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Sette assistenti sociali per le Usca di Bergamo e provincia - BergamoNews
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Sette assistenti sociali per le Usca di Bergamo e provincia

Vanno ad implementare il servizio delle 12 équipe che monitorano oggi 2.700 persone tra positivi e contatti in isolamento

Il servizio delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) a Bergamo si arricchisce di nuove professionalità: sono entrate infatti in azione anche sette assistenti sociali.

“Già dalla prima ondata della pandemia abbiamo imparato a conoscere le Usca, équipes mediche impegnate sul Covid-19, attivate dal medico di famiglia per intervenire sul bisogno sanitario nel territorio, al domicilio delle persone – spiega Massimo Giupponi, direttore generale di ATS Bergamo – Nonostante i dati in provincia di Bergamo parlino di un’epidemia a bassa intensità, ci sono attualmente più di 2.700 persone da monitorare tra positivi e contatti in isolamento, per questa attività sono impegnate quotidianamente le 12 équipes Usca presenti sul territorio con 24 Medici attivi per 12 ore giornaliere, 7 giorni su 7, ad oggi hanno realizzato complessivamente oltre 6.000 interventi sanitari a domicilio”.

Le attività sanitarie territoriali, inoltre, sono state implementate dall’arrivo degli infermieri di famiglia e di comunità delle Aziende socio sanitarie territoriali, che affiancano i medici di medicina generale e le Unità speciali nella gestione dei processi infermieristici in ambito familiare. Questa figura porterà in prospettiva un contributo fondamentale all’attività sociosanitaria locale di prossimità, sia per il livello qualitativo dell’assistenza sia per quello quantitativo, a regime infatti saranno 176 gli infermieri di famiglia impiegati nella Rete territoriale delle nostre 3 Asst (Papa Giovanni XXIII, Bergamo Est, Bergamo Ovest).

“E ora, a questi professionisti, che stanno popolando il territorio di cura per l’Area Covid, si sono affiancate da inizio anno sette Assistenti sociali assunte da Ats, le Usca Sociali, operanti nei 14 Ambiti territoriali, che in questo primo mese di attività hanno ricevuto numerose richieste di intervento – commenta Iorio Riva, sociologo, dirigente dell’Ufficio Sindaci e coordinatore delle Usca Sociali – Nello specifico il loro compito è quello di approfondire l’indagine sociale e favorire il raccordo con i servizi sociali territoriali, affiancando le Unità speciali di continuità assistenziale qualora i medici o gli infermieri delle Asst rilevassero delle problematiche sociali durante le visite a domicilio, collaborando con gli assistenti sanitari del Dipartimento di igiene e prevenzione qualora emergessero eventuali criticità sociali durante l’indagine epidemiologica, sostenendo i cittadini bergamaschi in isolamento presso i Covid Hotel e monitorando i soggetti individuati come potenzialmente vulnerabili dal progetto dell’anagrafe della fragilità”.

“L’attivazione delle Usca rappresenta un altro tassello che va a rinforzare l’assistenza sociosanitaria territoriale – commenta Marcella Messina, presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci – L’esperienza nasce e si sviluppa dalla trasformazione degli Ambiti territoriali in Utes-Unità territoriali di emergenza sociale attuata durante il picco della pandemia al fine di rispondere meglio ai bisogni emergenziali delle persone, una progettualità promossa da Ats, Consiglio di rappresentanza dei sindaci e Fondazione della comunità bergamasca, resa possibile dall’immenso impegno profuso, oltre che dalle strutture e dagli operatori sanitari, dalle Amministrazioni comunali, dalla Protezione civile, dal volontariato e dal terzo settore”.

Ora si vuole mettere a frutto quell’esempio di concretezza attraverso il coinvolgimento dell’intera rete territoriale e professionale dell’assistenza sanitaria e sociale: medici di famiglia, medici di continuità assistenziale, psicologi, infermieri di famiglia e comunità, assistenti sanitari, ostetriche, assistenti sociali, educatori professionali, animatori sociali, assistenti socio-assistenziali.

“Dobbiamo guardare oltre il Covid: oltre naturalmente non vuol dire altrove, vuol dire mettere in sicurezza la popolazione tramite la vaccinazione e contemporaneamente cercare di costruire nuovi modelli assistenziali, ricomponendo le lacerate filiere e gli interventi operati nel territorio per dare vita ad una rete di prossimità integrata ed attrezzata a rispondere alla rapida evoluzione dei bisogni di salute e di protezione sociale delle persone e delle comunità”, conclude Iorio Riva.

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