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Un anno di transizione con un occhio alla green economy

Il 2021 offre uno scenario segnato dall’incertezza della perdurante congiuntura Covid e dall’instabilità climatica che sta colpendo duramente l’agricoltura bergamasca da almeno un biennio

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Il 2021 offre uno scenario segnato dall’incertezza della perdurante congiuntura Covid e dall’instabilità climatica che sta colpendo duramente l’agricoltura bergamasca da almeno un biennio: questo è il punto di partenza dell’analisi che l’Ufficio Economico di Confai Bergamo sta tracciando nei primi giorni di quest’anno, al fine di individuare alcune linee guida fondamentali per orientarsi in un nuovo ciclo economico agrario che si preannuncia estremamente complesso e imprevedibile.

“Le imprese bergamasche stanno ancora calcolando nei dettagli le perdite di un’annata agraria in cui il fatturato globale provinciale del settore agricolo è passato improvvisamente dagli oltre 600 milioni di euro del 2019 ai circa 520 milioni del 2020 – esordisce Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia -. Quel che è peggio è che il nuovo anno si apre nell’incertezza più totale riguardo alla possibilità di un eventuale consolidamento in vista di un’auspicata ripartenza”.

In particolare, per le micro e piccole imprese agricole i suggerimenti di Confai sono improntati ad una prudenza estrema. “Qualsiasi tipo di investimento dovrà essere valutato minuziosamente – osserva Bolis – con un’attenzione particolare ai flussi di cassa, fortemente compromessi dal calo dei fatturati. Questo vale sia per le aziende produttrici di commodities che per quelle dedite alla trasformazione di prodotti ad alto valore aggiunto. In questa fase di grande incertezza, il consiglio generale è quello di esternalizzare e terziarizzare le operazioni colturali più gravose sotto il profilo organizzativo. Peraltro, ogni eventuale investimento dovrà tenere conto al massimo grado dei parametri di sostenibilità ambientale richiesti dai mercati e dalle istituzioni”.

Nel 2021 avrebbe dovuto vedere la luce una nuova programmazione della politica agricola (Pac) dell’Unione Europea, da tempo annunciata e basata su criteri innovativi, anche dal punto di vista gestionale, con una maggiore possibilità di adattamento delle misure di sostegno alle esigenze economiche e territoriali delle agricolture degli stati membri.

“Purtroppo una serie di fattori legati alla difficoltà delle istituzioni comunitarie di trovare un accordo di bilancio e all’impatto dell’emergenza Covid – spiega Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo – hanno fatto slittare l’entrata in vigore della nuova Pac al 1° gennaio 2023 con relativa proroga di un biennio della programmazione 2014-2020”.

Benché per le vecchie misure di politica agraria sia stato previsto un congruo rifinanziamento da parte dell’UE, per Confai si tratta comunque di un’occasione perduta per cercare di attivare rapidamente un periodo anticiclico di ripresa e investimenti. “In principio ci sarebbero le risorse per far ripartire fin da subito il settore primario nel nostro paese – chiarisce Cattaneo -, atteso che all’Italia dovrebbero toccare complessivamente oltre 3,8 miliardi di euro per i piani di sviluppo rurale del 2021 e quasi 4 miliardi di euro per i piani del 2022, contro la cifra di circa 3 miliardi assegnata nel corso del 2020. Tuttavia, l’attuale schema di attribuzione delle risorse, che esclude quasi totalmente le imprese agromeccaniche dalle liste dei potenziali beneficiari, rischia di perpetuare una situazione paradossale che disincentiva gli investimenti proprio da parte della categoria più orientata all’innovazione in agricoltura”.

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