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"Operation Finale": viaggio in capo al mondo per catturare Adolf Eichmann - BergamoNews
La lanterna magica di guido

“Operation Finale”: viaggio in capo al mondo per catturare Adolf Eichmann

Basato su fatti realmente accaduti: nel 1960 le spie israeliane del Mossad si mettono sulle tracce del famigerato criminale e gerarca nazista per assicurarlo alla giustizia

Titolo: Operation Finale
Regia: Chris Weitz
Genere: drammatico, storico, biografico
Durata: 123’
Interpreti: Oscar Isaac, Ben Kingsley, Mélanie Laurent, Nick Kroll, Joe Alwyn
Programmazione: Netflix
Valutazione IMDB: 6.6/10

La recensione

È il 1960 e i servizi segreti israeliani stanno lavorando senza sosta per rintracciare un criminale sfuggito al giudizio del processo di Norimberga. Si tratta niente meno che del SS – Obersturmbannfürer Adolf Otto Eichmann (nel film interpretato dal premio Oscar Ben Kingsley), uno tra i maggiori responsabili dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista, che da più di 10 anni si era segretamente rifugiato in Argentina.

La scoperta in realtà avviene grazie ad una fortunosa soffiata di una giovane sudamericana che, dopo aver conosciuto il padre del suo nuovo fidanzato, inizia a sospettare che l’uomo sia in realtà il gerarca nazista sotto mentite spoglie. Nella squadra del Mossad che viene assegnata alle indagini per il caso troviamo l’agente polacco Peter Malkin, già noto per aver partecipato a missioni di cattura di alti ranghi delle SS.

Lo scontro tra Malkin ed Eichmann si svilupperà su più livelli, tanto fisici quanto mentali, consegnando allo spettatore un quadro mutevole in cui non è mai definitivamente chiarirò chi sia il gatto affamato e chi il topo in trappola.

“Operation Finale” è un film che affonda le sue radici in uno dei capitoli più oscuri e tristemente noti della storia dell’umanità portando in scena un’opera godibile ed ineccepibile dal punto di vista tecnico ma che pecca troppo di eccessiva spettacolarizzazione della vicenda, soprattutto quando l’azione è concitata. La sceneggiatura in principio prende infatti le mosse dall’autobiografia in cui Malkin stesso racconta la sua storia, salvo poi allontanarsene di netto per proporre allo spettatore scialbe banalità action vaghe o storicamente inesatte come il tentativo di intercettare gli agenti del Mossad da parte delle guardie argentine corrotte.

Benché ineccepibile dal punto di vista fotografico e scenografico, tanto da riuscire ad immergere efficacemente lo spettatore in un ambiente specificissimo e complesso come quello dell’Argentina degli anni ‘60, al film sarebbe forse servita una buona dose di coraggio in più in modo da non doversi sempre rifare ai cliché tipico dei film d’azione, in favore di una narrazione più godibile, scorrevole e soprattutto veritiera.

Per salvare capre e cavoli e per garantire la sufficienza al film dovranno intervenire i pesi massimi Oscar Isaac e Ben Kingsley, uomini tanto lontani anagraficamente quanto affini per il talento e la camaleonticità che li contraddistingue, che per più di due ore si daranno battaglia in un feroce scontro mentale al fine di consegnare il tedesco alla giustizia e punirlo nel modo che merita.

Godibile film che a tratti pecca di eccessivo revisionismo action, “Operation Finale” è un biofilm drammatico e tinte thriller in cui lo spettatore è portato continuamente di fronte al periglioso bivio che vede il perdono e la giustizia contrapposti alla crudeltà e alla legge del contrappasso.

Chi l’avrà vinta?

Battuta migliore: “Il mio lavoro era semplice: salvare il mio Paese dalla distruzione. Il vostro è diverso?”

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