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Per don Bosco un giovane senza Scuola è una periferia

La missione pastorale che intraprese don Bosco fu anzitutto aiutare i giovani a scoprire la loro identità e la loro chiamata all’impegno nella vita concreta; in rapporto con Dio e con le altre persone

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La missione pastorale che intraprese don Bosco fu anzitutto aiutare i giovani a scoprire la loro identità e la loro chiamata all’impegno nella vita concreta; in rapporto con Dio e con le altre persone, tutti possiamo conoscere progressivamente per chi siamo, chi siamo e che cosa dobbiamo fare. In questo cammino don Bosco si poneva come guida ad una buona vita culturale e ad una dignità lavorativa dei ragazzi, in vista della salvezza dell’anima e della felicità nel tempo e nell’eternità. Si comprende, allora, la grande importanza della Scuola e della Formazione Professionale,come luoghi presenti di cultura e di relazione reale, nell’azione educativa di don Bosco.Per don Bosco diventò prioritario dare ai giovani, oltre all’oratorio, anche la possibilità di una Scuola o di Laboratori, perché senza queste realtà non è possibile realizzarsi e tanto meno si potrebbe scoprire la propria vocazione e definire un progetto di vita. Un giovane senza Scuola o Lavoro era una periferia per don Bosco. Del resto l’apprendimento libero, responsabile e professionale è costitutivo della persona umana; senza di esso, la persona umana viene soffocata, plagiata, sfruttata, praticamente ridotta a natura e impedita o sempre limitata nella realizzazione personale: diventa quindi periferia o scarto!Solo garantendo realmente la conoscenza e lo sviluppo delle attitudini e delle aspirazioni di ogni ragazzo si può giungere ad un progetto culturale o professionale, cioè a scegliere -od inventare- una professione che permetta a tutti di offrire un apporto personale alla società. Giovanni Bosco visse nella sua vita personale e famigliare queste realtà,tanto che per poter giungere allo stato sacerdotale, sperimentò anche l’apprendimento di un mestiere per guadagnarsi da vivere e da studiare. È storia, che una volta fondato l’Oratorio di Valdocco, don Bosco aprirà due reali possibilità d’apprendimento: l’apprendimento allo studio (grammatica, umanità, retorica, filosofia) e l’apprendistato di un mestiere, che rendono “benemeriti della società, e della religione”. L’attività scolastica o dei laboratori,oltre che un valore educativo,avevano anche un valore imprenditoriale: dovevano, cioè, togliere dall’isolamento periferico della povertà intellettuale, morale ed economica! Ecco perché don Bosco non esitava a parlare di furto fatto a Dio quando non si studia o non si lavora e di furto fatto ai Giovani quando non si permette loro di studiare o di lavorare. Ogni giovane ha il diritto-dovere di realizzarsi, investendo il capitale umano e d’intelligenza che possiede. L’apprendimento culturale o professionale per don Bosco valevano in riferimento a Dio, che ci ha creati per la relazione con Lui, ma riguardavano pure la costituzione di quelle azioni umane come l’agire intelligente e competente, e quindi imprenditoriale, che costituiscono il dignitoso e doveroso livello civile della storia felice di ogni giovane.P ossiamo trarre dal segreto educativo di don Bosco,che voleva fare dei suoi giovani “buoni cristiani e onesti cittadini”, come la presenza reale della scuola o della formazione professionale, allora come oggi, possa salvare ogni giovane dal divenire periferia e da tutto ciò che di nefasto e doloroso ne potrebbe conseguire… e che oggi in situazione di pandemia, purtroppo, è anche sotto i nostri occhi!

Don Massimo Massironi
direttore Istituto don BOSCO – TREVIGLIO –

Per don Bosco un giovane senza Scuola è una periferia

 

 

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