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Vaccinazioni in fabbrica? Anche a Bergamo Confindustria le propone; dai sindacati un sì, con riserva - BergamoNews
Il dibatto

Vaccinazioni in fabbrica? Anche a Bergamo Confindustria le propone; dai sindacati un sì, con riserva

Confindustria Bergamo disponibile ad iniziare le vaccinazione anti covid in fabbrica, Cgil, Cisl e Uil abbracciano la proposta ma con alcune riserve: non sia un obbligo, non sia occasione per escludere qualcuno e che si svolga nei tempi giusti e con tutte le garanzie

Il vaccino in fabbrica per lavoratori e i loro familiari incassa il via libera unanime di imprenditori e sindacati bergamaschi. Con una serie di appunti. Perché sulla carta la proposta – rilanciata dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi – non vuole essere una scorciatoia per dimenticare o trascurare qualcuno.

CONFINDUSTRIA: “DISPONIBILI AD INIZIARE”

Dal Kilometro Rosso, sede di Confindustria Bergamo, arriva il via libera alla proposta: “Da Confindustria Bergamo si conferma la disponibilità delle imprese del territorio a partecipare alla campagna vaccinale, grazie alle messa a disposizione degli spazi necessari e dei medici del lavoro, contribuendo in questo modo ad abbattere anche importanti problematiche logistiche legate agli spostamenti delle persone”.

Confindustria - sede di Bergamo al Kilometro Rosso - foto Davide
La sede di Confindustria

CORNA, CISL: NON SIA MAI UN OBBLIGO

“L’idea di utilizzare le imprese come punti di vaccinazione per dipendenti e familiari, rilanciata dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, non ci lascia indifferenti, ma apre un orizzonte che va coscientemente analizzato – dichiara Francesco Corna, segretario generale Cisl Bergamo -. Innanzitutto, la preparazione e la disponibilità degli operatori sanitari presenti in fabbrica, o comunque sul luogo di lavoro; l’idoneità degli spazi, la possibilità, con le prospettive attuali, delle forniture adeguate di vaccini….Non basta lanciare l’idea, serve anche darle gambe”.

Francesco Corna
Francesco Corna

“Poi, sul piano più strettamente ‘politico’, va affrontata la questione della libertà di scelta – prosegue Corna -: in un’azienda, soprattutto se piccola, è facile pensare a ‘ritorsioni’ nei confronti del lavoratore che non vuole vaccinarsi. La nostra costituzione e la legislazione vigente, infatti, prevede che ‘nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge’, tanto meno i lavoratori non soggetti a sorveglianza sanitaria. La Cisl, e la Cisl Bergamo in particolare, data la violenza con la quale il virus si è abbattuto sul nostro territorio, ritiene che sia opportuno che ogni cittadino, e ogni lavoratore, si sottoponga alla vaccinazione. Questo è un auspicio, e un invito. Non sarà mai un obbligo, e su questo fronte saremo sempre dalla parte dei lavoratori: in assenza di un’espressa previsione di legge di un obbligo a vaccinarsi contro il Covid-19, il datore di lavoro non può pretendere che il dipendente si vaccini e, conseguentemente, non può licenziarlo. Sicuramente, può mettere in campo altri strumenti, anche per tutelare i propri collaboratori dal rischio di contagio, dovuto alla scelta del dipendente che rifiuti la vaccinazione: postazione di lavoro isolata, altre mansioni, lavoro agile, cassa integrazione”.

“È evidente che la soluzione del problema non è affatto semplice né immediata, e su questo deve intervenire il legislatore – conclude il segretario generale della Cisl Bergamo -. Non è escluso che in futuro, quando sarà disponibile in quantità sufficienti per una vasta diffusione, il vaccino possa integrare il sistema di sicurezza sul lavoro, come avvenuto la scorsa primavera attraverso l’adozione dei protocolli di regolamentazione delle misure per il contrasto e contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro condivisi tra Governo e parti sociali. Comunque, la Cisl auspica che il Governo e il Parlamento definiscano, in tempi brevi, l’emanazione di una normativa specifica che possa regolare in modo puntuale il tema delicato della vaccinazione Covid 19 in ambito lavorativo, anche prevedendo un ruolo di rilievo per la contrattazione collettiva”.

PERACCHI, CGIL: “ORA PERÓ SI FACCIA IN FRETTA”

gianni peracchi
Gianni Peracchi

“Abbiamo da sempre ritenuto che le misure di prevenzione e la campagna vaccinale dovessero essere una priorità per il nostro territorio e per l’intero paese, partendo dagli operatori sanitari, di chi ha un lavoro a contatto diretto con le persone, dalle fasce più deboli e più a rischio della popolazione – commenta Gianni Peracchi, segretario generale della Cgil Bergamo -. Una priorità anche nelle rivendicazioni sindacali. Abbiamo rilevato molte criticità nell’avvio di questa operazione, specialmente in ambito regionale, ma continuiamo a lavorare, offrendo il nostro contributo, purché si faccia in fretta e la copertura vaccinale sia la più diffusa possibile. Oggi è il modo più efficace per sconfiggere la pandemia, rimettendo in sicurezza salute, socialità ed economia. Certo, bisogna correre più velocemente delle varianti del virus. Per questa ragione l’idea che le aziende siano parte integrante ed attiva di questa operazione è più che condivisibile. Ovviamente in un’ottica di garanzia per tutti e nel quadro di un programma governato, possibilmente migliore di quello sin qui adottato”.

NOZZA, UIL: “NESSUNO RESTI ESCLUSO”

nozza uil bergamo
Angelo Nozza

“Non sono contrario a questa possibilità – afferma Angelo Nozza, segretario generale della Uil Bergamo -. Ovviamente a patto che non comporti ritardi per altri cittadini. Penso che potrebbe essere un’opportunità per accelerare il percorso verso l’immunità di un numero più alto possibile di persone. Certamente il tutto dovrebbe essere coordinato con le autorità sanitarie competenti. Perché nessuno deve essere lasciato indietro. Sempre, ovviamente, con l’auspicio che le aziende produttrici rispettino gli impegni sulle forniture, e qui si misurerà il livello di autorevolezza della politica”.

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