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C’eravamo tanto amati: il Papu Gomez saluta Bergamo senza celebrazioni

Il fantasista argentino è ormai un giocatore del Siviglia: se ne va in sordina dopo anni straordinari

“Ciao, sono il Papu”: sembra una favola. Ma se cercate il lieto fine, come nei film, non lo trovate a Bergamo. Perché, questa, è proprio un’altra storia.

Nemmeno lui, l’autore, Alejandro Gomez detto il Papu, avrebbe previsto questo epilogo, quando nel giugno scorso ha raccontato la sua vita, dall’infanzia in Argentina ai primi calci al pallone e alla bellezza di poter giocare al calcio.

Lui che “è nato in piazza Pontida”, ricordava Gasperini nei momenti felici, per dire quanto e come Gomez era parte della nostra città, tanto da ricevere poco più di un anno fa (dicembre 2019), dal Comune di Bergamo, la Benemerenza civica: “Capitano e simbolo dell’Atalanta europea che ha toccato il livello più alto della sua centenaria storia, si è sempre distinto in campo per professionalità e sportività e ha contribuito, con squadra e allenatore, a far conoscere e valorizzare il nome della nostra città in Europa”. Questa la motivazione che tra l’altro sottolinea anche l’impegno sociale del Papu “per il forte supporto all’associazione no-profit “Gli insuperabili” (scuola calcio per ragazzi con disabilità)”. E ricordiamo anche *TheBiggestGame, un’asta benefica con cui il Papu ha donato oltre 110mila euro per aiutare gli ospedali di Bergamo.

Nella motivazione della Benemerenza si aggiungeva anche “negli ultimi anni ha rifiutato diverse offerte da grandi squadre scegliendo di sposare la causa atalantina e ha deciso di vivere a Bergamo anche dopo la carriera calcistica diventando parte integrante della nostra città”.

Bergamo l’aveva accolto quando era scappato dalla guerra in Ucraina, dove era andato a giocare nel Metalist dopo che il Catania aveva rifiutato un’offerta dall’Atletico Madrid di Diego Simeone, già suo compagno nel club siciliano.

A Bergamo il Papu diventa una star, uno dei giocatori più forti d’Europa, ma la svolta nella sua carriera avviene al suo terzo anno in nerazzurro, con l’arrivo di Gian Piero Gasperini. Gomez si diverte, in campo e fuori, nei suoi siparietti con Petagna, il centravanti che però fa solo 5 gol.

E il Papu è il vero bomber-uomo squadra al primo anno di Gasp (2016-17), con un rendimento da attaccante che non si vedeva a Bergamo dai tempi di Pippo Inzaghi: 16 gol (con tripletta al Genoa), 10 assist e tre rigori procurati.

Al quinto anno in nerazzurro si sposta nel ruolo di trequartista: “Ho parlato col mister ed è stato molto chiaro”, racconta quando i rapporti col Gasp erano molto sereni, “in questo momento, dopo la partenza di Cristante, sono l’unico che può giocare in questa posizione. Per me è un ruolo difficile, sono lontano dalla porta. Ma va bene così, devo imparare”. E aggiunge: “Se Ilicic mi puoi aiutare a fare più gol? Al contrario, posso essere io ad aiutare lui, io devo dare qualità e gioco alla squadra, più che cercare di fare io gol, devo aiutare anche Duvan a fare tanti gol”.

Gomez trequartista segna meno ma diventa re degli assist della Serie A: 11 nel 2018-19 quando Zapata realizza 23 gol e 16 assist nello scorso campionato, quando Zapata e Muriel segnano 18 gol a testa e Ilicic 15. E l’Atalanta sfiora quota 100 gol e ancora vola in Champions League.

Il Papu è sempre presente, è lui che trascina il gruppo con la sua fascia di capitano personalizzata, dalla vittoria in Ucraina alla doppia sfida col Valencia, dove la stella di Ilicic si prende la vetrina. L’Atalanta riparte per la seconda volta consecutiva in Champions League e si ritaglia un nuovo ruolo per Gomez, che diventa tuttocampista.

Lo spiega Gasperini, dopo il 4-1 a Roma contro la Lazio, il 30 settembre scorso, dove il Papu segna due gol: “Gomez è un tuttocampista, un giocatore straordinario. E’ chiaro che la squadra sta facendo cose egregie, ma lui nei momenti decisivi dà dei tocchi di genialità”.

Gomez segna il suo ultimo gol atalantino in Champions il 21 ottobre al Midtjylland e in campionato il 4 ottobre al Cagliari. Il resto della storia lo conoscete già: la lite con Gasp, la società che appoggia la decisione del tecnico di non convocare il Papu con la Roma, il 20 dicembre scorso.

Gomez gioca 37 minuti a Torino contro la Juve ed è la sua ultima partita in nerazzurro. Con molte polemiche, perché non esulta neppure al gol di Freuler, che gli aveva restituito poco prima la fascia di capitano e perché canticchia l’inno della Juve. Ormai è separato in casa e… lo strappo non si ricuce più.

I numeri sono da podio nella storia atalantina: 252 partite, 59 gol e 71 assist. Ma ora siamo ai titoli di coda: dopo sette anni si conclude la storia tra Gomez e l’Atalanta. “Per me ci sono tre capitani, Toloi, Freuler e De Roon“, ricorda Gasperini mettendo la parola fine.

Un epilogo triste, peccato perché il tifoso atalantino si sarebbe aspettato di poter celebrare un addio come quello di Stromberg, o quello di Bellini, campioni esemplari. “Una bandiera”, come cantava il Bepi riferendosi a capitan Massimo Carrera.

Invece il Papu se ne va malinconicamente a quel Siviglia che ha già accolto dieci anni fa Cigarini e Guarente, poi tornati all’Atalanta dopo una breve esperienza. Però Gomez compirà il mese prossimo 33 anni. E difficilmente tornerà all’Atalanta per fare il dirigente, ma chissà…sarà una storia tutta da riscrivere.

Comunque, in bocca al lupo Papu.

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