Mascherine Ffp2 non a norma, la farmacista: "Ecco alcuni consigli utili" - BergamoNews
Il consiglio

Mascherine Ffp2 non a norma, la farmacista: “Ecco alcuni consigli utili”

Abbiamo chiesto un parere a Oriana Ruzzini, farmacista e consigliere comunale di Bergamo

Stanno suscitando molta preoccupazione i dubbi relativi all’efficacia di molte mascherine Ffp2. Il problema è salito alla ribalta in seguito alla denuncia espressa da una società di import export dell’Alto Adige secondo la quale gran parte di quelle certificate sottoposte a test sono risultate non a norma.

La notizia, riportata dal Corriere della sera, è che – effettuando dei test su modelli certificati con il marchio CE2163 – questa società ha scoperto che la maggior parte delle mascherine esaminate non superava le prove di filtraggio, vale a dire la prova del cloruro di sodio e dell’olio paraffina. I rappresentanti dell’azienda, dunque, hanno lanciato un appello chiedendo di prestare molta attenzione alle mascherine in commercio, soprattutto se si lavora in luoghi particolarmente a rischio.
Abbiamo chiesto a Oriana Ruzzini, farmacista e consigliere comunale di Bergamo un parere e alcuni consigli.

La maggior parte delle mascherine Ffp2 in commercio non è a norma?

Il tema è caldo: da quando queste notizie hanno cominciato a circolare le persone ci stanno chiedendo soprattutto di acquistare mascherine prodotte in Italia e non in Cina. Si è diffusa questa preoccupazione e noi in qualità di farmacisti non possiamo che dire di affidarsi alle schede tecniche: acquistiamo presidi che abbiano tutte le credenziali dopodichè se queste schede tecniche non dovessero corrispondere a verità spetterà agli organismi preposti intervenire. Il consiglio è quello di acquistare le mascherine in farmacia, laddove ci sono dei canali di vendita più controllati che dovrebbero garantire delle credenziali maggiori. Sul piano del controllo, invece, non si può che auspicare che gli organismi di sorveglianza siano il più possibile accorti e riescano a sventare tutto ciò che è l’ambito della non regolarità.

L’indicazione di prestare attenzione al codice CE 2163 rimane valida?

Sicuramente è utile. Il marchio garantisce che il prodotto ha superato la filiera di controllo a livello europeo. Nel primo periodo della pandemia il governo aveva autorizzato la produzione di mascherine anche senza il marchio CE2163 per accelerarne la messa in commercio e si era creata una giungla normativa, ma in questo momento i dispositivi di protezione individuale sono reperibili senza particolari difficoltà. Se c’è il marchio CE e le mascherine si acquistano in farmacia dove le schede tecniche vengono controllate viene garantita maggior sicurezza perché i fornitori distribuiscono soltanto prodotti che legittimamente si possono distribuire e non li recuperano da mercati paralleli non troppo affidabili.

Ci sono altri aspetti da considerare quando si acquistano le mascherine?

Le mascherine devono essere confezionate una per una e su ognuna deve essere apposto il marchio. La vendita in farmacia comporta che questi passaggi vengano già effettuati perché i farmacisti non possono vendere prodotti che non hanno il marchio o la scheda tecnica e che non rientrino nei parametri di legge.

Per concludere, le mascherine cinesi sono meno sicure di quelle italiane?

Sono uscite delle notizie su alcuni sequestri di mascherine prodotte in Cina ma di fatto per la gran parte i presidi ora come ora arrivano da là. Poi che si voglia prediligere il Made in Italy è un altro discorso. L’import cinese viene comunque controllato: per essere venduto in farmacia in Italia deve avere gli stessi requisiti dei prodotti italiani.

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