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Nuovo radiofaro all'aeroporto di Orio: è polemica Legambiente-Sacbo - BergamoNews
Botta e risposta

Nuovo radiofaro all’aeroporto di Orio: è polemica Legambiente-Sacbo

Il ricollocamento della struttura in un'area classificata come agricola fa storcere il naso all'associazione ambientalista, ma la società che gestisce lo scalo rassicura: "Il progetto prevede interventi di mitigazione a completa compensazione delle infrastrutture previste".

Botta e risposta tra Legambiente Bergamo e Sacbo sul nuovo radiofaro che presto servirà l’aeroporto di Orio al Serio. 

Un progetto che, spiegano dalla società che gestisce lo scalo bergamasco, “è previsto sin dai primi anni 2000; è infatti ricompreso nell’autorizzato MasterPlan vigente di Sacbo, che il Pgt di Bergamo avrebbe già dovuto recepire, e riconfermato nel nuovo Masterplan. Il piano di Sviluppo Aeroportuale al 2030, attualmente all’esame del Ministero dell’Ambiente, prevede interventi  di mitigazione a completa compensazione delle infrastrutture previste, sia intra che extra sedime nelle immediate vicinanze del citato radiofaro e nelle restanti aree a ridosso dell’aeroporto. Ad esempio si prevede la realizzazione di nuove piste ciclabili, di ulteriori filari e aree alberate e la destinazione di aree ad uso sociale e fruitivo”.

Ma per l’associazione ambientalista quella “grande antenna poggiante su un basamento alto 6 metri per l’installazione di un sistema di radionavigazione per aeromobili […] in un’area classificata come agricola” è “sicuramente utile per migliorare la sicurezza aeroportuale, ma lascia molte perplessità per quello che comporta: dalle infrastrutture annesse come strada, recinzione, sottoservizi, illuminazione, al taglio a raso di moltissime piante. Non è davvero più tempo di aggredire il patrimonio vegetale in questo modo”.

Secondo Legambiente Bergamo, per garantire il corretto funzionamento del radiofaro, infatti, sarebbero a rischio 602 piante: “Recenti studi della australiana J. Cook University dicono che in città un albero assorbe in un anno tra i 10 e i 20 chili di CO2 – continuano -. E tale valore in una zona di bosco si aggira tra i 20 e i 50 Chili. Applicato a questo caso, si tratterebbe di un’azione di assorbimento che va da i 6000 chili ai 30.000 chili di CO2 in un anno. Di questo si dovrebbe tenere conto nel caso infelice che l’opera venisse confermata, per la quantificazione delle compensazioni. Queste dovrebbero essere tali da garantire un numero di piante almeno doppio di quelle tagliate, considerando anche le dimensioni e il loro sviluppo, e garantendone la manutenzione per almeno 3 anni come previsto dalle Linee guida del Ministero dell’Ambiente. È del tutto evidente che questo progetto debba essere ripensato. Si tratta di un numero enorme di alberi, alcuni dei quali meriterebbero di essere inseriti nella categoria degli Alberi monumentali”.

Per Legambiente il ricollocamento del radiofaro “racconta di un’indifferenza alla biodiversità e di una disattenzione al valore del paesaggio e degli habitat che non è più accettabile, in sfregio a tutti i ragionamenti sul Consumo di suolo di cui ormai tutti parlano a livello nazionale e dell’articolo 9 della Costituzione Italiana. Inoltre, a poca distanza, ci sono aree già compromesse, prive di elementi paesaggistici di pregio. Va infine sottolineato un aspetto molto importante: questa fascia di territorio rientra nella zona definita ‘cintura verde di Bergamo’, per la quale è prevista tutela nel PTC del Parco dei Colli in adozione e pertanto su di essa esiste un vincolo ambientale. Il nostro territorio ha gli strumenti normativi per la sua tutela: applichiamoli”.

Anche su questo punto non si è fatta attendere la replica di Sacbo, che specifica come “nell’ottica di garantire una sostenibilità ambientale, comunque contestuale alla realizzazione delle previste infrastrutture, il progetto è stato già oggetto di approfondimento con l’Amministrazione Comunale di Bergamo e della sua Commissione Paesaggistica, che ha portato ad una significativa integrazione dello stesso legata proprio al punto di vista dell’inserimento naturalistico paesistico. Grazie al coordinamento tra Enav e il Gestore aeroportuale, e all’adozione delle ultime tecnologie esistenti in termini di radioassistenze, si è innanzitutto riusciti a mantenere intaccate tutte le fasce arboree/boschive esistenti lungo il torrente Morla, di particolare pregio. Inoltre il progetto è stato integrato con la previsione di 200.000 euro di lavori aggiuntivi, esclusivamente mirati al rifacimento dei filari incompatibili con la sicurezza aeronautica; si realizzerà un ulteriore filare circolare che assumerà la geometria dell’infrastruttura e verrà creato un ulteriore nuovo filare alberato lungo la via dei Prati, in un tratto attualmente privo di vegetazione, premettendo di mantenere la valenza naturalistica esistente ed anzi valorizzandola maggiormente e in compatibilità con l’infrastruttura di assistenza al volo. Si farà, infatti, ricorso ad essenze autoctone quali carpini, aceri e ornielli, privilegiando esemplari ‘pronto effetto’ già sviluppati”.

Ma non solo, perchè nel progetto dell’aeroporto “il bilancio complessivo delle piante sarà garantito attraverso ulteriori compensazioni limitrofe in aree compatibili che verranno indicate dall’Amministrazione in armonia con il piano del verde comunale. A queste si aggiungeranno le restanti opere di naturalizzazione previste nel nuovo Masterplan Aeroportuale. Il risultato così raggiunto sarà quello di compensare contestualmente alla realizzazione del radiofaro quanto incompatibile con la presenza dello stesso e nel medio periodo di iper compensare l’aspetto naturalistico/paesistico delle opere previste nell’area”.

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