Nessuna svolta rosa nelle imprese a Bergamo: stabili da 5 anni - BergamoNews
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Nessuna svolta rosa nelle imprese a Bergamo: stabili da 5 anni

E le donne con cariche nelle imprese sono ancora la minoranza, solo il 23,2%.

Nel 2020 le imprese femminili attive nella provincia di Bergamo sono 16.931, cresciute di 39 unità negli ultimi 5 anni. Un dato di sostanziale stabilità.

L’aumento percentuale del numero delle imprese femminili rispetto al totale delle attive, passato dal 19,8% del 2016 al 20,2% del 2020, è da attribuirsi alla riduzione del numero totale delle imprese nello stesso arco temporale (-0,3%).

Nessuna svolta rosa, quindi. Del resto, con il tasso di occupazione femminile provinciale inchiodato al 53,7% (vs 78,6% maschile) e un tasso di attività femminile del 56,4% (vs 80,8% maschile), che è il peggiore delle province del Nord Italia, c’era da aspettarselo.

 

Le imprese femminili (partecipazione oltre il 50% di donne) sono prevalentemente ditte individuali (61,1%) mentre solo il 24,1% sono società di capitali. Ma sono queste ultime però che manifestano una tendenza di crescita facendo registrare un +1,7% dal 2016 di contro alle prime che segnano un -0,4%.

Quanto al settore economico, le imprese femminili sono cresciute solo nei servizi (+6,7%) mentre in decisa diminuzione sono la manifattura (-8,9%), il commercio (-7,3%), le costruzioni (-2,7%) e l’agricoltura (-1,7%).

 

Le donne con cariche nelle imprese individuali in provincia sono ancora poche, il 23,2% contro il 76,8% degli uomini. Un dato che sale al 26,4% (contro il 73,6% di uomini) se si considera il totale delle imprese nell’ultimo trimestre del 2020. Negli ultimi cinque anni le cariche attive femminili sono sempre state in crescita salvo tra il 2016 e il 2017 e nel 2020. In costante calo quelle maschili.

“Negli ultimi cinque anni le imprese femminili bergamasche sono aumentate di 39 unità. Una crescita molto contenuta – dichiara il presidente della Camera di Commercio Carlo Mazzoleniricordando che la nostra provincia è ancora caratterizzata da un tasso di attività femminile piuttosto basso, tuttavia il dato è positivo se confrontato con l’evoluzione di segno negativo che si riscontra sul totale delle imprese. La situazione di emergenza sanitaria, con particolare riferimento alla prolungata chiusura della didattica scolastica in presenza, acuisce le difficoltà di conciliazione lavoro famiglia, con ricadute negative sulle pari opportunità per il lavoro femminile”.

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