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"Quel giorno in cui ho sentito, senza saperlo, la mia ultima campanella" - BergamoNews
Un anno dopo

“Quel giorno in cui ho sentito, senza saperlo, la mia ultima campanella”

L'ultima campanella scolastica, l'ultimo giorno da studente: un rito di passaggio importante e speciale che i diplomati dall'anno scolastico 2019-2020 hanno vissuto inconsapevolmente

Quando è stata quell’ultima volta…

Così canta Francesco Guccini nella sua nostalgica canzone in ricordo dell’infanzia, dei genitori persi e dei momenti più preziosi della vita sempre troppo sottovalutati e non apprezzati a pieno.

Una poesia cantata che celebra l’ultima volta che si vive un’esperienza, si abbraccia una persona, si ha paura, si percepisce un brivido, si piange per qualcuno, si vede un luogo e, anche, si indossa “quei sandali nuovi”. Un ultimo tranche de vie inconsapevole: perché mai (o quasi) quell’ “ultima volta” è vissuta con la consapevolezza che meriterebbe.

Un ideale romantico che fa parte della vita di tutti i giorni e che risuona assordante nell’anniversario dei primi casi di contagio da Covid-19 in Bergamasca, il 23 febbraio. L’inizio di una tragica storia che ha così duramente colpito il nostro territorio e strappato anime rare a ciascun cittadino.

Nel giorno dedicato al ricordo per chi non c’è più e della vita come la conoscevamo prima che un virus arrivasse a devastarla, quell’ “ultima volta” entra prepotente nella memoria.

Per Alessia Cisana, 19 enne bergamasca ed ex studentessa dell’Istituto Vittorio Emanuele di Bergamo, in quei giorni di febbraio ha vissuto (insieme a tutti diplomati 2020) inconsapevolmente uno speciale momento per ogni maturando: l’ultima campanella scolastica. Un rito di passaggio importante e speciale per qualunque studente, a cui ripensare negli anni con nostalgia e gioia.

Era il 22 febbraio 2020, era sabato e, come tutti i giorni, quel suono stridulo e lungo che scandisce le ore in ogni scuola del mondo ha percorso i corridoi dell’istituto. Un momento normale, che fa parte della vita di tutti i giorni, da dare per scontato.

Solo mesi dopo gli alunni e le alunne dell’ultimo anno capiranno che quella era l’ultima volta che lo sentivano risuonare tra quelle mura, che proprio quella, per tutti loro, era l’ultima campanella della loro vita da studenti. Con un anticipo di quasi quattro mesi.

Perché a scuola gli studenti non sono più tornati: lunedì 24 febbraio 2020 iniziavano le vacanze di carnevale e proprio quel giorno è stata decretata la chiusura di tutti gli istituti scolastici. In seguito, si deciderà che l’anno scolastico 2019-2020 sarebbe continuato sempre in modalità a distanza con il ritorno sui banchi solo a settembre 2020.

Alessia, cosa provi a ripensarci?

Se ci ripenso mi viene il magone. L’ultima campanella non me la ricordo. Non mi ricordo quel momento, non l’ho vissuto come avrei voluto. Spesso pensavo a cosa avrei fatto l’ultimo giorno di scuola della mia vita e certamente non avrei fatto le cose che ho fatto quel 22 febbraio. Mi intristisce molto pensare che ho perso un momento importante per la mia vita da adolescente: un’inezia in confronto alle perdite che tutti noi abbiamo dovuto subire per via del Covid, certo, ma quel giorno non me lo restituirà nessuno. Ed è triste. Ho vissuto, senza saperlo, il mio ultimo giorno di scuola e la mia ultima campanella.

Cosa ricordi di quel 22 febbraio?

Solo che era sabato, che avevamo fatto le nostre solite cinque ore di lezione e che non vedevo l’ora che finisse la scuola in vista delle vacanze di carnevale.

E poi, cosa è successo?

Il 24 i professori ci hanno scritto che non saremmo rientrati dopo le vacanze e che la scuola sarebbe stata chiusa per un po’. Ancora non sapevamo che non saremmo più rientrati, che non ci saremmo più seduti in quell’aula e che non avremmo vissuto quei momenti che avevamo tanto sognato da maturandi.

Come è stata la scuola da quel giorno in poi?

Non era la stessa. Anche se i miei professori non ci hanno mai fatto mancare niente: abbiamo continuato sempre con le lezioni, in vista, in particolare, dell’esame di maturità. A casa è stato difficile. Mia sorella, al primo anno delle superiori, ha sofferto moltissimo: per tre mesi ha pianto tutte le sere prima di addormentarsi, iniziando anche un percorso con lo psicologo.

Tu, invece?

Sono cambiata, tanto. Ho più paura. Ho paura di uscire di casa. Sono triste pensando che sto perdendo tanti tanti momenti importanti per la mia adolescenza, ma, allo stesso tempo, sono spaventata all’idea che, magari, sono gli ultimi momenti che passo con i miei nonni e così preferisco non uscire, per proteggerli. Anche se non è facile, specialmente perché non tutti i miei coetanei sono responsabili e hanno fatto quel ‘passetto in più’ di crescita e capita spesso di venir presa in giro perché dico di no a delle uscite in compagnia.

É come se fossi stata costretta a crescere troppo in fretta… 

Sì, è così. Ma è giusto. La pandemia e i lutti ci hanno spinto a diventare più adulti e a capire cosa veramente conta nella vita. Che ci sono cose molto più importanti che uscire con gli amici. Ma, purtroppo, non tutti lo capiscono. Io, invece, insieme a mia sorella grazie ai nostri genitori, ho lavorato molto su me stessa tanto che se penso alla me di allora non mi riconosco.

Ti senti privata di qualcosa nella tua adolescenza?

Mi manca il contatto, quello sì. Mi manca abbracciare le mie amiche. Questo mi fa soffrire. Adesso sono iscritta al primo anno di Lettere all’Università di Bergamo e non ho occasione di conoscere nessuno.

Hai detto che se avessi saputo che quella era la tua ultima campanella, il tuo ultimo giorno, avresti fatto cose diverse… 

Sì, prima di tutto avrei salutato meglio i miei professori. Non tutti, infatti, li ho poi rivisti all’esame di maturità. Avrei abbracciato per l’ultima volta tutti i miei compagni, mettendo da parte le incomprensioni e augurando loro il meglio. Sarei anche andata in aula canto a cantare l’ultima canzone: mi manca tanto.

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