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Le Poste a Bergamo: primato "rosa", e Gloria a 22 anni dirige un ufficio - BergamoNews
L'intervista

Le Poste a Bergamo: primato “rosa”, e Gloria a 22 anni dirige un ufficio

Gloria Bonzi è la più giovane tra le 104 dirigenti della Bergamasca, la realtà più femminile d’Italia.

La provincia di Bergamo con i suoi 242 uffici postali, 18 centri di distribuzione e 1370 dipendenti, di cui 104 donne con incarico di responsabilità (contro 101 uomini), ha avuto un ruolo determinante nel riconoscimento internazionale di Poste Italiane come azienda leader nell’inclusione e nella parità di genere, certificata anche per il 2021 come “Top Employer”, ovvero tra le aziende che nel mondo si distinguono per le migliori politiche di gestione delle risorse umane.

Per il secondo anno consecutivo l’azienda guidata dall’amministratore delegato Matteo Delfante e dalla presidente Bianca Maria Farina è entrata nel Bloomberg Gender Equality Index (GEI), l’indice di riferimento mondiale sulla parità di genere.

A livello nazionale, in Poste Italiane le donne rappresentano il 53% della forza lavoro e il 58% dei direttori dei circa 13 mila uffici postali sparsi su tutto lo stivale. Ma è proprio grazie alla sua presenza capillare nella provincia di Bergamo, alla vicinanza ai cittadini, alle istituzioni e alle imprese locali, che Poste Italiane è stata certificata anche tra i 50 marchi più forti al mondo secondo Brand Finance ‘Global 500’ 2021, scalando la classifica di ben 12 posizioni rispetto allo scorso anno.

Sono 102 gli Uffici postali “rosa” dove cioè la responsabile è una donna.

Tra queste c’è Gloria Bonzi, 22 anni, a cui è stata affidata la direzione della sede di San Giovanni Bianco, il paese della valle Brembana dove è nata e tutt’ora vive con il compagno. Gloria è la più giovane dirigente dell’azienda in provincia di Bergamo. Una ragazza intraprendente, dalla voce energica. Orgogliosa per l’opportunità professionale che ha ricevuto e con i piedi ben saldi in terra. “Volontà”, “lavoro”, “impegno” sono le parole che usa di più durante la nostra conversazione: DNA bergamasco 100%.

Gloria, cosa significa per lei parità di genere?

Significa sostanzialmente avere le stesse opportunità dei colleghi uomini. Essere considerata con equità, avere le stesse occasioni di crescita professionale.

Quello della parità tra uomo e donna è un tema sentito da lei e dalla sua generazione?

Essere donna è difficile, divise come siamo tra lavoro, famiglia, incombenze domestiche. Rispetto al passato tanta strada è stata fatta ma altrettanta ne resta da fare. Rispetto alla situazione che vivo però non percepisco particolari differenze tra uomo e donna. Penso che non ci sia paragone rispetto al passato.

Come inizia la sua storia in Poste Italiane?

Mi sono diplomata in ragioneria con indirizzo turistico all’Istituto Vittorio Emanuele di Bergamo dopodiché, come tanti miei coetanei, durante l’estate ho fatto diversi lavoretti, dalla barista alla cameriera. Nel frattempo, ho inviato decine di curricula e, sull’esempio di un cugino che già lavorava come portalettere, ho pensato di provarci anch’io. Ho compilato la candidatura online e a dicembre ho partecipato alle selezioni a Milano, anche queste guidate da due donne. Ce l’ho fatta! Pochi mesi dopo, a marzo, ho iniziato i 3 mesi di prova a Zogno, poi sono stata destinata all’ufficio di San Pellegrino e, infine, dopo un anno e mezzo, mi è stata offerta la direzione di San Giovanni Bianco.

Il suo lavoro le consente di conciliare vita professionale e privata?

Sono cresciuta con l’idea che negli uffici postali lavorassero in prevalenza le donne, mentre gli uomini facessero più spesso i portalettere. Questa era la situazione nel mio paese e nella mia valle. Anche se poi ho scoperto, da una collega, che la mamma di Felice Gimondi lavorava proprio come postina, aiutata dal figlio che la seguiva in bicicletta… Il lavoro in posta è certamente tra i più adatti a conciliare vita personale e professionale: l’orario pieno è di 36 ore settimanali ma, lavorando il sabato mattina, tutti i pomeriggi sono liberi.

Cosa significa concretamente lavorare per un’azienda che mette al centro la parità di genere?

Pari opportunità, pari trattamento economico per le medesime posizioni, spazio al merito e al talento, occasioni di formazione e crescita professionale e personale.

Cosa apprezza di più e quale passo in più potrebbe fare l’azienda in questa direzione?

Al momento mi viene solo da dire che sono grata per l’opportunità di crescita che mi è stata data e per la fiducia che è stata riposta in me. Ne sono orgogliosa. Al momento riconosco all’azienda di dare il massimo: per tutti è possibile farsi avanti, essere valorizzati.

Ha mai avuto la percezione sul lavoro che l’essere donna e giovane facesse nascere nei clienti un pregiudizio?

In valle, come dicevo, in posta sono sempre state al centro le donne. I nostri utenti sono abituati ad avere a che fare con donne. Noi ispiriamo fiducia e questo è molto importante nel nostro lavoro. Una volta però è capitato che il consulente che per noi si occupa di prodotti assicurativi venisse scambiato per il direttore dell’ufficio: è accaduto perché era seduto, solo, nella stanza accanto al bancone dove invece io stavo operando con le colleghe. Un pregiudizio, se così vogliamo chiamarlo, nato dal fatto che l’avere a disposizione un ufficio tutto per sé volesse dire esserne anche responsabile. Forse amplificato anche dalla mia giovane età, chissà…

E nei colleghi?

Ci sono colleghi più anziani che, sì, fanno fatica ad essere guidati da una giovane responsabile. Ma questo trovo che sia indipendente dal sesso.

Cosa consiglierebbe alle giovani donne che si affacciano al mondo del lavoro?

Di buttarsi, di non avere paura, che la possibilità di crescere in tante aziende c’è. Un po’ di fortuna ci vuole senz’altro, certo! Ma è indispensabile avere voglia di fare, di impegnarsi, di provarci e riprovarci ancora.

Ha mai pensato di tornare a studiare?

Ci sto pensando. Mi sono sempre piaciute la matematica, l’economia e la finanza.

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