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Il valore del ritorno a scuola

Sofia Gritti, studentessa del Centro Salesiano "Don Bosco" di Treviglio, condivide una riflessione sul valore del ritorno a scuola

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Sofia Gritti, studentessa del Centro Salesiano “Don Bosco” di Treviglio, condivide una riflessione sul valore del ritorno a scuola.

Poco più di un mese fa, la sera del 21 gennaio, l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante il suo discorso alla nazione, annunciava che, a partire dai giorni seguenti, tutti gli studenti che da settembre fino a quel momento erano stati costretti a seguire le lezioni tramite la didattica a distanza sarebbero potuti tornare in presenza al 50%.

In quel momento ha iniziato a diffondersi un misto di tristezza ed eccitazione palpabile, e nella chat con i compagni di classe si è iniziato a parlare di continuo dell’imminente rientro a scuola. Molte sono le domande che si sono fatte strada nella mente di ogni studente: “Sarà garantito un livello di sicurezza adeguato? Riuscirò a svegliarmi alle 6:30 dopo mesi di comode prime ore a casa? La mascherina ci impedirà di chiacchierare durante le lezioni?”. Al di là di tutto era ancora difficile realizzare pienamente che presto avremmo avuto la possibilità di tornare tra le quattro mura scolastiche, allo stesso tempo amate e odiate per anni, e di fuggire da quelle della nostra camera anche solo per qualche ora. Seppur la DAD sia stata a conti fatti efficiente su ogni fronte, almeno per noi alunni delle superiori, e abbia rappresentato e rappresenti tuttora una valida, e soprattutto necessaria, versione “in sicurezza” della scuola, è innegabile il fatto che lo schermo di un monitor non possa in alcun modo sostituire uno sguardo, un sorriso o una stretta di mano amichevole. Le chiacchiere con gli amici prima di entrare in classe, i confronti dopo le verifiche, le discussioni sui temi di attualità nei corridoi all’intervallo non si possono vivere dalla propria scrivania. Sarebbe sbagliato sottovalutare la componente sociale della scuola, luogo in cui spesso si creano legami che durano tutta la vita e si fanno esperienze indimenticabili. In quanto poi studentessa di un istituto salesiano, che si distingue dalle altre scuole proprio per la cura e l’interesse sincero con cui ogni studente viene accompagnato dal momento in cui varca il cancello d’ingresso per la prima volta fino al termine del percorso di studi, ritornare a seguire le lezioni in presenza significa rinsaldare il legame di stima e rispetto reciproco tra scuola e studente, oltre che, naturalmente, vivere nuovamente lo spirito di Don Bosco circondati da coetanei e insegnanti.

salesiani

Anche per questo, gli studenti hanno apprezzato particolarmente l’impegno della scuola e degli educatori nell’adoperarsi per organizzare in sicurezza le lezioni in aula, anche con la dotazione di sistemi ad alta tecnologia per la sanificazione dell’aria, ma soprattutto la Festa di Don Bosco, tenutasi, pur con qualche giorno di ritardo rispetto al calendario, lo scorso 5 febbraio, con molte classi collegate online, alla presenza però di tutti i ragazzi e le ragazze delle classi quinte, che la vivevano per l’ultima volta da studenti.

In quest’occasione e nel corso di tutti gli altri giorni in cui gli studenti sono potuti tornare a scuola in presenza, ci si è davvero resi conto di quanto la didattica a distanza, nonostante si possa tranquillamente dire che, con i suoi pro e contro, sia stata una manna dal cielo per poter proseguire con il programma nonostante una pandemia in atto, abbia spesso limitato il concetto di “scuola” a una semplice attività di apprendimento e istruzione in giornate quasi totalmente prive di momenti ricreativi e di socialità. Nonostante ciò, è giusto che tutti teniamo ancora ben presente che la salute delle persone è, ora più che mai, l’assoluta priorità. Se quindi ci sarà chiesto di fare ancora qualche sacrificio, saremo pronti a farlo responsabilmente: resteremo ancora per un po’ lontani oggi, per poterci abbracciare più forte domani.

Sofia Gritti, 5scA

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