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“La regina degli scacchi”: miniserie su luci ed ombre della vita di una giocatrice prodigio

In un orfanotrofio negli anni ‘50 una ragazzina rivela un talento incredibile per gli scacchi che la porta verso la fama, ma intanto è costretta a lottare con una problematica dipendenza

Titolo: La regina degli scacchi

Regia: Scott Frank

Genere: Drammatico

Durata: 50’ circa per 7 episodi

Interpreti: Anya Taylor-Joy, Bill Camp, Christiane Seidel, Rebecca Root, Chloe Pirrie

Programmazione: Netflix

Valutazione: ****

Anni 50’: Beth Harmon (Anya Taylor-Joy) è una bambina di 9 anni che, a seguito della tragica scomparsa dei genitori, si trova a dover passare l’infanzia nell’orfanotrofio diretto dalla signora Deardorff (Christiane Seidel). Nell’istituto farà presto la conoscerà di Jolene (Moses Ingram), ragazza più grande con cui spesso trascorre le sue giornate, e soprattutto del signor Shaibel (Bill Camp), anziano bidello che per primo le insegnerà a giocare a scacchi. Oltre alle amiche e ai giochi d’ingegno Beth ha però un altro passatempo che, per quanto triste, era molto comune negli orfanotrofi di quegli anni. Alla ragazzina, così come alle compagne, viene infatti data quotidianamente una piccola pillola dal colore verdognolo i cui effetti ricordano fortemente quelli di un potente tranquillante.

Anni dopo Beth sarà adottata dalla signora Alma Wheatley e dal marito e nella sua nuova casa in Kentucky la ragazzina inizierà a partecipare a molte competizioni e tornei di scacchi vincendoli quasi sempre senza mostrare particolari problemi o difficoltà. Parallelamente alla fama di scacchista prodigio però Beth si troverà ben presto ad affrontare anche le sue dipendenze da alcol e farmaci, perennemente in bilico tra la gloria ed il baratro.

regina degli scacchi

Basato sull’omonimo romanzo del 1983 di Walter Travis, “La regina degli scacchi” (The Queen’s Gambit) è una mini serie prodotta da Netflix che esplora e scava nella vita di una giovane le cui abilità cognitive superiori, esternate al mondo tramite il gioco degli scacchi, vengono tristemente adombrate dalle dipendenze derivanti da un’infanzia difficile passata in solitudine.

Quella di Beth, benché edulcorata e presentata in una confezione godibile e tecnicamente eccelsa, è infatti la storia di un drammatico trauma infantile che, anni dopo, si ripercuote sull’esistenza di una giovane problematica che in tutto e per tutto ricorda la mitologica figura dello scacchista americano Robert “Bobby” Fischer, uomo egocentrico e controverso affetto da sindrome di Asperger.

La genialità della ragazza unita alla sua sregolatezza, il suo coraggio nel volersi inserire con forza in un mondo dominato dagli uomini e la sua irrefrenabile voglia di imporsi sull’avversario sono solo alcuni dei tratti che delineeranno una figura complessa, felice in apparenza ma con un inferno interiore che solo alcol e psicofarmaci possono domare, la cui evoluzione sarà il fulcro principale del racconto.

Al pari del bruco e della farfalla, durante i 7 episodi della serie lo spettatore viene proiettato con forza nella folle mente di una donna che, da fragile orfana di 8 anni si trasforma ben presto in una tanto geniale quanto smaliziata campionessa di scacchi, dimostrandosi capace di affermarsi sulle scacchiere di tutto il mondo ma, tristemente, non nella vita sociale di tutti i giorni.

Drammatico e psichedelico viaggio nella mente di una giovane dalla mente superiore, “La regina degli scacchi” porta in scena una storia di formazione in cui un’affascinante protagonista sarà chiamata a sopravvivere nella società puritana degli anni ‘50 negli Stati Uniti.

Battuta migliore: “Creatività e psicosi spesso sono compagne”

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