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Milly assiste gli anziani sempre più soli al tempo del Covid: "In punta di piedi" - BergamoNews
La testimonianza

Milly assiste gli anziani sempre più soli al tempo del Covid: “In punta di piedi”

Mylena Aristolao, operatrice sociosanitaria è una delle cinque storie di donne a cui noi di Bergamonews vogliamo rendere omaggio in occasione dell’8 marzo: la festa delle donna.

“All’inizio c’è un po’ di paura a farci entrare, ma poi non ci fanno più uscire”.

Inizia così il racconto di Mylena Aristolao, operatrice sociosanitaria bergamasca al lavoro con la Cooperativa Serena di Bergamo, all’interno della coprogettazione dei servizi alla domiciliarità del Comune di Bergamo e Ambito 1 e dei consorzi Solco Città Aperta e Ribes.

Lei è una delle cinque storie di donne a cui noi di Bergamonews vogliamo rendere omaggio in occasione dell’8 marzo: la festa delle donna.

Storie di donne guerriere, eroine del quotidiano, coraggiose, forti che, nonostante le difficoltà della vita, rimangono in piedi. Testimonianze di donne reali e normali protagoniste di questa pandemia che ci tiene su un filo sospeso da oltre un anno e che ha comportato radicali cambiamenti nella vita di tutti i cittadini bergamaschi (e non solo).

In Europa, dei 49 milioni di persone impiegate nel settore sanitario, uno dei più esposti al virus, ben il 76% sono donne.

L’assistenza domiciliare di cui si occupa Mylena oltre che della custodia sociale (insieme ad una collega, prevalentemente nel quartiere di Boccaleone) nel momento più acuto della pandemia e anche adesso nella lunga scia del Covid, è considerato un servizio figlio di un Dio minore: lontano dalle cronache, dai grandi titoli e testimonianze dei mesi più difficili.

Eppure, in quelle case dei più fragili dove Milly (come è affettuosamente chiamata dai suoi “nonni” pazienti) entra quasi quotidianamente in punta di piedi, il suo aiuto è come un piccolo miracolo.

“C’è davvero tanta gente che ha bisogno di aiuto, assistenza e compagnia: dopo il Covid ancora di più. I nostri destinatari tendenzialmente sono over 65, soprattutto soli. Magari con figli, ma all’estero o impossibilitati ad essere presenti per via degli orari di lavoro. Arriviamo da loro per rispondere a bisogni primari di assistenza medica o nella compilazione di pratiche burocratiche, come per i certificati di invalidità. Andiamo per tamponare piccole e grandi emergenze, come accompagnare ad effettuare il vaccino anti Covid: mi è capitato giusto stamattina”, racconta Mylena.

Lei, operatrice sanitaria e mamma, si è destreggiata tra gli impegni lavorativi dedicati alla cura del prossimo e quelli famigliari che ritrovava a casa al suo rientro, anche nei momenti più duri della pandemia.

“Ho lavorato sempre, non mi sono mai presa un giorno e ci sono stati momenti che sono stati davvero dei momentacci”, racconta.

Come quando ha dovuto assistere due coniugi, entrambi malati di Covid: “Lei era messa malissimo. Sono entrata in casa e sembrava morta a letto. Non riusciva a respirare, alzarsi dal letto, lavarsi, fare niente. E così è andato avanti per settimane: tutti i giorni eravamo a casa sua io e un’infermiera ad occuparci di lei e di suo marito. E, piano piano, si è ripresa. Ma è stata dura. Il medico non c’era mai, eravamo solo noi due donne ad aiutarla. La soddisfazione più bella? Quando, guardandomi, mi diceva che finalmente era arrivato il sole”, continua Mylena.

In mezzo alla solitudine, la morte e la malattia, Milly per un lungo tempo è stato l’unico punto di riferimento a cui aggrapparsi e continua ad esserlo per i suoi ex pazienti con cui rimane in contatto e con i suoi circa 50 che attualmente segue tra Boccaleone e ad altri quartieri di Bergamo dove non è presente il servizio di custodia sociale.

“Ho visto tanta solitudine in questi mesi. Tanta. E noi, quindi, siamo a disposizione per trasformare l’assenza in presenza e prossimità: nonostante le difficoltà e le ritrosie di molti ad accettare un estraneo in casa. Ma, dopotutto, a volte basta una telefonata per mostrare la vicinanza e, così, alcuni pazienti li seguo da remoto con il telefono e la più grande soddisfazione è vedere come anche solo due chiacchiere siano in grado di rischiarare un momento difficile”, conclude Mylena.

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