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La scrittrice americana, scalvina d’origine, e la campagna per Joe Biden fotogallery

Adriana Trigiani vive a New York, ci racconta la situazione negli Usa

“Biden è il miglior presidente che potessimo avere”. Parola di Adriana Trigiani, scrittrice americana e regista di successo, dalle profonde radici bergamasche. I suoi nonni materni sono nati a Schilpario e Vilminore e portano i “mitici” cognomi alle latitudini scalvine di Spada e Bonicelli.

Dopo un passato alla televisione, Adriana oggi pubblica romanzi in tutto il mondo e uno dei suoi libri, “Big Stone Gap”, è stato trasposto per il grande schermo sotto la sua regia, con attori di Hollywood del calibro di Whoopi Goldberg e Ashley Judd. L’abbiamo raggiunta nella sua casa di New York, dove vive nel Greenwich Village sulla 14ª strada. Una curiosità, per anni ha diviso lo stabile in cui tuttora abita con Michael Patrick King, acclamato regista di “Sex And The City”.

È iniziata una nuova era in America. È Biden il presidente giusto per guidare questa transizione?

Come dicevo – spiega Adriana – Joe Biden è la migliore persona che potesse essere eletta, in quanto in grado di ‘unire’. Persino quelli che sono irremovibili nella loro opposizione a prescindere, se disposti ad ascoltare, potranno almeno riuscire a capire il perché di certe scelte. Il nuovo presidente è uomo di grande esperienza che porta con sé un immenso bagaglio di competenza, di cui c’è disperato bisogno. Biden è poi un uomo di grande fede e spiritualità, profondamente cattolico, che con forza rivendica le sue radici irlandesi. È un uomo molto sensibile, sempre in grado di offrire una parola di conforto per tutti. Ma Joe Biden è anche un uomo d’azione, idee e visione. Direi che addirittura incarna in sé le Beatitudini. La sua idea di governo è fatta di lavoro, lavoro e lavoro per coloro che lo hanno eletto. E ancora duro lavoro, per tutti quelli che non l’hanno votato. Tutto ciò che dice o fa rispecchia i valori cristiani che gli sono stati inculcati dai suoi genitori. La sua fede è il suo rifugio sicuro, e ciò che detta la sua linea d’azione. So da fonte certa che durante la campagna elettorale la priorità della sua giornata era di trovare il modo di andare a Messa, in qualunque città si trovasse. Il giorno dell’insediamento non solo lo ha iniziato in chiesa, ma ha anche voluto con sé alcuni leader repubblicani, per pregare insieme a lui per il futuro dell’America. L’approccio del presidente Biden rispetto alla vita e al lavoro sarà un vero toccasana per chiunque, qualsiasi religione professi e qualunque sia il suo credo.

Dalle sue parole ci sembra di capire che lei conosca personalmente il presidente. Ha avuto un qualche ruolo nella sua campagna elettorale?

Sì, anche in realtà ci siamo visti solo online, su Zoom. Non lo considero un ‘vero’ incontro, ma sono sicura che ci vedremo presto, non appena la pandemia sarà finita. Ho però avuto un incontro di persona con la nuova first lady, e ho collaborato come volontaria nella prima fase della campagna elettorale, prima che Biden ricevesse l’investitura ufficiale dal Partito Democratico. Abbiamo cercato di aiutarlo in ogni possibile modo; eravamo in centinaia. Tutti noi eravamo sicuri che Joe fosse l’unico candidato in grado di vincere le elezioni, seppure in una rosa di persone di grandi qualità. Non è stato facile, ma partivamo dalla convinzione che la nostra nazione fosse ‘impantanata’ sia in politica interna sia estera e che ci fosse bisogno di un uomo d’esperienza, di cuore e di grandi principi in grado di riportarci sulla strada giusta. Non avevamo dubbi che dovessimo fare qualcosa perché questo avvenisse, e che proprio Biden fosse in grado di farci uscire dalle tenebre. Credetemi quando dico che Biden è la guida di chiunque ‘abbia’ una coscienza. È stata una bellissima campagna elettorale che ha messo al centro i bisogni delle persone. Il nostro lavoro non è servito solo a farlo vincere, ma anche ad assicurare ad alcuni di noi ruoli di rappresentanza attiva.
Come dicevo, ho incontrato la moglie Jill prima del Covid. Abbiamo avuto un incontro informale a New York, dove vivo, con un gruppo di donne che volevano aiutarlo per la campagna elettorale. La nuova first lady è una persona di una gentilezza unica, e di estrema intelligenza. Sembra che la saggezza le derivi direttamente da San Francesco, quando disse: ‘Non c’è nulla più forte della gentilezza, e nulla è gentile come la vera forza’. La signora Biden è forte, ma con una dolcezza di fondo che ammiro molto, così come il suo continuo supporto alle famiglie dei nostri soldati. Non mi meraviglia che sia così in quanto i Biden provengono da una famiglia di militari e anche la loro figlia Beau ha scelto di arruolarsi. Ora insegna letteratura inglese, oltre che essere un’ottima moglie e mamma dalle radici italiane. Narrativa e letteratura di ogni genere sono le cose più importante per lei.

Come è cambiata l’America durante la presidenza di Trump? E la vita di tutti giorni a New York, dove lei vive?

Negli ultimi 4 anni l’America si è ritrovata più divisa. Quello che abbiamo visto al Campidoglio il 6 gennaio è stato orribile ma non inaspettato. I contestatori sono stati spinti a fare del male dai più alti livelli. Non capisco la ragione di tanta rabbia, quando avrebbero dovuto essere felici avendo avuto il presidente che sognavano per un intero mandato. La verità è il cuore pulsante della democrazia ed è la lettura oggettiva dei fatti che porta alle soluzioni. L’assenza di verità, invece, porta solo all’impossibilità di risolvere i problemi e fa svanire la fiducia. L’emergenza Covid che ha colpito così duramente la nostra amata Bergamo, in America è stata trattata nella maniera più disastrosa possibile sin dall’inizio. I morti qui hanno raggiunto quota 400mila, lasciando una ferita profonda. Di più, la vera ferita è il fatto che l’amministrazione uscente ci ha mentito a questo riguardo, e le bugie sono di fatto continuate fino all’ultimo giorno della presidenza Trump. La nota positiva di questa tragedia sono i professionisti che hanno affrontato questo nemico e continuano a farlo. Le nostre infermiere, dottori, collaboratori domestici, insegnanti e scienziati si sono prodigati con competenza e impegno. Non hanno mai gettato la spugna.

Quali sono le sfide che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare? Pensa che il giudizio del mondo verso il suo Paese sia cambiato rispetto a prima?

Le sfide sono molte, interne ed internazionali. Il solo Covid e la devastazione che ha portato non può più aspettare. Reperire e distribuire i vaccini in tempi rapidi è una delle priorità che dobbiamo affrontare. Il Presidente Biden ha giustamente ricordato che ‘non c’é nulla di impossibile se siamo uniti’. Io gli credo e so che saremo in grado di stanare questo terribile virus in qualsiasi parte del Paese si trovi. Gli americani sono abituati a risolvere i problemi, al di là di ogni altra considerazione. Siamo buoni vicini di casa, anche se ovviamente non siamo perfetti. Ma qui sta il valore delle elezioni. La democrazia rende gli eletti responsabili di fronte all’elettorato. Noi non siamo mai stati preoccupati di prendere decisioni in corsa o di cambiare strategia. È il nostro voto che ci dà questo potere. Spero che il mondo ci veda ancora come la culla della democrazia, e spero che il mondo capisca che anche se una democrazia a volte non è al suo meglio, c’è sempre la possibilità di scegliere una strada diversa che porti a soluzioni migliori. Democrazia è un concetto nobile, ma richiede una cittadinanza attiva, interessata e attenta. La stampa ha un’importanza estrema, e dobbiamo sempre cercare di supportare i nostri ‘custodi della verità’. Spero che l’elezione del presidente Biden rappresenti una svolta all’insegna di dignità, decenza e verità nelle questioni di governo, possibilmente ben raccontate dalla stampa di ogni livello.

Pensa che l’America sia divisa in due blocchi? Quali sono i rischi per l’immediato futuro?

Negli Stati Uniti abbiamo un sistema bipartitico che per forza di cose porta a un sistema binario. A volte gli elettori apprezzano un candidato, a volte meno, ma nonostante ciò esercitano il loro diritto di voto. Alcuni si limitano a seguire la linea del partito. Ora il rischio maggiore per il nostro Paese è il ritardo in decisioni concrete e il conseguente ingorgo che si è creato al Congresso. Non credo che questo accadrà, credo piuttosto che i miei concittadini fossero stanchi di questi giochi e che queste elezioni siano state guidate dal desiderio di rompere questo meccanismo.

Come è cambiata la sua vita da artista nell’ultimo periodo?

Ovviamente ci sono stati alcuni cambiamenti a causa della pandemia. Niente incontri, niente spostamenti. È un piccolo sacrificio che dobbiamo fare tutti per contenere il virus. Ogni artista però ha la possibilità di rifugiarsi nel suo mondo, cosa questa che considero preziosa, anche se tuttavia la preoccupazione per il futuro del mondo ha un suo effetto anche su di noi. Gli artisti sono in grado di captare le emozioni di una determinata cultura e dipingono, cantano e ricreano l’energia insita in queste emozioni. Un artista vive nel momento, e quando il momento è doloroso, noi esprimiamo quel dolore.

Un pensiero per i nostri lettori?

Vorrei estendere la mia gratitudine e tutto il mio amore ai bergamaschi della città, di Schilpario e di Vilminore. Le mie radici sono lì e durante la pandemia ho sempre pregato per voi. Ho ammirato la vostra determinazione e dignità in questo periodo difficile. Il vostro dolore è stato anche il mio. Scrittori, storici e poeti mi hanno fatto ricordare la grande forza d’animo degli abitanti di Bergamo e della Valle di Scalve nei momenti più bui della vostra storia. Vi ammiro molto e aspetto solo di tornare nei paesi che hanno dato i natali ai miei nonni, Schilpario e Vilminore. Il mio cuore è americano, ma la mia anima è profondamente italiana.

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