Quantcast
Il direttore dell'ospedale di Alzano: "Quel 23 febbraio dovevamo chiudere" - BergamoNews
A presadiretta

Il direttore dell’ospedale di Alzano: “Quel 23 febbraio dovevamo chiudere”

"Assurda l'indicazione di riaprire due ore dopo. L’ospedale nei giorni successivi diventa un girone dantesco"

Nella puntata di lunedì 1 febbraio PresaDiretta su Rai3, spazio all’inchiesta “C’era una volta la sanità pubblica”, con un viaggio in Lombardia e poi in Calabria per scoprire che laddove si è lesinato sulla prevenzione, laddove si è puntato su un modello ospedalo-centrico e laddove si è scelto di non investire sulla medicina del territorio sono successi guai tremendi in questi mesi.

“Fino a che non si farà una analisi seria di quelle che sono state le criticità della prima ondata, non si risolveranno i problemi strutturali che sono alla base di questo disastro”, ha spiegato Giuseppe Marzulli, direttore medico dell’ospedale di Alzano Lombardo (tristemente noto per lo scoppio del focolaio più micidiale d’Europa lo scorso 23 febbraio), con una testimonianza drammatica.

La scarsa preparazione alla prima ondata, viene narrata da un protagonista chiave dell’inchiesta sulla strage della Val Seriana, su cui sta lavorando da dieci mesi la Procura di Bergamo, con le ipotesi di reato di epidemia colposa e falso in atti pubblici.

Marzulli ha raccontato – senza una replica dei vertici aziendali e regionali – di essere stato lui a decidere domenica 23 febbraio di chiudere l’accesso dell’ospedale ai visitatori e il pronto soccorso. Poi riaperto “due ore dopo per ordine dei vertici aziendali e regionali. Era un’indicazione assurda: non c’erano tamponi, né dispositivi di protezione individuale. Recuperai una quindicina di tamponi ma ne sarebbero serviti 600 per testare tutti i pazienti e il personale. L’ospedale nei giorni successivi diventa un girone dantesco”.

Quindi quel 23 febbraio all’ospedale Pesenti Fenaroli erano ricoverati già da alcuni giorni malati Covid autoctoni, mai stati in Cina. Il virus si era diffuso in Lombardia, ma nessuno se ne era accorto.

Perché nessuno aveva attivato un monitoraggio, come previsto dal piano pandemico influenzale, che secondo la Procura di Bergamo si sarebbe dovuto attivare a partire dal primo campanello d’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 5 gennaio di un anno fa.

Vuoi leggere Bergamonews senza pubblicità?
Iscriviti a Friends! la nuova Community di Bergamonews punto d’incontro tra lettori, redazione e realtà culturali e commerciali del territorio.
L'abbonamento annuale offre numerose opportunità, convenzioni e sconti con più di 120 Partner e il 10% della quota di iscrizione sarà devoluta in beneficenza.
Scopri di più, diventiamo Amici!
leggi anche
Bergamo, primo giorno del nuovo lockdown
In procura
Inchiesta Covid, il dubbio del piano pandemico non attivato a gennaio
carabinieri procura nostra
Bergamo
Inchiesta Covid, Guerra (Oms): “Autori del rapporto mi dissero di non informare il Ministero”
Giulio Terzi di Sant'Agata
Ex ministro degli esteri
Inchiesta Covid a Bergamo, Giulio Terzi: “L’immunità Oms può essere contestata”
Dati Regione
I dati di martedì 2 febbraio
Covid: solo 16 positivi a Bergamo e 912 in Lombardia, ma altri 63 decessi
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI