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Reati in calo in Bergamasca, ma attenzione alle infiltrazioni mafiose - BergamoNews
Inaugurazione anno giudiziario

Reati in calo in Bergamasca, ma attenzione alle infiltrazioni mafiose

La relazione del procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, che evidenzia un maggior numero di episodi criminosi in città e nella Bassa

In provincia di Bergamo si registra una pregnante presenza di organizzazioni criminali nazionali e transnazionali con capacità strutturali e organizzative facenti capo a gruppi calabresi e albanesi, con i primi spesso in contatto anche con la criminalità siciliana. È quanto emerge dalla relazione della Procura di Bergamo presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che si è svolta questa mattina (sabato 30 gennaio) nella sede distrettuale di Brescia.

Nella relazione redatta dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, ci sono le attività svolte dalle forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza) della nostra provincia nel periodo che va dal primo luglio 2019 al 30 giugno 2020.

Un intervallo di tempo necessariamente influenzato dall’emergenza sanitaria, con le misure per contenere il contagio che hanno ridotto gli spostamenti.

Ma non mancano comunque le curiosità. La prima riguarda la distribuzione territoriale dei reati, che si concentrano soprattutto in città e nella Bassa, dove ci sono contesti più popolosi e vivaci sotto il profilo socio-economico, oltre a importanti arterie stradali e insediamenti industriali.

Dall’analisi dei dati complessivi emerge una generale riduzione dell’attività criminale (dovuta anche alle limitazioni anti-Covid), in particolare per quanto riguarda i reati contro il patrimonio, come furti e rapine.

Sempre viva invece la presenza di gruppi etnici stranieri in determinati settori criminali, con una sorta di pactum sceleris nella spartizione dei delitti: i rumeni nei furti in abitazione, maghrebini e albanesi nel traffico di droghe, prevalentemente leggere i primi e pesanti i secondi, e gli albanesi nello sfruttamento della prostituzione.

Di grande rilievo appare il fenomeno dell’evasione fiscale nelle sue varie forme. Con l’innalzamento delle soglie di punibilità e la riduzione dell’ambito di applicazione del decreto legislativo in materia che non hanno ridotto il numero delle notizie di reato, cresciute non solo nei delitti ma anche negli importi sottratti a tassazione e nel danno all’Erario.

Un capitolo rilevante è riservato alla presenza in Bergamasca delle cosche di ‘ndrangheta calabrese, già dimostrata negli anni scorsi da indagini che hanno messo in evidenza come siano impegnate soprattutto nell’inserirsi in vari settori dell’economia. In particolare nel campo dell’edilizia, della ristorazione e della gestione di locali notturni.

Attività che, unitamente al traffico di stupefacenti, hanno permesso a questi gruppi una consistente azione di infiltrazione e radicamento nel tessuto sociale ed economico locale, seguendo schemi e metodi tipicamente mafiosi che prevedono l’assoggettamento o la prevaricazione di imprenditori nostrani mediante atti intimidatori e di concorrenza sleale.

Sempre più frequenti sono poi i casi di soggetti che accordano la loro compiacenza facendosi coinvolgere consapevolmente in attività di riciclaggio e false fatturazioni. A questo proposito è stata avviata un’attività investigativa su sospettati appartenenti alla ndrina dei Paparo, operante nell’hinterland milanese, i cui vertici si sono trasferiti nella nostra provincia e inserendosi nel tessuto socio-economico hanno acquisito, attraverso dei prestanome, due aziende operanti nel settore della carpenteria metallica.

Anche le modalità di alcuni omicidi degli ultimi anni, con vittime soggetti coinvolti in attività delittuose che tipicamente sono di interesse per i clan mafiosi, come il traffico di stupefacenti, il riciclaggio e i reati di natura tributaria, sono un ulteriore segnale della presenza di gruppi criminali organizzati in Bergamasca.

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