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Morto Franco Marini: "Politico dalla forza del conducente" - BergamoNews
E sindacalista

Morto Franco Marini: “Politico dalla forza del conducente”

"Spesso a Bergamo" ricorda il deputato Giovanni Sanga, che lo ha avuto come segretario nazionale nel Partito Popolare, "quello che insieme a Francesco Rutelli ha costruito la Margherita"

A 87 anni è morto, malato di Covid, Franco Marini. È stato segretario generale della Cisl, poi presidente del Senato e ministro del Lavoro, segretario del Partito popolare italiano ed europarlamentare.

A inizio gennaio era risultato positivo al coronavirus ed era stato ricoverato all’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti. La notizia della scomparsa è stata data con un tweet da Pierluigi Castagnetti.

Giovanni Sanga, parlamentare del Pd, ma prima segretario provinciale della Margherita e del Partito popolare, si dice molto addolorato per la sua morte: “Ho seguito le sue vicende cliniche in queste ultime settimane con grande apprensione. Ero davvero molto legato  lui”.

E lo descrive come persona dalla “grande personalità e dalla forza del conducente. Nel sindacato, ma soprattutto per la parte che ho conosciuto meglio, quella politica, il suo ruolo è stato decisivo quando, con la fine della Democrazia Cristiana e la successiva spaccatura nel Partito popolare, si decise di andare nella direzione del centrosinistra in Italia”

Franco, prosegue il presidente della Sacbo “è stato il mio segretario nazionale del Ppi, quello che insieme a Francesco Rutelli ha costruito la Margherita”.

E ricorda che “a Bergamo è venuto tante volte. Nei suoi interventi era forte l’impronta dell’uomo nato e cresciuto nella semplicità, formatosi alla dottrina sociale della Chiesa. Ci richiamava spesso agli insegnamenti della Rerum Novarum e sapeva indicare la direzione di un percorso chiedendoti anche impegno e fatica”.

Sanga poi ricorda “molto bene la sua difficile elezione a presidente del Senato nello scontro con Giulio Andreotti (sostenuto dal centrodestra) e in particolare la sua mancata elezione a Presidente della Repubblica nel 2013″.

Quella mattina, spiega “ero stato nel suo ufficio prima dell’inizio delle votazioni: sembrava che ci fosse un consenso largo sulla sua persona, ma le cose andarono diversamente. Anche in quell’occasione seppe reagire con forza e con grande dignità, invitando tutti i suoi amici a sostenere con lealtà la scelta del partito”.

Era un abruzzese, conclude, “molto appassionato della montagna, un uomo forte delle sue idee con il coraggio di scegliere e di decidere”.

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