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Dad, ovvero Disagio a distanza

Decine di ragazzi in Italia e a Bergamo protestano contro la didattica a distanza, eppure non tutti ne sono contrari, c’è chi afferma che “La DAD è meglio, faccio solo tre ore e poi posso tornare a dormire”

Avrei voluto raccontarvi una favola bella con protagonista la Dad, ma purtroppo non sono riuscita.

Sono sempre stata una diligente studiosa, ma quando la redazione mi ha chiesto se si potesse scrivere della didattica a distanza in chiave positiva avrei voluto giustificarmi. Per la prima volta i libri, le ricerche, i giornali non sono riusciti ad aiutarmi. Nessuno, ma proprio nessuno salva la Dad, ma anzi per la prima volta sono tutti d’accordo nel tradurre l’acronimo in Disagio a Distanza.

Digitando su Google la parola “disagio” ho trovato una definizione definita arcaica, ma che a mio parere esprime pienamente un sentimento comune nei confronti di questo modo di fare scuola a cui purtroppo abbiamo dovuto abituarci. Il disagio è definito come la mancanza di cosa necessaria ed opportuna e penso che sia proprio questo ad animare gli studenti delle superiori che stanno manifestando in tutta Italia.

Freud nei suoi tanti scritti ha parlato più volte di come il soggetto sia costantemente alla ricerca di ciò che ha perduto e, partendo da questo, Lacan ha formulato il concetto di mancanza produttiva. Ciò che ci manca diventa oggetto del nostro desiderio e crea un vuoto che deve essere costantemente colmato producendo cose materiali o azioni simboliche.

Ho protestato e scioperato anche io per tanti anni e ringrazio i miei genitori per aver sempre fieramente firmato le mie giustifiche perché certi della mia consapevolezza rispetto a ciò per cui manifestavo. La domande che mi ponevo allora e mi pongo ancora oggi resta: “Perché alcuni dei miei compagni sono a casa e non sono qui a difendere la nostra scuola e i nostri diritti?”

Tra i tanti studenti ci sono infatti quelli a cui la scuola non manca, anzi amano la Dad e per loro si potrebbe benissimo continuare con le lezioni online. “La Dad è meglio, faccio solo tre ore e poi posso tornare a dormire”, me l’ha detto senza peli sulla lingua un ragazzo delle medie di una scuola della nostra provincia. “Fare lezione a distanza è bellissimo, posso svegliarmi all’ultimo minuto e potendo spegnere la webcam non ho l’ansia di dover essere perfetta, anzi posso distrarmi mandando un messaggio alle mie amiche o controllare Instagram”. Questo mi racconta una ragazza. Se da un lato sono contenta per la riduzione della sua ansia, dall’altra mi rendo tristemente conto che ciò che era importante per me, da studente, non lo è per tutti.

Vorrei che i telegiornali dessero spazio a queste voci, non a chi urla e sbraita, ma a chi in silenzio sta bene così. Non si sente privato di nessun diritto, anzi si sente beneficiato. Trovo che questa sia la cosa più spaventosa e terribile della didattica a distanza, grazie a lei abbiamo scoperto i “persi” nella scuola e dovremmo adoperarci per recuperarli.

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