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Dalmine, multa per semaforo rosso annullata: per il Giudice non basta la foto

Nel ricorso l'automobilista aveva spiegato di essere passato perché arrivava un'ambulanza. Il comandante Amatruda: "Decisione assurda"

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“Non è stata provata la responsabilità in quanto l’accertamento automatico dell’infrazione semaforica non consente al soggetto accertatore di valutare ogni elemento utile al momento dei fatti, avendo egli operato tale manovra in assoluta sicurezza e con tutte le cautele imposte, non causando alcun pericolo o intralcio alla circolazione per gli altri utenti della strada”.

Con questa motivazione il Giudice di pace del Tribunale di Bergamo Ernestina Carrara ha annullato un verbale da 326 euro (oltre a 20,60 euro per le spese di accertamento) elevato a un automobilista che era passato con il rosso al semaforo delle piscine, quello all’incrocio tra viale Locatelli e l’ex Provinciale 525.

L’infrazione era stata rilevata il 18 gennaio 2015 grazie al sistema di telecamere installato nella zona del semaforo. Dopo qualche settimana l’automobilista, bresciano, che secondo la sua versione quel giorno era passato con il rosso perché dietro di lui stava arrivando un’ambulanza a sirene spiegate, aveva ricevuto a casa il verbale con le foto che accertavano l’infrazione.

L’uomo però non si è arreso e ha deciso di rivolgersi all’ufficio legale di Ricorsi.net, associazione napoletana di esperti in materia che opera in tutta Italia. Del caso se n’è occupato l’avvocato Alberto Russo, che basandosi su alcuni orientamenti della Cassazione ha presentato prima un ricorso amministrativo al Prefetto di Bergamo per chiedere l’annullamento della sanzione, che l’aveva rigettato, poi al Giudice di pace di Bergamo che invece l’ha accolto.

“Si tratta di una sentenza rivoluzionaria – spiega il legale – destinata a far scuola e mettere in crisi l’intero sistema di rilevazione tramite questo tipo di dispositivi delle forze dell’ordine.

Per il giudice non sono bastate infatti le immagini, ma l’operatore avrebbe dovuto provare non solo che il mio assistito fosse passato col rosso, ma anche che la manovra avesse creato pericolo agli utenti della strada. E quindi essere sul posto al momento dell’infrazione”.

Il verdetto è stato accolto con un certo disappunto dal comandante della polizia locale di Dalmine Aniello Amatruda: “Mi sembra una sentenza abbastanza stravagante – le parole dell’agente – in quanto la contravvenzione è stata elevata grazie alle immagini di un sistema automatico regolarmente omologato. L’automobilista avrebbe dovuto provare che non fosse passato col rosso, oppure che l’avesse fatto per motivi validi come l’arrivo di un’ambulanza”.

“In ogni caso – prosegue Amatruda – questa decisione assurda non fa storia poiché emessa da un Giudice di pace, non da una Cassazione, e anche perché tutti i precedenti ricorsi per questo motivo, a quel semaforo, erano stati respinti. E non escludo che faremo ricorso in Tribunale. Intanto ovviamente le multe continuiamo a farle. A mio avviso è molto più importante la sicurezza della circolazione rispetto ai cavilli giuridici”.

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Commenti

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  1. Scritto da Greykid

    Ante-Covid, passavo da quel famigerato incrocio quasi tutti i giorni, tornando a casa dal lavoro e mi ricordo benissimo di tutti gli spaventi che mi ha fatto prendere quel malefico semaforo. Pur sapendo di quell’infernale aggeggio e standoci ben attento, mi capitava a volte (in quel tratto di strada fra le 6 e le 7 di sera c’era sempre una colonna unica di auto e si andava pianissimo) di trovarmi sull’incrocio quando scattava il giallo, e di far fatica a liberarlo prima che arrivasse il rosso. Mi è sempre andata bene, ma non vuol dire niente. Chi passa di là rischia sempre. Se veramente vi sta tanto a cuore la sicurezza e non gli introiti per il comune di Dalmine, allungate i tempi del giallo, che è senz’altro alla durata minima consentita dalla legge.

  2. Scritto da Francesco Giuseppe

    Finalmente qualcuno che sta dalla parte dei cittadini e non degli enti succhia soldi a tradimento, come sono oggi diventati, i comuni tutti!