Nel Messico del XVI secolo la Cocoliztli fece strage: milioni di morti in 3 anni - BergamoNews
Storia delle epidemie - 11

Nel Messico del XVI secolo la Cocoliztli fece strage: milioni di morti in 3 anni

Uccise fino all'80% della popolazione nativa dell'epoca: rappresenta la peggiore epidemia nella storia messicana registrata e una delle più letali in assoluto come tasso di mortalità

Come abbiamo visto nella puntata precedente, durante il XVI secolo il Messico subì una catastrofe demografica con pochi paralleli nella storia del mondo. Nel 1519, anno dell’arrivo in massa degli spagnoli, la popolazione messicana era stimata tra i 15 ei 30 milioni di abitanti. Ottantuno anni dopo, nel 1600, solo due milioni di persone vivevano nel paese. Le epidemie (vaiolo, morbillo, parotite), insieme alla guerra e alla carestia, sono state considerate le cause principali di questa enorme perdita di popolazione. Tuttavia, il drammatico bilancio delle vittime registrato durante questo periodo è stato causato anche da una serie di epidemie di febbri emorragiche di origine sconosciuta.

La più grave fra queste, fu la malattia chiamata Cocoliztli, che apparve per la prima volta nel 1545 e in tre anni uccise dai 5 ai 15 milioni di persone, o fino all’80% della popolazione nativa dell’epoca. Questa rappresenta la peggiore epidemia nella storia messicana registrata e una delle più letali in assoluto come tasso di mortalità.

Altre importanti epidemie di cocoliztli furono quelle del 1576, 1736 e 1813. Durante i secoli XVII, XVIII e XIX, cocoliztli fu noto come “matlazahuatl“. L’ultima epidemia di febbri emorragiche in Messico si concluse nel 1815.

La seconda grande epidemia di cocoliztli iniziò nel 1576. Fortunatamente, gli effetti di questa epidemia furono documentati da due censimenti nazionali, uno eseguito nel 1570, sei anni prima dell’epidemia, e un altro tra il 1579 e il 1580, due anni dopo l’epidemia. Lo studio di questi documenti è servito a compilare e riformulare le informazioni sull’epidemia del 1576, oltre a ricavare testimonianze di prima mano sparse tra altri numerosi documenti storici. Per mezzo di essi è stato possibile analizzare i dati quantitativi disponibili su questa epidemia e a svelare alcune nuove informazioni sulle condizioni climatologiche ad essa associate. L’impatto demografico dell’epidemia è stato immenso: dei quattro milioni di abitanti che vivevano in Messico prima dell’epidemia, due milioni morirono Due anni dopo l’epidemia, nel 1580, la popolazione negli stessi luoghi si ridusse a 1.020.524. Ciò rappresenta 1.077.902 decessi o una perdita di popolazione del 51,36%. Questi risultati, sommati agli esiti della prima ondata del 1545, indicano che le stime iniziali del XVI secolo erano corrette e che l’epidemia uccise effettivamente metà della popolazione del Messico.

Cocoliztli era una malattia infettiva emergente del suo tempo. È apparsa inaspettatamente, ha corso senza controllo per due secoli e mezzo causando enormi devastazioni e poi è scomparsa misteriosamente. Questa epidemia sembra essere stato il risultato di complesse interazioni tra terra, clima, flora, fauna, popolazione umana e microrganismi di altre specie. Gli effetti delle febbri emorragiche sulla società messicana furono enormi e di vasta portata. Ci sono voluti circa 350 anni per recuperare la popolazione del 1544.

Cocoliztli, una parola dall’antica lingua indigena nahuatl usata dai popoli aztechi, che può essere tradotta come parassita o male, era quindi una malattia sconosciuta ai medici indiani o spagnoli prima del 1545.

Una descrizione condivisa basata esclusivamente su testimoni di prima mano è la seguente: la malattia aveva un decorso molto breve, della durata di tre-cinque giorni. Iniziava bruscamente con febbre alta, vertigini, forte mal di testa, sete insaziabile, occhi rossi e polso debole. I pazienti diventavano intensamente itterici, molto ansiosi, dementi e irrequieti. Non tolleravano alcuna coperta sulla loro pelle. Successivamente apparivano noduli duri e dolorosi dietro una o entrambe le orecchie, a volte così grandi da occupare l’intero collo e metà del viso. Quando questi noduli si stati perforavano, drenavano sangue.

Secondo quanto riferito, nessuno dei medici che hanno eseguito quelle autopsie a mani nude ha acquisito la malattia, mentre è stata quasi inevitabilmente fatale per la popolazione indigena. Al contrario, gli spagnoli erano minimamente colpiti e quando occasionalmente prendevano la malattia, essa aveva un decorso benigno. Lettere e documenti risalenti al XVI secolo parlano persino di una sorta di maledizione divina, poiché gli indigeni erano gli unici a morire di cocoliztli.

L’epidemia di cocoliztli del 1576 si è evoluta come un’onda espansiva originata nelle valli del Messico centrale, dove fu segnalata per la prima volta nell’aprile di quell’anno. Fino a luglio l’epidemia rimase circoscritta intorno alla città. Ad agosto ha iniziato a diffondersi lentamente, raggiungendo la città di Culhuacan, 20 km a sud-est di Città del Messico e la città di Tecamachalco, a 100 km a est di Città del Messico. Fino a quel momento la malattia aveva causato relativamente pochi casi e pochi decessi. Nel settembre del 1576, l’apice della stagione delle piogge, l’epidemia esplose letteralmente, estendendosi dal Messico centrale a Sonora e al Guatemala in poche settimane. A settembre la mortalità aumenta vertiginosamente ovunque.

Il tasso di mortalità più alto si è verificato dal settembre 1576 al marzo 1577, dopo di che la mortalità si è stabilizzata. Nelle piccole città morivano 20, 40 o più persone al giorno, nelle città più grandi, centinaia morirono ogni giorno; i centri urbani e le zone rurali furono colpite allo stesso modo. Nell’ottobre 1577 il numero di morti iniziò a calare notevolmente, ma occorrerà attendere fino al dicembre 1578 perché fosse dichiarata conclusa. Nella successiva stagione delle piogge, nell’agosto 1579, ritornò di nuovo l’infezione, causando questa volta meno perdite umane. La malattia rimase in agguato nel Paese con una distribuzione frammentaria fino all’aprile 1581.

Il clima sembra aver giocato un ruolo nelle epidemie di febbri emorragiche in Messico. Utilizzando le cronologie degli anelli degli alberi del Messico, si è recentemente dimostrato che le epidemie di cocoliztli del 1545 e del 1576 si sono verificate in anni di abbondanti piogge nel mezzo della mega siccità del XVI secolo, la più grave e prolungata siccità che ha colpito il Messico centrale negli ultimi 600 anni. Inoltre, il virus viaggiava più velocemente e causava una maggiore mortalità durante la stagione delle piogge.

Molto interessante è stata la scoperta, da parte di un team internazionale di scienziati, che ha identificato l’agente infettivo presente nei resti di decine di persone sepolte sotto il campo di Yucundaa-Teposcolula a Oaxaca, in Messico. Secondo queste analisi, effettuate sui denti dei cadaveri lì ritrovati, è stato possibile identificare i resti del batterio Salmonella enterica.

Il suddetto sito, è l’unico luogo in cui si ha una testimonianza storica della sepoltura di messicani morti a causa dei cocoliztli, ed è la prima volta che questo tipo di batteri è considerato la causa di un’epidemia di questa portata. “Con i dati che abbiamo al momento, non possiamo sapere geneticamente se la nostra Salmonella enterica Paratyphi C provenisse dall’Europa o se esistesse già in Messico prima dell’arrivo degli europei”, ha detto l’autore principale dello studio, Åshild Vågene. Ma ci sono prove circostanziali, dice, perché non sono stati trovati resti di questo batterio negli indiani che morirono prima dell’arrivo dei coloni.

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