Le parole dei detenuti del carcere di Bergamo in mostra alla GAMeC - BergamoNews
Individually together

Le parole dei detenuti del carcere di Bergamo in mostra alla GAMeC

Il museo bergamasco, la casa circondariale e l’ITCTS Vittorio Emanuele II di Bergamo insieme per un percorso narrativo e visuale alla scoperta delle opere in mostra

Ti Bergamo - Una comunità non è una mostra su Arte e Covid, ma una riflessione sul senso di comunità.

L’esposizione trae il titolo dal disegno realizzato e donato al museo dall’artista rumeno Dan Perjovschi per sostenere la campagna di raccolta fondi per l’Ospedale Papa Giovanni XXIII che la GAMeC ha promosso attraverso i propri canali nel corso dell’emergenza sanitaria in città.

Attraverso opere d’arte e produzioni dal basso, immagini fotografiche, filmati, gesti e pensieri di quegli autori che, in tempi diversi – e in particolare di recente – hanno interagito con la comunità Bergamo, entrando così a farne parte, il progetto restituisce il cortocircuito emotivo innescato dalla convergenza di eventi drammatici e gesti di solidarietà scaturitisi durante la fase più acuta della crisi, adottando un punto di vista che dal presente volge lo sguardo al passato, per immaginare il futuro.

Una mostra che affonda le proprie radici nel dolore del territorio più colpito dalla pandemia di Covid, quello bergamasco. Ma che trova la sua linfa vitale nell'unione e nella collettività.

Con questi presupposti e con questa mission, la mostra Ti Bergamo – Una comunità della Gamec (possibile visitarla ancora fino al 27 febbraio) ha dato vita ad un percorso chiamato "Individually Together" dove è stato coinvolto il mondo della scuola bergamasco con la partecipazione degli studenti e delle studentesse dell’ITCTS Vittorio Emanuele II e dei detenuti della Casa circondariale a Bergamo.

"Siamo distanti, ma vicini. Siamo una comunità, così come scuola, casa circondariale e museo sono tutti e tre parti della città", si legge del depliant consegnato ai detenuti del carcere bergamasco con racchiusi i pensieri di studenti e studentesse e delle persone detenute (e scaricabile qui).

Sì, perché ad entrambe le "parti" è stato chiesto di elaborare un proprio pensiero e commento attorno alle opere messe in mostra. E, così, è nato un lavoro corale di parole, racconti, pensieri ed emozioni in grado di oltrepassare pesanti mura e porte sbarrate: alla scoperta delle opere in mostra attraverso narrazioni legate al vissuto di ciascuno. Così diverso, eppure così unito agli altri.

Grazie alla guida sapiente di Maria Grazia Panigada, direttrice della stagione di prosa del Teatro Donizetti che, con il gruppo "Patrimonio di storie", ha messo a punto un metodo di narrazione, nato in Gamec, ma poi sviluppatosi anche agli Uffizi e in altri musei e istituzioni culturali.

Marta Begna, Educatrice Museale GAMeC, ha guidato i detenuti nella realizzazione di elaborati nati da una riflessione sul disegno Individually Together di Dan Perjovschi, parte della serie Virus Diary: tante case separate, ma in cui le lettere contenute in ciascuna creano la parola “collective”.

La classe IV F dell’ITCTS Vittorio Emanuele II, guidata dall’Educatrice museale Sabrina Tomasoni e con l’aiuto del regista Davide Cavalleri, ha realizzato una visita guidata virtuale alla mostra composta dagli interventi degli studenti registrati su Google Meet.

Una visita guidata senza voce, racchiusa in poche pagine.

"Queste narrazioni, che avreste dovuto ascoltare dalla voce delle protagoniste e dei protagonisti, girando per le scale, sono racchiuse in queste pagine - si legge - La classe non può uscire, i detenuti nemmeno, ma qui ci sono le loro voci, offerte in dono al vostro sguardo e alla vostra attenzione".

QUI GLI ORARI PER VISITARE LA MOSTRA

 

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