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“Bojack Horseman”: cavalli depressi che parlano a persone depresse - BergamoNews
La lanterna magica di guido

“Bojack Horseman”: cavalli depressi che parlano a persone depresse

Bojack è un attore dimenticato che ha vissuto i suoi giorni di gloria grazie ad una commedia televisiva; adesso affronta crisi esistenziali e dipendenze mentre cerca di tornare in vetta

Titolo: Bojack Horseman

Autore: Raphael Bob-Waksberg

Genere: Sit-com, commedia drammatica, umorismo nero, satira

Interpreti: Will Arnett, Alison Brie,Amu Sedaris, Paul F. Tompkins, Aaron Paul

Durata: 12 episodi da 25’ per 6 stagioni

Valutazione IMDB: 8.7/10

Programmazione: Netflix

In una Hollywood frenetica in cui umani ed animali antropomorfi convivono, il cavallo Bojack Horseman (Will Arnett) è una star televisiva nota in tutto il mondo grazie alla sitcom “Horsin’ Around” andata in onda all’inizio degli anni ‘90. A seguito della chiusura della serie l’attore non riesce tuttavia a rimanere sulla cresta dell’onda e nei trent’anni successivi vive di rendita senza accettare il fatto di non aver mai avuto talento e rifugiandosi in droghe, relazioni tossiche e in un passato che non ritornerà mai più. L’occasione per tornare celebre bussa alla sua porta quando un editore lo contatta per affiancargli Diane Nguyen (Alison Brie), una ghost writer incaricata di scoprire tutto sul suo passato per farne una biografia di successo.

Costretto a rivangare e scavare nella sua memoria, Bojack si troverà ben presto in una spirale autodistruttiva fatta di amicizie assurde, alcol e cuori infranti.

Bojack Horseman” è una serie d’animazione statunitense creata dal comico Raphael Bob-Waksberg della durata di 6 stagioni e pubblicata su Netflix tra la fine del 2015 e l’inizio del 2020.

Benché trattato con toni ironici e dissacranti, l’obiettivo principale che la storia vuole raggiungere è quello di far satira non soltanto sul culto della celebrità e sull’ambiente tossico di Hollywood, ma anche sulla parabola discendente della depressione e di come questa si insidi indistintamente tanto nelle persone comuni quanto in attori ricchi e famosi.

Muovendosi continuamente tra il comico ed il tragico, le vicissitudini di Bojack tornano utili per creare un grande disegno dalle tinte chiaroscure (utilizzando più le seconde che le prime) in cui un animale è chiamato al paradossale compito di ricordarci quanto siamo umani, con le nostre poche certezze e le nostre fragilità troppo spesso totalizzanti.

bojack

La vita del cavallo infatti non è che la continua illusione di un individuo il cui presente è così piatto e vuoto da far nascere in lui la patologica necessità di creare un meccanismo di difesa latente che lo proietti perennemente in un passato tanto felice quanto illusorio, figlio di una lunghissima lista di traumi unita ad una buona dose di cinismo e di autocommiserazione. La situazione, benché tragica, si è però cristallizzata e Bojack riesce ad aggirare ogni suo problema grazie a varie distrazioni, droghe e psicofarmaci su tutte, senza mai fermarsi a riflettere sul male che sta facendo a sé stesso e a coloro che lo circondano. Quando però la presenza di Diane lo costringe dopo anni ad affrontare i suoi problemi il castello di carte e sabbia crolla e al cavallo non resterà che ricostruirlo piano piano, con sofferenza, lacrime e con l’aiuto dei suoi amici più cari.

Fedele ritratto dei processi mentali depressivi ed ansiogeni, “Bojack Horseman” è uno dei prodotti più validi mai creati nella storia di Netflix riuscendo nell’arduo compito di mixare la contrizione e l’austerità della tristezza all’ironia tagliente degna delle più grandi firme della comicità mondiale.

Battuta migliore: “Sì, certo, accontentati. Perché altrimenti diventerai vecchia e cinica e sempre più sola. Farai di tutto per riempire quel vuoto con gli amici e la tua carriera e del sesso insignificante, ma quel vuoto non si riempirà mai. E un giorno ti guarderai attorno e ti renderai conto che ti amano tutti, ma che non piaci a nessuno. E questa è la sensazione di solitudine peggiore.”

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