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"Auto, treni, bus, la mobilità detonatore del Covid": il caso di Bergamo - BergamoNews
Lo studio

“Auto, treni, bus, la mobilità detonatore del Covid”: il caso di Bergamo

Università Bocconi e Bankitalia indagano il legame tra il fitto spostamento tra Comuni, motore per le economie del nord, e il numero di vittime nelle zone più colpite

Bergamo su tutte, poi Lodi, Piacenza, Brescia. Sono le città dove il Covid-19 ha colpito più duro durante la prima ondata. Dove – secondo uno studio dell’Università Bocconi e di Bankitalia, riportato dal quotidiano La Repubblica – il fitto spostamento tra i Comuni, motore per le economie locali del nord, si è trasformato in un “detonatore dell’epidemia”.

Gli autori della ricerca si riferiscono in particolare ai continui flussi in entrata e in uscita dei pendolari, ai viaggi quotidiani di studenti e lavoratori sui mezzi pubblici in generale: treni, bus e metrò. Ma non solo: “la mobilità stessa” rappresenta “uno dei principali vettori del contagio”, indipendentemente dalla scelta del mezzo di trasporto. Perché a parità di flusso “i mezzi privati – sostengono – sono ugualmente pericolosi”.

Fanno l’esempio di Bergamo, la città che durante il picco della prima ondata ha avuto l’eccesso di mortalità più alto in Italia, con decessi quintuplicati a marzo rispetto al passato. “Bergamo, però, è anche la città italiana con il più alto tasso di pendolarismo rispetto ai residenti – spiegano gli autori dello studio -: si arriva al 52% della popolazione tra chi entra e chi esce”.

Bisogna immaginarsi una sorta di ragnatela: “Una città come Bergamo non ha solo un grande flusso di pendolari che si muove ogni giorno, in entrata o uscita non fa differenza perché un pendolare va e torna, ma questo flusso è particolarmente variegato e si muove in più direzioni”, illustra il professor Marco Percoco del centro di ricerca sulla geografia, le risorse naturali, l’energia, l’ambiente e le reti Green della Bocconi. Significa che la rete di Comuni a cui Bergamo è strettamente connessa, in termini di spostamenti e contatti giornalieri, è ampia. “Nel Nord d’Italia – prosegue – questa rete di scambi è fitta, a Sud le maglie della ragnatela sono molto più larghe”. Un indice di vivacità economica e di sviluppo “che l’arrivo del Covid ha trasformato in una vera e propria croce”.

Un altro studio evidenzia che “mentre la relazione tra mobilità e diffusione del contagio è evidente – osserva Percoco – non abbiamo differenze tra le città dove ci si muove per lavoro con i mezzi pubblici da quelle dove ci si sposta con auto e moto”.

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