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Caso Yara, Salvagni: “Accesso ai reperti la svolta, possibile revisione del processo”

Il legale del muratore di Mapello commenta così la decisione della Cassazione di accogliere il ricorso, annullando con rinvio le ordinanze della Corte d’assise di Bergamo: "Quando l'ha saputo è scoppiato a piangere, dicendo che quando li avremo analizzati più di qualcuno gli dovrà chiedere scusa".

“Finalmente la difesa di Bossetti avrà la possibilità di vedere quei reperti ed analizzarli, è una svolta epocale per il mio assistito perché si potrà andare a verificare quel dna”: l’avvocato Claudio Salvagni, legale del muratore di Mapello in carcere con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, commenta così ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, la decisione della Cassazione di accogliere il ricorso della difesa, annullando con rinvio le ordinanze della Corte d’assise di Bergamo.

Un colpo di scena arrivato mercoledì 13 gennaio che, ora, riporta la vicenda a Bergamo dove altri giudici si dovranno nuovamente pronunciare sulla possibilità che la difesa possa visionare, tra l’altro, i campioni di dna e gli abiti della 13enne di Brembate.

“Il contenuto della sentenza passata in giudicato dice che non c’era più materiale da analizzare, magicamente a gennaio 2020 sono saltati fuori 54 campioni di dna degli slip e dei leggins della vittima, cioè le cose che interessano la difesa – ha continuato Salvagni -. Bossetti non si è mai potuto difendere realmente, perché mancava il confronto sulla prova scientifica. Noi abbiamo chiesto di fare delle nuove analisi con le tecnologie più moderne, in modo che quel dato potrà essere utilizzato per la nuova fase processuale che riteniamo probabile. Già adesso sarebbe possibile fare una revisione del processo, visto che i reperti che dicevano non ci fossero sono saltati fuori. Si sa che quel dna lì è tirato, ottenuto con kit scaduti, riesaminarlo significa offrire alla difesa la possibilità di scoprire gli errori, per questo volevano tenerlo nascosto. Un’importante rivincita anche per noi legali che siamo stati accusati di tutto e di più. L’unica cosa che potevamo fare era richiedere la perizia sul dna che aveva portato alla condanna di Bossetti, noi l’abbiamo chiesta due mesi dopo la conclusione delle indagini preliminari e ci è sempre stata negata. Adesso è fondamentale aspettare la motivazione della sentenza della Cassazione, intanto continuiamo a lavorare sulle attività di revisione e quando avremo tutto pronto decideremo il da farsi, non bisogna avere fretta, in questo caso non è buona consigliera”.

Poi l’avvocato Salvagni ha svelato anche la reazione del suo assistito: “Bossetti mi ha detto che quando ha appreso la notizia stava per svenire, è scoppiato a piangere dalla felicità e mi ha ringraziato per aver tenuto duro e aver creduto sempre nella sua innocenza. Ha detto che quando avremo analizzato quei referti più di qualcuno gli dovrà chiedere scusa”.

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