Lo psicoterapeuta

Self cutting tra i giovani: “Si infliggono dolore fisico per soffocare quello mentale”

Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta della Fondazione Minotauro, spiega le ragioni che stanno portando sempre più ragazzi a compiere atti di autolesionismo.

Il dato allarmante è quello sottolineato da Emi Bondi, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: in concomitanza con la pandemia i tentativi di suicidio e gli episodi di autolesionismo giovanile sono aumentati del 30%.

Un numero impressionante che negli ultimi mesi ha fatto schizzare verso l’alto l’incidenza del fenomeno, di certo non nuovo, anche nella nostra provincia.

Nella ricerca delle cause e su una possibile relazione diretta con la pandemia in corso è cauto Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta che dirige la Fondazione Minotauro di Milano: “Stiamo notando dei peggioramenti ed è certo che il Covid avrà ricadute su tutti noi – spiega – Dovremo vedere quello che avrà sugli adolescenti, sul loro stato d’animo e sul loro benessere. Consideriamo cosa gli abbiamo chiesto in questi mesi: di limitare i viaggi, rinunciare alla Maturità, rinunciare alla socialità. In più sono state adottate politiche poco identificate con gli adolescenti”.

matteo lancini
Matteo Lancini

Facendo affidamento sulla propria esperienza diretta, Lancini evidenzia una ragione comune che porta i ragazzi a procurarsi lesioni: “Ciò che cerchiamo di fare come professionisti è indagare il significato che il gesto assume per l’adolescente – evidenzia – Oggi questi atti sono una modalità di lenire il dolore mentale che il vivere da soli chiusi in casa e in lockdown amplifica. Il tagliarsi, il provocarsi dolore fisico, per loro diventa un modo per mettere a tacere il dolore della mente. Un dolore che non riescono a contenere: il taglio crea un segno visibile, per quanto assurdo possa sembrare è come se fosse una sorta di automedicazione del danno. Lo osserviamo soprattutto nelle ragazze, mentre i maschi spesso ricorrono al cannabinoide che non è più l’espressione della trasgressione o dell’opposizione al padre ma un anestetico al dolore mentale”.

A inizio gennaio il caso di due fidanzatini del Milanese che si erano procurati tagli a vicenda sul viso è entrato di prepotenza nelle cronache, non solo locali: “Di solito i tagli che osserviamo sono localizzati sulle braccia – racconta Lancini – E nella maggior parte dei casi è una pratica intima e individuale: la compresenza di due menti ci impone di comprendere meglio cosa cercassero questi ragazzi e la volontà di sperimentare la soglia del dolore può essere una spiegazione. In generale osserviamo che ci sono diverse parti del corpo interessate dai tagli, ma quelli in faccia segnalano un disagio particolarmente forte, una acuta sofferenza mentale. Sono allarmi che vanno colti e gli adulti se ne devono fare carico”.

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