quali avrei potuto imparare tanto, ma con Chiellini, Bonucci, De Ligt, Demiral… avrei avuto un decimo dello spazio che ho oggi a Bergamo”.

Il suo obiettivo nel medio-lungo termine?
“Vestire la maglia della nazionale maggiore argentina”.

RomeroPer Romero finora 29 partite con la maglia dell'Atalanta, 3 gol e 4 assist

E cosa ci dice di Bergamo?
“Bergamo è una città bellissima. Purtroppo con questo virus in circolazione non ho potuto visitare molto, ma il poco che ho visto mi ha conquistato subito. Non vedo l’ora che finisca questa pandemia prima di tutto perché sapere che c’è gente che soffre non fa mai piacere, ma anche perché non vedo l’ora che i tifosi possano tornare allo stadio: i miei compagni mi hanno detto che giocare col pubblico a Bergamo sarà tutta un’altra cosa”.

Il compagno con cui hai legato di più?
“Ho legato un po’ con tutti, non posso fare solo uno o due nomi. Soprattutto con i sudamericani, chiaro, loro mi hanno aiutato ad inserirmi. Ma sono un tipo socievole e vado d’accordo con tutti”.

Se le diciamo Real Madrid?
“Abbiamo la possibilità di ribaltare lo 0-1 dell’andata, io ci credo. Giocare contro queste squadre è un sogno che si realizza: se tre anni fa mi avessero detto che avrei affrontato il Real Madrid da titolare mi sarei messo a ridere”.

Perché?
“Gli ultimi mesi in Argentina sono stati un inferno: dopo il Viareggio del 2016, dove mi sono messo in mostra, avevo parecchie offerte dall’Europa. Io ovviamente non vedevo l’ora di potermi mettere alla prova nel grande calcio, ma tra i dirigenti del Belgrano di Cordoba qualcuno mi ha trattato non proprio con i guanti, diciamo. Non mi lasciavano partire e mi hanno messo ad allenarmi da solo, in un campo vuoto senza compagni di squadra e senza allenatori”.

E com’è finita?
“Col Genoa che ha presentato un’offerta concreta e mi ha portato via da quell’inferno. Per me era diventata una situazione difficilissima. In Liguria sono rinato: sarò sempre grato al Genoa per l’opportunità che mi ha dato, se oggi sono qui è anche merito del Grifone”.