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Una Dea dal sapore colombiano: in Coppa con accento russo-tedesco

Muriel tira la volata per la qualificazione ai quarti con assist e gol, Miranchuk ringrazia e segna, Gosens regala altri due assist

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Se i tre gol sono una piacevole abitudine che continua anche in Coppa, si può fare un applauso all’Atalanta anche per aver liquidato la pratica Cagliari senza dover ricorrere ai supplementari o rigori, tendenza abbastanza diffusa (sarà stato per leggerezza o deconcentrazione) tra le grandi in questo turno, vedi Milan, Juventus, Inter. E senza faticare come ha fatto il Napoli con l’Empoli, tutti avversari sulla carta nettamente inferiori.

Nella ghiacciaia del Gewiss Stadium, dove i giocatori qualche volta scivolano ma non pattinano come sul lago di Endine, la Dea timbra la sesta vittoria nelle ultime otto partite.

Mica male, perché non è tutto scontato. Vero che già tre mesi e mezzo fa il Cagliari aveva preso cinque gol, però in passato qualche scherzetto l’aveva giocato anche qui a Bergamo.

Dal campionato alla Coppa Italia cambiano gli interpreti, ma il risultato è ribadito con forza e non è più pesante solo perchè il portiere Vicario è uno dei migliori e soprattutto nel primo tempo si oppone, lui più di tutti, al tiro a segno nerazzurro.

L’apripista della partita è ancora Muriel, come a ottobre e come nelle ultime sei gare, sempre a segno. Un assist per il bel gol di Miranchuk tanto per cominciare, una traversa su punizione, poi un gol da opportunista dell’area per rimettere le cose a posto e un mezzo assist anche sul terzo gol: è Lucho che batte l’angolo corretto in rete di testa da Sutalo. L’assist vero è di Gosens, che aveva fatto l’ultimo passaggio anche sul gol di Muriel, tanto per ricordare quanto il tedesco (vicecapitano di serata) sia fondamentale sempre, nel gioco e nelle conclusioni, con una media da vero attaccante: 6 reti (5 in A, 1 in Champions) e 5 assist finora (3 in A, 2 in Coppa Italia).

Gasperini mischia le carte, Di Francesco cambia mezza squadra ma si capisce subito che non c’è partita, che questa Atalanta è in salute e anche se gli interpreti girano continua a esprimersi a ritmi molto alti, non lascia respirare e il gol prima o poi arriva. Non c’è bisogno nemmeno di ricorrere a Ilicic, che entra dopo il terzo gol più che altro per conservare il risultato e cerca a sua volta la rete che il portiere gli nega. Gasp sollecita il riscaldamento di Zapata dopo il gol di Sottil (figlio d’arte, il padre Andrea aveva giocato nell’Atalanta di Mondonico) ma in cinque minuti arriva l’uno-due decisivo.

La risposta dei nuovi è più che positiva, se escludiamo Sutalo che viene dato in partenza ed era stato titolare in un’occasione infelice, quella della sconfitta in casa con la Samp: Sottil se lo beve sul gol, poi Bosko si rifà segnando la terza rete. Di Romero ormai conosciamo personalità e decisione negli interventi ed è una certezza. E ora col freddo (si direbbe nel suo habitat naturale) ecco Miranchuk, che non giocava titolare dal 23 agosto scorso, nel derby moscovita della sua Lokomotiv contro lo Spartak. Aleksey si merita gli applausi che lo salutano all’uscita dal campo e il ‘5’ di Ilicic che lo sostituisce, perché dà la sensazione di aver capito lo spirito della squadra. Cioè piedi buoni e mentalità aggressiva da subito come piace a Gasp.

Pessina si adatta a stare vicino a Freuler, un maestro del centrocampo: Remo fa tutto con estrema tranquillità, quella che non riesce ad avere sempre Malinovskyi, che a volte pasticcia per la frenesia di strafare e poi si riscatta con le sue bombe.

Comunque è un’Atalanta che potrebbe far segnare tutti e continua a divertirsi, pronta per continuare il tour de force di gennaio: domenica prossima arriva il Genoa, mercoledì 20 il recupero a Udine, sabato 23 a San Siro dal Milan e martedì 26 (o mercoledì 27) di nuovo Coppa Italia, la gara secca dei quarti probabilmente con la Lazio e poi sarà di nuovo Atalanta-Lazio a Bergamo domenica 31, per la 1a di ritorno di Serie A… Altro che pensare al mercato, si gioca sempre.

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