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Gli elementi che caratterizzano il Piano Nazionale di Riforma e di Resilienza - BergamoNews

L'UE e noi

L'ue e noi

Gli elementi che caratterizzano il Piano Nazionale di Riforma e di Resilienza

Gli Stati membri dovrebbero evitare investimenti la cui attuazione non può essere garantita oltre il periodo previsto dal Piano, e evitare gli investimenti che richiederebbero permanenti impegni fiscali, al di là della durata del Recovery.

Nel precedente articolo (Leggi qui) sono state evidenziati alcuni aspetti, voluti dalla Commissione europea, da inserire nel Piano di Ripresa e di Resilienza, nei settori:

  • della transizione digitale,
  • delle qualifiche e delle abilità,
  • della fabbrica intelligente,
  • della resilienza sociale.

Affrontiamo ora altri aspetti del Piano, che consentano di rendere concreti alcuni progetti, secondo le aspettative della Commissione europea, espresse nei documenti inviati agli Stati membri.

Sostenere la transizione verde e digitale

In linea con le priorità politiche dell’Unione, lo Strumento di Recupero e di Resilienza è stato progettato per favorire un recupero sostenibile e inclusivo dei fattori economici e per promuovere la transizione verde e digitale. Secondo le aspettative del Parlamento e della Commissione europea, gli Stati dovrebbero spiegare in che modo i piani predisposti per il finanziamento sono coerenti con le priorità del Green Deal europeo (COM 2019/640), che persegue i valori di una transizione verde, e
con quelle stabilite nella Comunicazione della Commissione: Plasmare il futuro digitale dell’Europa (COM 2019/640).
In particolare, il Piano dovrà dimostrare che le azioni vengono perseguite nel pieno rispetto delle priorità climatiche, ambientali, sociali e digitali dell’Unione.
Inoltre, i Piani devono essere coerenti con il Piano Nazionale Energia e Clima. Sul digitale, la Commissione propone che, ogni Piano includa un livello minimo del 20% di spesa, relativa al digitale.

Per entrambe le dimensioni, gli Stati membri sono anche invitati a spiegare come la Proposta assicuri che la forza lavoro sarà opportunamente riqualificata.
Dagli elementi del Piano dovrà essere chiaro che gli interventi contribuiranno a raggiungere gli obiettivi per il clima e l’energia, previsti per il 2030, come pure la neutralità climatica entro il 2050 (COM 2020/80), e altri obiettivi ambientali. In materia di clima, gli obiettivi nazionali dovrebbero essere in linea con quelli della legge sul clima dell’UE (COM 2020/50) con un orizzonte temporale rivolto al 2050. Sebbene gli Stati siano attualmente in fase di recessione, dovrebbero specificare l’effetto che avranno le riforme e gli investimenti:

  • sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra,
  • sulla quota di energie rinnovabili e sull’efficienza energetica,
  • sull’integrazione del sistema energetico,
  • sulle nuove tecnologie energetiche pulite,
  • sull’interconnessione elettrica.

Allo stesso modo, gli Stati membri sono invitati a spiegare come il piano contribuirà a raggiungere gli obiettivi ambientali e i livelli fissati dall’ UE, nei seguenti settori:

  • l’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine;
  • la transizione verso una economia circolare, la sostenibilità dell’economia blu e la bioeconomia;
  • la prevenzione, la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti;
  • l’inquinamento;
  • l’uso delle foreste;
  • la difesa delle zone umide e delle torbiere;
  • le aree Costiere;
  • la piantumazione di alberi e il rinverdimento delle aree urbane;
  • Restaurare gli ecosistemi , come le foreste ,le zone umide, le torbiere, proteggere la biodiversità e promuovere soluzioni basate sulla natura;
  • ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, migliorando il rendimento energetico del patrimonio edilizio, attraverso un’ondata di ristrutturazioni;
  • favorire e incrementare la mobilità sostenibile, esterna e interna (ascensori, scale mobili, nastri trasportatori);
  • Promuovere la produzione e il consumo alimentare sostenibili;

Gli Stati membri sono inoltre invitati a spiegare come il Piano sarà in grado di far rispettare il “principio di non fare danni significativi”.

Raccomandazioni per Paese

Le priorità che rivestono importanza per l’Unione e che sono state oggetto di specifiche raccomandazioni rivolte ai Paesi membri, devono essere inserite nei Piani predisposti dagli Stati. Le priorità che riguardano l’Italia sono, in particolare, le seguenti:

• Predisporre un ampio quadro di azioni rivolte all’anti-riciclaggio, alle attività di contrasto alle frodi e alla corruzione nel Paese, dato che i flussi finanziari diventeranno più importanti e sarà necessario individuare, in anticipo, le aree territoriali più deboli. Queste azioni sono di grande importanza, perché rientrano nella “garanzia della resilienza finanziaria”.
• Ipotizzare riforme legate al miglioramento del business ambientale; rendere efficace la pubblica amministrazione; organizzare un concreto e tempestivo sistema giudiziario; migliorare i sistemi che regolano la vita dei cittadini, affinché suscitino un profondo rispetto dello Stato di diritto; sono elementi essenziali nella strategia complessiva di uno Stato, perché sono in grado di recuperare e assicurare una rapida implementazione di riforme e di investimenti, soprattutto nel settore privato.
• Intervenire contro una pianificazione fiscale ingiusta e aggressiva è estremamente importante, poiché l’imminente ripresa economica, che avverrà dopo la pandemia, richiederà agli Stati, sia di garantire il gettito fiscale, necessario per gli investimenti pubblici e per le riforme, sia di evitare distorsioni della concorrenza tra le imprese.

Caratteristiche delle riforme
Una riforma è un’azione o un processo in grado di apportare modifiche e miglioramenti con un impatto significativo ed effetti duraturi sull’organizzazione di un mercato o di una politica, sul funzionamento o sulle strutture di un’istituzione o di un’amministrazione, o sul miglioramento degli obiettivi politici pertinenti: la crescita, l’occupazione e la resilienza agli shock imprevisti. L’ obiettivo di una riforma è quello di modificare strutturalmente i parametri, di indirizzare opportuni investimenti o rimuovere ostacoli o altri impedimenti alla corretta prestazione o ai fondamenti di un’equa e sostenibile crescita del benessere. Le riforme dovrebbero anche migliorare il quadro delle condizioni: nella qualità delle istituzioni e dei servizi pubblici; nei processi che coinvolgono l’ambiente; nell’istruzione e nella protezione sociale. Ci sono quindi importanti sinergie tra le riforme e gli investimenti che rientrano nel quadro del Progetto, che verrà presentato.

In alcuni casi, le riforme potranno essere essenziali per garantire l’efficienza e l’effettiva realizzazione degli investimenti, fornendo un supporto economico e un ambiente amministrativo opportuno, in grado di saper programmare lo sviluppo e di saper prevenire l’uso improprio dei fondi UE. Per questo motivo i Piani dovrebbero affrontare quelle aree che hanno bisogno di una riforma, per migliorare il funzionamento dell’economia e della società e la sostenibilità delle finanze pubbliche. Alla luce delle esperienze maturate negli Stati membri, emerge la necessità di modernizzare e migliorare l’efficienza e la qualità della pubblica amministrazione, presupposto fondamentale per creare posti di lavoro, per migliorare la crescita, l’inclusione e la coesione sociale e per rendere i settori, le economie e i sistemi sociali a prova di futuro e più resilienti agli shock e ai cambiamenti.
Le riforme dovrebbero essere debitamente concepite e motivate. Questo significa che le informazioni fornite su ciascuna riforma, inclusa nel piano, devono essere sufficientemente sviluppate e dettagliate e devono essere indicate le pertinenti tappe, gli obiettivi da raggiungere, e i costi stimati.

Impatti ed efficacia delle riforme
Gli Stati membri possono fare riferimento a diversi tipi di risultato, per indicare gli impatti stimati delle riforme e per comprovarne la loro efficacia. Ad esempio, le riforme possono avere un notevole impatto, aumentando la crescita sostenibile o rafforzando la resilienza economica e sociale, garantendo la sostenibilità, a lungo termine, delle finanze pubbliche, migliorando l’ambiente imprenditoriale, soprattutto per le PMI, o accelerando la doppia transizione: economica e ambientale. Esempi di tali tipi di riforme sono: le riforme pensionistiche; l’evoluzione del mercato del lavoro; l’adeguamento dell’istruzione e della formazione; dimostrare di utilizzare al meglio, le
normative che sono state emanate per migliorare il business ambientale; completare le riforme nei settori che vanno indirizzati verso il digitale. Le riforme dovrebbero portare risparmio nel bilancio, come, ad esempio: opportune riforme pensionistiche; la rimozione di ambienti nocivi; o aumentare il reddito potenziale nel medio-lungo periodo, tramite una maggiore efficienza; una minore disoccupazione strutturale; una maggiore e migliore partecipazione alla forza lavoro; o una maggiore capacità di innovazione; o da una combinazione di tutti questi effetti, concepiti e organizzati per migliorare la società e l’economia. Ancora, a titolo di esempio, sono destinati ad avere risultati positivi: la riduzione della distanza dal lavoro; una opportuna tassazione ambientale; indirizzare il comportamento dei consumatori verso produzione e consumi più sostenibili; favorire lo Stato, con una legislazione opportuna, a raggiungere gli obiettivi ambientali e climatici, proposti dai 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile.

Tipi di investimento
Gli investimenti possono prendere la forma di investimenti diretti: il finanziamento di un progetto con denaro pubblico; o agire in modi più indiretti: interventi di ristrutturazione per migliorare l’efficienza delle risorse energetiche; misure per incrementare la digitalizzazione delle piccole imprese; lo sviluppo della ricerca;  l’incremento delle infrastrutture tecnologiche; favorire la diffusione dei dimostratori di tecnologia a basse emissioni di carbonio.
Ciò può avvenire in vari modi: attraverso strumenti finanziari, regimi di sostegno, sussidi o altre agevolazioni. Tutte le forme di finanziamento devono, comunque, rispettare le regole degli aiuti di stato. Ciò è particolarmente rilevante per i grandi investimenti, compresi i progetti importanti di interesse comune europeo (IPCEI). Gli Stati sono invitati a anche specificare se si aspettano che gli investimenti pubblici, ottenuti dal Piano saranno associati a investimenti privati. Ciò è importante, per valutare gli impatti complessivi delle misure proposte. Allo stesso modo, gli Stati membri dovrebbero specificare i motivi per i quali si perdono o non si utilizzano gli investimenti privati.

Caratteristiche degli investimenti
Quando preparano i piani, gli Stati dovrebbero considerare l’investimento come uno sviluppo di un’attività, di un progetto o di un altro tipo di azione, che sia in grado di portare benefici alla società, all’economia e all’ambiente. Le proposte devono contenere elementi capaci di promuovere cambiamenti strutturali e di avere un impatto duraturo sull’economica, sulla società, sulla resilienza, sulla sostenibilità a lungo termine, sulla competitività verde, sulla transizione digitale e sull’occupazione. La proposta deve quindi essere coerente con i principi che regolano gli investimenti nel capitale fisso, nel capitale umano e nel capitale naturale. La proposta può anche
essere utile per sviluppare beni immateriali, quali la R & S, e per i dati di proprietà intellettuale. Il finanziamento dovrebbe inoltre rispettare il principio ” non arrecare danni significativi”. In relazione all’applicazione di questi principi, gli Stati membri sono invitati a prendere in considerazione il Regolamento sulla tassonomia (Regolamento 2020/852, relativo all’istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili).
Il capitale naturale, grazie al Piano, deve riuscire arricchito dalle azioni che mirano a incrementare le risorse, l’efficienza e la quota di risorse delle energie rinnovabili naturali, proteggendo o ripristinando l’ambiente, grazie: alla riduzione delle emissioni e dei rifiuti; al controllo dell’inquinamento; alla protezione e al ripristino degli ecosistemi e della biodiversità; al ripristino del territorio; al rimboschimento e a una migliore gestione delle acque, con il preciso obiettivo di mitigare i cambiamenti climatici.

Il capitale fisso e umano, grazie al Piano, deve favorire la promozione della coesione sociale, economica e territoriale, la creazione di nuovi e migliori giacimenti occupazionali, la mitigazione degli impatti sociali della crisi e la promozione di una crescita sostenibile e inclusiva. Ad esempio, gli investimenti per migliorare i controlli sui prodotti che varcano le frontiere esterne all’UE e una migliore sorveglianza del mercato, contribuirà a rafforzare la resilienza, per migliorare la sicurezza e l’affidabilità dei prodotti e dei servizi che entrano e circolano liberamente all’interno del mercato europeo. Inoltre, l’investimento nelle aree rurali, attraverso una visione di lungo periodo, potrà stimolare la crescita economica in queste aree. Per evitare lo spopolamento delle aree montane, il Piano, in sinergia con i fondi dedicati allo Sviluppo rurale, potrebbe prevedere la formazione e, poi, l’assunzione di giovani locali, per svolgere il compito di Guardie ecologiche, con il compito di monitorare e intervenire, per la difesa del territorio dai fenomeni di erosione idrogeologica, e per trasformare i boschi e le foreste, attraverso i processi di certificazione e di ripristino, in opportunità di ricchezza ambientale e economica. Il tutto sotto il vigile controllo delle amministrazioni locali e regionali. Vi sono esempi molto positivi, a questo proposito, nei Cantoni montani della Svizzera e in Paesi del Nord dell’Unione.

Gli investimenti non dovrebbero coprire aree che sono già coperte in modo soddisfacente dal mercato, ma dovrebbero affrontare i fallimenti del mercato e, per quanto possibile, mirare ad attrarre investitori privati, per moltiplicare l’impatto che si desidera ottenere con il Piano per la ripresa e la resilienza. Gli investimenti dovrebbero avvenire quanto prima. Gli Stati membri dovrebbero evitare investimenti la cui attuazione non può essere garantita oltre il periodo previsto dal Piano, e evitare gli investimenti che richiederebbero permanenti impegni fiscali, al di là della durata del Recovery. Impegni di più lunga durata dovrebbero rientrare all’interno dei bilanci
nazionali. Tali situazioni potrebbero tuttavia essere accettate, se gli Stati membri dimostrassero di disporre delle entrate fiscali necessarie per sostenere tali investimenti. Circa venticinque, tra comunicazioni, risoluzioni, direttive e regolamenti, emanati tra la fine del 2019 e lungo il 2020, contengono e esplicitano la posizione comune, del Parlamento e della Commissione europea, sui temi che vengono affrontati dal Recovery Plan e che hanno il compito di agire da filo conduttore, perché i singoli Stati predispongano, pur nelle differenze nazionali, Piani che esprimano valori comuni, fondamentali per attuare il Mercato unico, che rappresenta uno degli elementi fondamentali del sogno europeo. Ut unum sint!

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’ abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è presidente di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica.  Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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