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Nuove sfide ambientali per l’agricoltura

Bolis (Confai): Il settore primario ha da tempo maturato una forte sensibilità verso la necessità di promuovere l’espansione dell’economia verde. Indispensabile unire responsabilità ambientale e opportunità di business

Nei prossimi trent’anni l’agricoltura costituirà un pilastro insostituibile della strategia europea per il raggiungimento della neutralità climatica: è quanto emerge dai documenti ufficiali del Green Deal, il grande progetto della Commissione UE concepito con l’obiettivo di pervenire ad un sistema socio-economico di piena sostenibilità ambientale entro il 2050.

“Il settore primario ha da tempo maturato una forte sensibilità verso la necessità di contribuire a promuovere l’espansione dell’economia verde – commenta Leonardo Bolis, presidente provinciale e regionale di Confai -. Potremmo dire che gli ambiziosi obiettivi fissati da Bruxelles sono totalmente in linea con la cultura del mondo agricolo. La novità consiste nella possibilità di unire al concetto di responsabilità ambientale la ricerca di nuove modalità gestionali in vista della costruzione di un ‘business verde’ di ampio respiro”.

Nel quadro di una riflessione recentemente pubblicata sulla rivista specializzata Consulenza Agricola, il professor Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia ha fatto il punto sull’apporto di una serie di tecniche colturali utili a contrastare su larga scala i cambiamenti climatici. Un ruolo centrale avrà il cosiddetto carbon farming, che consente di ‘sequestrare’ una parte del carbonio atmosferico immagazzinandolo nel suolo e nelle radici delle colture, così come nel tronco e nelle foglie degli alberi. Si tratta di un insieme di metodologie differenti, applicabili su aree coltivate oltre che integrabili in piani globali di riqualificazione forestale.

Dati alla mano, in provincia di Bergamo l’agricoltura verde ha di fronte a sé un interessante potenziale di espansione – fa notare l’Ufficio Economico di Confai – grazie ad una superficie agricola utile di circa 72.000 ettari e ad ampie aree boschive che totalizzano 110.000 ettari di superficie forestale.

Tra le domande che Frascarelli si pone circa il Green Deal occupa un rilievo centrale la questione dei bilanci aziendali: l’agricoltore cosa ci guadagna? Il tema degli incentivi sarà fondamentale al fine di attivare prontamente un circolo virtuoso in grado di raggiungere in tempi accettabili le necessarie economie di scala. Potrebbe rivelarsi di particolare interesse il meccanismo dei certificati di assorbimento di carbonio, attualmente allo studio dei tecnici della Commissione europea: l’idea è di poter certificare la quantità di carbonio sequestrato nel suolo in base ad una serie di parametri – colture praticate, tipologia di terreni, modalità di lavorazione ecc. – configurando così una fonte di reddito addizionale per imprenditori eco-friendly.

A questo proposito, Confai ribadisce la necessità di sciogliere a breve termine, soprattutto a livello nazionale, il nodo autorizzativo che consentirebbe anche alle imprese agromeccaniche di accedere ai fondi comunitari destinati all’innovazione tecnologica e alle pratiche eco-sostenibili. “Non dimentichiamo che la quota maggioritaria della superficie agraria di pianura è lavorata attualmente da imprese agromeccaniche – dichiara Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo–. Nella sola provincia di Bergamo oltre 45.000 ettari sono gestiti quasi totalmente in outsourcing da aziende che effettuano lavorazioni in conto terzi, razionalizzando i costi aziendali e applicando tecnologie di ultima generazione. È pertanto indispensabile aprire anche alle imprese agromeccaniche l’accesso a fondi UE che, peraltro, in varie regioni italiane non vengono neppure spesi regolarmente nei tempi fissati dalle istituzioni comunitarie”.

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