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Lo smart working nel settore assicurativo: l’esempio delle Generali a Bergamo

Giovanni Baggini, socio di Generali Italia Agenzia di Bergamo San Bernardino: “Polizze digitali, processi innovativi e formazione”.

Generali Italia Spa è una delle principali compagnie assicurative italiane, controllata al 100% da Assicurazioni Generali Holding (51 paesi del mondo, un volume di 61 milioni di clienti e una raccolta premi di circa 70 miliardi di euro nel 2019). La Compagnia è rappresentata sul territorio di Bergamo da tre Agenzie. Giovanni Baggini è rappresentate procuratore e, con Claudio Cominelli, Marco Bertoli, Alessandro Giardelli e Riccardo Barzasi, socio dell’Agenzia Generali di Bergamo San Bernardino. Da qui, i cinque soci gestiscono il lavoro di 32 dipendenti amministrativi e una rete di 40 tra agenti e collaboratori, al servizio di circa 16 mila clienti per un giro di raccolta premi di circa 50 milioni all’anno. L’Agenzia, oltre alla sede centrale di Bergamo, ha sei filiali in provincia: Seriate, Almè, Albino, Piazza Brembana, Alzano, Val Brembilla.

In linea con le direttive strategiche e commerciali del Gruppo, l’Agenzia di Bergamo è chiamata a decidere e implementare politiche organizzative e gestionali in modo autonomo. Proprio per questo, e anche mossi dalla curiosità di capire il grado di reattività – e innovazione – di un settore chiave per le persone e le imprese come quello assicurativo, abbiamo chiesto a Baggini come è stata affrontata la sfida posta dalla pandemia nell’organizzazione del lavoro per l’erogazione di servizi essenziali (e quindi mai chiusi dai DPCM per il contenimento del Covid-19)

Prima dello scoppio della pandemia, stavate già sperimentando lo smart working?

Prima della pandemia non abbiamo mai applicato per i nostri collaboratori dipendenti il lavoro agile. Il nostro lavoro amministrativo era organizzato in modo tradizionale, in ufficio. I commerciali, invece, per funzione sono sempre stati meno legati al luogo fisico dell’Agenzia. Da un anno e mezzo però stiamo emettendo polizze digitali, in cui tutto il processo è online. Questo ci ha aiutato moltissimo a riorganizzare il lavoro in lockdown. Non abbiamo mai chiuso l’Agenzia perché, come le banche, eroghiamo un servizio essenziale: le polizze di responsabilità civile auto (RCA), per esempio, sono obbligatorie e, per legge, si deve sempre permetterne la contrattazione.

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Come è stata strutturata l’organizzazione in termini di smart working durante la fase acuta del Covid?

Con il lockdown abbiamo collocato in remoto il 30% del personale amministrativo e oltre il 70% degli agenti commerciali. Abbiamo attivato tutte le prescrizioni a norma di legge per mettere in sicurezza gli spazi fisici dell’Agenzia, 1500 mq di uffici, per quanti avevano la necessità di lavorare in presenza. Abbiamo installato plexiglass, il rilevamento digitale della temperatura, predisposto regolari sanificazioni dell’ambiente.

E dopo il lockdown cos’è cambiato?

Non molto, in sostanza. I commerciali sono diventati ancor più autonomi anche nel perfezionamento della contrattualistica e, di conseguenza, ancor meno presenti in Agenzia. Abbiamo adottato nuovi software per offrire ai nostri collaboratori ancor più autonomia rispetto ai programmi precedenti. Il Covid-19 è stato l’acceleratore di un processo già avviato anche a livello di Gruppo.

Nel futuro cosa pensa che cambierà nell’organizzazione del lavoro?

Il futuro si svilupperà nella direzione del presente: indietro non si tornerà. Dei nostri 32 dipendenti amministrativi 29 sono donne e da alcune di loro è arrivata la richiesta di continuare sulla strada del lavoro agile, che meglio si adatta a conciliare vita familiare e lavoro. Ma la soddisfazione non è solo delle donne: anche buona parte dei collaboratori commerciali che praticano lo smart working ci chiedono di mantenere questa opzione, e noi vogliamo andare incontro alle loro esigenze. Il nostro obiettivo è incrementare la produttività, la sottoscrizione delle polizie digitali e la soddisfazione di tutti i nostri collaboratori, convinti che ciò sia propedeutico al miglioramento continuo del nostro servizio. Già oggi buona parte dei contratti che emettiamo sono digitali (circa il 60%) ma riteniamo che, per come stiamo organizzando il nostro futuro, ci siano ulteriori margini di miglioramento.

Cosa pensano i lavoratori dello smart working? Avete in qualche modo rilevato le loro opinioni o avete in programma di farlo?

Come di fronte a tutte le novità, all’inizio qualche resistenza c’è stata, soprattutto tra i lavoratori di lungo corso. Le abitudini si sedimentano e serve tempo per accettare e vivere il cambiamento. Nelle nuove generazioni c’è più disponibilità al cambiamento di per sé stesso. Ad oggi però, visti i risultati, tutti sono d’accordo, giovani e meno giovani. Per raccogliere pareri e opinioni abbiamo organizzato riunioni allargate: i feedback sono stati molto positivi.

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Si cercherà, come altre aziende hanno già fatto, un accordo sindacale sull’applicazione dello smart working?

Noi aderiamo al contratto collettivo nazionale degli agenti assicurativi. Al momento non ci risultano novità in tal senso, ma certamente il tema è ben presente ai livelli competenti.

Lo smart working incide sulla produttività? Cosa rileva dalla sua posizione?

Al netto delle fatiche iniziali legate alle connessioni internet non sempre e per tutti performanti allo stesso modo e alla disponibilità di device, pc e tablet da incrementare oltre che dei software da ottimizzare, il livello di produttività è stato sempre più che accettabile. Ci aspettiamo di più per il futuro, ma per essere in un fase sperimentale siamo soddisfatti.

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Avete in programma iniziative di formazione per massimizzare l’efficacia del lavoro per obiettivi, tipico dello smart working?

Sì, senz’altro. Facciamo circa 3 mila ore di formazione all’anno erogate sia da personale interno che da consulenti esterni. Attualmente stiamo valutando un programma per affinare competenze e abilità utili al lavoro agile e sfruttare al meglio questa opportunità.

Avete in programma cambiamenti o restyling degli spazi fisici dell’azienda?

In futuro potremmo avere meno bisogno di spazio fisico. Il nostro quartier generale di via San Bernardino è di 1500 mq, già molti. Se in futuro avremo spazi fisici a disposizione stiamo pensando di convertirli in attività sinergiche per meglio gestire e sviluppare i rapporti di consulenza e fidelizzazione dei nostri clienti, ad esempio, allestendo spazi dedicati ad eventi, un punto snack, aree dedicate al coworking. Per i nostri collaboratori commerciali il futuro prossimo non vedrà più scrivanie riservate ma spazi aperti, flessibili, dove si lavora in rete e con gli strumenti che la tecnologia continuerà ad offrirci.

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Commenti

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  1. Scritto da Criefo

    Ci sono compagnie che da molto tempo prima sono completamente digitalizzate. Nulla di nuovo quindi.