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Treno per Orio: “Si pensi ad alternative o venga fatto interrato”

La risposta dei quartieri più colpiti dal treno per Orio, di Legambiente e Italia Nostra al progetto di RFI e le proposte presentate dal Comune di Bergamo

“Questo treno non s’ha da fare”, si potrebbe dire. Dopo la presentazione di inizio dicembre da parte della Rete Ferroviaria Italia (RFI) del progetto del treno per l’aeroporto di Orio al Serio, sono scaturite già le prime opposizioni.

Il primo (come tempistica) a portare avanti delle rimostranze al progetto di RFI è stato il Comune di Bergamo che, a fronte di alcune criticità rinvenute nell’analisi del progetto che rischierebbero di impattare notevolmente il contesto urbano, paesaggistico e ambientale della città, ha presentato un documento con delle proposte alternative a tutela di una maggiore compatibilità tra il treno e la città.

I più agguerriti, gli abitanti dei quartieri più coinvolti dall’impatto della costruzione della nuova rete ferroviaria: Boccaleone, Campagnola, Colognola,  San Tomaso de’ Calvi e Villaggio degli Sposi che, nella mattinata di venerdì 15 gennaio, hanno organizzato una conferenza stampa per presentare le loro alternative al progetto di RFI. Insieme a loro, anche gli esponenti di Legambiente e di Italia Nostra.

Un lungo documento che, prima di tutto, come ha illustrato Gianluigi Mologni del Comitato Aeroporto di Bergamo, riguarda tutta la città, non solo alcuni quartieri, e che parte dal presupposto che il progetto del treno sia stato redatto prima che venisse conclusa la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) del progetto di ampliamento dell’aeroporto e che nella VIA manchi l’analisi di soluzioni concretamente diverse ed alternative, come si legge nel documentato presentato.

“Ci sono alcune soluzioni che prevedono solo leggere diversità in una parte limitata del tracciato e, comunque, non sono state prese in considerazione soluzioni con mezzi di trasporto alternative”, precisa Mologni che vuole anche sottolineare come sia venuto anche meno tutto l’aspetto partecipativo tanto voluto nel nuovo PGT.

“Il progetto ha seguito un iter con modalità di pubblicità che non hanno consentito un’effettiva partecipazione dei cittadini che non può essere solo formale: la pubblicazione del voluminoso set documentale, avvenuta mesi dopo l’approvazione dei documenti “chiave” ed in tempi di “zona rossa” non ha previsto dilazioni dei termini per la presentazione pubblica del progetto e per la trasmissione delle osservazioni, da parte dei tanti cittadini direttamente interessati dall’impatto di un’opera simile”, spiega.

A venir più danneggiati dal progetto di RFI sono il paesaggio e le aree verdi nell’unica zona green a sud della città che ha già subìto forti danni a livello dei terreni agricoli presenti: “Sono già spariti 70milamq di terreno e con la realizzazione del treno dovremmo dire addio ad altri 90milamq – dichiara Elena Ferrario di Legambiente Bergamo – E ricordiamoci che questa zona andrebbe a costituire la cintura verde, che il PGT prevede invece di valorizzare da un punto di vista agricolo e paesaggistico per farne un polmone verde per l’intera città, in previsione di una continuità con le aree del Parco dei Colli di Bergamo che ha imposto nel suo Piano, attualmente in salvaguardia, un vincolo di natura paesaggistica”.

“In più – aggiunge Paola Morganti di Italia Nostra Bergamo – il treno ricade in aree che il Piano Provinciale individua tra quelle agricole strategiche e di valore ecologico-ambientale e storico, testimoni dell’antica opera di centuriazione romana dell’agro bergomense. Il treno ne comporterebbe il frazionamento, rendendole aree residuali e danneggiando in modo irreversibile il contesto ambientale e faunistico”.

Un danno per l’ambiente e per la vita dei cittadini, in particolare, del quartiere di Boccaleone che si troverebbero a convivere con “sproporzionate barriere fonoassorbenti alte fino a 7 metri e con una spaccatura nel quartiere che intaserebbe la viabilità e renderebbe difficoltoso il raggiungimento degli insediamenti scolastici-religiosi- culturali-assistenziali – commerciali del quartiere”, spiega Guglielmo Tarenghi del Comitato di Boccaleone.

I quartieri, Legambiente e Italia Nostra, quindi, chiedono, prima di tutto, di “subordinare il progetto all’esito delle Valutazioni Ambientali di legge per l’aeroporto” (si legge nel documento) e di valutare altre opzioni che non prevedano il treno. 

E “se la ferrovia dovesse risultare la soluzione più sostenibile – continua il documento – il tracciato deve essere il più possibile interrato (coinvolgendo anche l’attuale tratta Bergamo-Brescia, di cui, con un altro progetto, si prevede il raddoppio) consentendo di ricucire i quartieri anziché dividerli, eliminando la necessità di barriere fonoassorbenti, facendone un’occasione di riqualificazione delle aree attraversate”. Scelta che, sottolineano, permetterebbe anche la realizzazione di una fermata (interrata) in zona Fiera.

Una proposta agli antipodi di quella dell’amministrazione (presentata come alternativa al progetto di RFI) che prevede uno sviluppo “a raso” della tratta perché, spiega Tarenghi, “non risolverebbe il problema, ma semplicemente abbellirebbe la cartolina dello skyline di Città Alta, ma niente di più. Le barriere fonoassorbenti rimarrebbero. Non impedirebbe la frattura del quartiere e il frazionamento delle aree agricole. In più, la ciclopedonale proposta dal Comune non risolverebbe comunque i problematici aspetti di tipo viabilistico”.

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Commenti

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  1. Scritto da claudiocremaschi

    La cosa più drammatica è che non esiste uno studio sui benefici dell’opera ( a parte quelli per Sacbo e Ryanair). Dato il. Acino di utenza dell’aeroporto, e molto improbabile che si ottenga una riduzione del traffico privato. Se invece i soldi si utilizzassero per risolvere il problema del nodo ferroviario a Treviglio il “salto del montone”) si avrebbe un possibile miglioramento della frequenza e della velocit dei treni BG-MI , con vantaggi per tutti i pendolari e anche per gli utenti dell’aeroporto, molto più che per 5 km di inutile ferrovia

  2. Scritto da usiamo il cervello

    Un servizio pubblico si può fare anche meglio e spendendo meno. E servendo più tanta gente possibile. Invece si preferisce fare solo per una attività ceh non ha ancora i benestare di compatibilità ambientale. Chi paga le tasse poi paga lo spreco di denaro pubblico .

  3. Scritto da usiamo il cervello

    Anche noi chiediamo che si facciano opere di servizio pubblico. 200 milioni di euro per fare 6 km di ferrovia, anziché 3 interrati, senza uno straccio di analisi costi/benefici, senza valutazione di proposte alternative, massacrando un quartiere , al solo servizio dell’aeroporto non è un servizio pubblico, ma buttare sodi nel cestino. L’esempio lampante è il fallimento del Malpensa Express che pure serve direttamente un aeroporto che ha il triplo dei passeggeri, o l scelta di Milano di fare invece delle FS un collegamento metropolitano che serva soprattutto alla città e non solo all’aeroporto. Orio può essere collegata anche con bus elettrici con costi infinitamente inferiori e tempi di percorrenza minori, e al servizio anche della città

  4. Scritto da Greykid

    Siamo alle solite , in Italia. Se non si fanno opere di servizio pubblico si lamentano tutti, se si fanno si lamentano lo stesso. Facciamo 3 chilometri di ferrovia interrata, magari rivestiamo anche le pareti delle gallerie in legno di vengé! Ci costerà come il traforo del Monte Bianco, ma intanto paga il pubblico (cioè chi paga le tasse).