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A Villa di Serio il primo bergamasco morto per Covid, il sindaco: “L’inizio dell’incubo” video

Bruno Rota ripercorre quelle ore che hanno cambiato - per sempre - il futuro del suo paese e della Bergamasca intera: "A marzo 43 decessi, nel 2019 furono 5"

Fin dalle prime ore della giornata non sembrava una domenica come le altre quel 23 febbraio 2020 in Val Seriana, tanto che i sindaci della zona la mattina decisero di annullare la festa di Carnevale. Una sensazione diventata reale qualche ora più tardi, quando la provincia di Bergamo pianse il suo primo morto per Covid: Ernesto Ravelli, 83 anni, di Villa di Serio. Un anno dopo il primo cittadino Bruno Rota ripercorre quelle ore che hanno cambiato – per sempre – il futuro del suo paese e della Bergamasca intera.

Bruno Rota sindaco Villa di Serio

“In quei giorni era già stata istituita la zona rossa di Codogno – racconta il sindaco – e le notizie che arrivavano non erano confortanti. Così la mattina mi sono sentito con i colleghi di Alzano, Nembro, Albino, Ranica e Torre Boldone, e abbiamo deciso di annullare la sfilata di Carnevale che avevamo organizzato insieme”.

Le ore corrono veloci, e dalla possibile festa in maschera nel pomeriggio si inizia a parlare di rischio contagi: “Io e tutti i sindaci bergamaschi, con le autorità, siamo stati convocati dalla Regione a Bergamo per un vertice. Ricordo che dei presenti, forse in quattro o cinque indossavano la mascherina. E diversi di noi nei giorni seguenti risultarono positivi”.

Proprio durante quella riunione, inizia a circolare la voce dei primi due positivi bergamaschi: “Si parlava una persona di Nembro e l’altra di Villa. Allora ho cominciato a informarmi, non era facile avere notizie ma ho saputo il nome del signor Ravelli. La mattina seguente, attraverso una chat di Whatsapp, ho appreso che era morto. Poi la sera ne ho avuto conferma dall’Ats”.

Ma nei giorni seguenti non ci sono tempo e modo di salutare per l’ultima volta il primo deceduto per Covid:”Nelle ore successive c’è stata una rapida evoluzione dei contagi e poi dei morti. Nemmeno ci siamo resi conto di cosa stava accadendo. Il funerale del signor Ravelli è stato celebrato solo diverse settimane dopo e in forma strettamente privata. Non conoscevo la famiglia ma so che hanno voluto vivere il lutto con riservatezza. E l’abbiamo rispettata”.

Si arriva così al 9 marzo e al lockdown in tutta Italia: “Ricordo che ogni sera l’Ats mi chiamava e mi forniva il numero di positivi del mio comune. Solo freddi numeri, purtroppo sempre alti. Era difficile avere informazioni. Dalla Regione, poi, nessuno si è mai fatto sentire”.

Settimane difficili, a Villa di Serio come in molti paesi bergamaschi: “Si sentivano solo le sirene delle ambulanze. Io ero in Comune dalla mattina alla sera, sabato e domenica compresi, per coordinare la Protezione civile e i volontari che davano aiuto a chi non poteva uscire, anziani e non. Oltre alle telefonate qui, per comunicare ai cittadini le varie novità sui Dpcm usavamo l’Alert system, una sorta di gruppo Whatsapp aperto a tutti, che avevamo istituito qualche mese prima per le emergenze. Io in particolare alla sera mandavo un messaggio audio, anche per confortare i miei concittadini”.

A inquadrare meglio di ogni altra cosa la drammaticità della situazione, però, sono i numeri: “Nel 2020 abbiamo registrato 96 persone decedute, l’anno prima 42. Più emblematico ancora è il confronto di febbraio, 8 a 4, di marzo, 43 a 5, e di aprile, 6 a 3, sempre tra l’anno scorso e il 2019. Oltre a quella sanitaria, c’è stata poi l’emergenza economica, come abbiamo visto dalle richieste di buoni spesa per Pasqua, triplicate rispetto al solito, con famiglie mai viste prima a chiedere il sussidio”.

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