Nei dati dei contagi entrano i tamponi rapidi. A Bergamo calano i positivi - BergamoNews
Report 12-18 gennaio

Nei dati dei contagi entrano i tamponi rapidi. A Bergamo calano i positivi

Nell'ultima settimana l’indice contagi/popolazione bergamasca è sempre il più basso in Lombardia: 2,70%

Ed eccoci all’ormai consueto report settimanale che riassume i dati salienti e la situazione del Covid-19 a Bergamo, in Lombardia, in Italia e nel mondo relativi al periodo compreso tra il 12 e il 18 gennaio.

Da venerdì 15 gennaio la comunicazione relativa ai test effettuati registra un’importante variazione: ai tamponi molecolari, gli unici fino a quel giorno riconosciuti per la diagnosi di Covid-19, si affiancano i test rapidi di ultima generazione, come previsto dalla Circolare del Ministero della Salute “Aggiornamento della definizione di caso Covid-19 e strategie di testing” dello scorso 8 gennaio 2021. Quello che vedremo d’ora in avanti non sarà quindi un reale incremento dei tamponi eseguiti: gli stessi test venivano infatti effettuati anche nei mesi scorsi, ma non conteggiati ufficialmente perché le positività richiedevano conferma con test molecolare. Per effetto di questa variazione si genera da oggi un aumento del denominatore, con un calo dei valori relativi al “rapporto positivi/tamponi totali” e al “rapporto positivi/casi testati”: causando una discontinuità con il passato e rendendo privo di significato il confronto con i dati storici.

E c’è un altro aspetto: le Regioni dovrebbero inserire a sistema solo i test rapidi con le caratteristiche indicate nella Circolare; ma, in molti casi, i test eseguiti sono di tipologia diversa (ne esiste sul mercato un’ampia gamma). Alcuni di questi con una sensibilità che, alla verifica in laboratorio, si è rivelata molto inferiore al 50%. Se nel sistema, come pare dalle dichiarazioni di alcune Regioni, venissero inseriti anche i risultati ottenuti con questi test non essendo possibile distinguerli per come vengono trasmessi dai singoli laboratori, ci troveremmo di fronte a una fotografia falsata dell’epidemia.

Per questi motivi, il numero dei tamponi e il relativo tasso di positività non saranno evidenziati in questo report. I nuovi casi, gli ingressi nelle terapie intensive, i decessi, l’andamento dei ricoveri in area medica e la pressione sul sistema sanitario, indice Rt, rimangono comunque dati di livello al fine di monitorare l’andamento della pandemia, pur non avendo tutti lo stesso peso epidemiologico.

Stiamo entrando in una fase particolarmente delicata dell’epidemia: i positivi di questi settimana, che riflettono il periodo post Capodanno, ci dicono quanto hanno contribuito le restrizioni natalizie.

Terapie intensive

Per quanto “ritardato” l’indicatore più affidabile sullo sviluppo del contagio è quello dei nuovi ingressi in terapia intensiva: che ci restituisce una fotografia dell’epidemia risalente a 2-3 settimane prima, ma veritiera. Meno preciso è invece quello che si basa sull’andamento dei ricoveri, perché l’attuale indicazione del sistema sanitario è quella di procedere, in tutti i casi in cui è possibile farlo, alle cure in ambiente domestico: strategia che porta, nei reparti di area medica, un numero di persone inferiore rispetto a quanto sarebbe accaduto adottando gli stessi criteri dei mesi scorsi, che avevano generato una rapida saturazione degli ospedali.

Nella settimana 12-18 gennaio i nuovi casi sono stati 101.086 rispetto ai 122.799 dell’ultima rilevazione. Le terapie intensive hanno visto 1117 nuovi ingressi contro i 1.260 della settimana precedente. In calo anche il numero dei ricoverati in T.I., attualmente sono 2544, in calo di 98 unità. In diminuzione anche i ricoverati, 22.884 rispetto ai 23.712 del 11 gennaio. Leggermente in rialzo l’indice Rt nazionale, da 1,02 a 1,1. I decessi sono stati 3.351 che, sia pure in diminuzione di 172 persone, portano il totale a 82.554. I pazienti in isolamento domiciliare sono scesi di circa 28.000 unità. Nel complesso, quindi, è stata una settimana che ha visto rientrare il pericolo della partenza di una terza ondata; nondimeno non c’è stata una netta inversione di tendenza, quindi siamo ancora in una fase di stallo, dove è sempre possibile una veloce recrudescenza qualora si abbassasse la guardia.

Lombardia e Bergamo

In Lombardia i nuovi casi sono scesi del 19%, ossia da 16.256 a 13.109. I nuovi ingressi in Terapia Intensiva sono stati 144 contro i 166 del periodo precedente. Attualmente risultano ricoverati in T.I. 449 pazienti, erano 462 lunedì scorso. Stabili i ricoveri (3.553 +31), così come le persone in isolamento domiciliare (49.562). L’indice Rt, che era a 1,40 il 12 gennaio, è sceso progressivamente portandosi ora di poco sotto l’1.

La provincia di Bergamo, dopo il rialzo visto alla conclusione del periodo precedente, ha riscontrato un calo di nuovi casi: da 676 a 545. In diminuzione anche i pazienti in T.I., da 38 a 31 e quelli ricoverati in area Covid, da 258 a 210. L’indice contagi/popolazione è sempre il più basso in Regione: 2,70%. Le altre province vanno dal 3,80% di Brescia che, per inciso, risulta avere nelle ultime settimane un numero piuttosto alto di nuovi casi, al 6,30% di Varese.

Ultimi 30 giorni

Vediamo ora un riepilogo degli ultimi 30 giorni, come comunicati dall’ Iss il giorno 16: i nuovi casi sono stati 393.532, 14.410 dei quali tra gli operatori sanitari (il 3,6%): questo dato è riferito alla sola professione, precisa l’Iss, e non al luogo del contagio che potrebbe essere avvenuto in ambito domestico. I decessi sono stati 10.802, considerando anche i pazienti che hanno contratto l’infezione prima dell’inizio del periodo rilevato. Il tasso di letalità negli ultimi 30 giorni è 2,7%, stabile sulle rilevazioni analoghe dello scorso dicembre: come semplice conseguenza di questo dato, i 557.717 “attualmente positivi” a livello nazionale si tradurranno in 15.058 nuovi decessi nei prossimi giorni e settimane. L’età mediana dei contagiati resta ferma a 48 anni, in linea con quella da inizio epidemia. La fascia di età più colpita, sempre negli ultimi 30 giorni, è quella 19-50 con il 43,1%, seguita da quella 51-70 con il 19,1%. Il numero dei soggetti asintomatici si mantiene al di sopra del 50% nelle diverse fasce di età, con la sola eccezione di quella 70-79 anni (49%). Il maggior numero dei casi asintomatici si registra al di sotto dei 19 anni, con un picco del 76% tra i 2 e 6 anni.

Campagna vaccinale

In Italia prosegue la campagna vaccinale con le prime somministrazioni dei richiami, portando il totale a quasi 1.200.000, di cui circa 188.000 in Lombardia. Intanto però fa discutere il taglio di 165mila dosi destinate all’Italia da parte di Pfizer: nel nostro Paese in questa settimana verranno consegnate 397.800 dosi invece delle 562.770 dosi previste. Pfizer, che gestisce autonomamente la distribuzione, ha rimodulato la quantità di dosi in arrivo in ogni Regione: Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta sono le uniche regioni che non avranno tagli.
Il totale dei vaccinati nel mondo si avvicina ai 50 milioni. Il Paese che ha effettuato il maggior numero di immunizzazioni, in rapporto alla popolazione, è Israele con il 30%. Sempre in base al medesimo indice seguono: Emirati Arabi Uniti (20%), Bahrein (9%), Regno Unito (7%), Stati Uniti (4%), Danimarca (3%). L’Italia è al 10° posto con il 2%.

Torna l’incubo in Cina

Da evidenziare che a un anno di distanza, torna l’incubo anche in Cina. Si è registrato infatti un nuovo record di contagi nel Paese: 103 nuovi casi in 24 ore, il picco più alto dal 30 luglio scorso, 82 dei quali nello Hebei. Cifre che fanno tornare di nuovo la paura e che al resto del mondo imprigionato da numeri di contagiati a 6 zeri, potrebbero sembrare irrisorie. Il nuovo focolaio preoccupa le autorità per la vicinanza con Pechino, dove sono state messe in lockdown oltre 500 mila persone nel distretto nord-orientale di Shunyi.

Inoltre da segnalare che Pechino ha dato finalmente l’ok all’arrivo della squadra internazionale di esperti dell’Oms incaricata di indagare lì dove tutto è cominciato. Dal 14 gennaio, infatti, la squadra di scienziati è al lavoro, che dovrebbe comprendere anche Wuhan, lì dove solo pochi giorni fa centinaia di persone ben assembrate munite di mascherine, festeggiavano il Capodanno davanti al resto del mondo chiuso in casa. La permanenza in Cina della squadra dell’Oms, scrive il South China Morning Post, dovrebbe durare sei settimane, incluso il periodo di quarantena a cui saranno sottoposti i membri del team, di cui fanno parte scienziati provenienti da Stati Uniti, Giappone, Russia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Danimarca, Australia, Vietnam, Germania e Qatar. Quella che comincerà giovedì prossimo è, per Pechino, la parte cinese di un’inchiesta che “dovrà effettuare indagini simili in altri Paesi e regioni dove si è diffuso il virus”, ha commentato il Ministero degli Esteri, senza peraltro entrare nel dettaglio del programma.

Le nuove varianti del virus

La pandemia da coronavirus supera la soglia dei due milioni di morti nel mondo e continua ad accelerare, avviandosi verso i 94 milioni di casi a livello globale: questa settimana i nuovi contagi sono cresciuti del 10% rispetto ai sette giorni precedenti. Un’accelerazione testimoniata dal conteggio del vittime: la soglia di un milione di decessi era stata superata lo scorso 29 settembre, quindi in poco più di tre mesi e mezzo sono morte tante persone quante nei sei mesi precedenti. E nello stesso periodo sono stati rilevati circa 60 milioni di nuovi casi.

A preoccupare sono in questo momento soprattutto le nuove varianti del virus che apparentemente lo rendono più facilmente trasmissibile, con il timore che ulteriori variazioni finiscano per rendere meno efficaci i vaccini. In particolare la variante cosiddetta “brasiliana” del Covid allarma gli scienziati britannici e di altri Paesi, perché considerata potenzialmente più contagiosa di qualsiasi altra mutazione individuata finora. L’Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto uno sforzo globale per espandere il sequenziamento e la condivisione dei dati sulle nuove varianti e una maggiore collaborazione scientifica per affrontare le incognite.

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