Gori scrive ad Arcuri: "Vaccinare con urgenza i detenuti e il personale penitenziario" - BergamoNews
La lettera

Gori scrive ad Arcuri: “Vaccinare con urgenza i detenuti e il personale penitenziario”

La lettera firmata anche dalla direttrice del carcere di Bergamo Teresa Mazzotta e la Garante dei diritti dei detenuti di Bergamo Valentina Lanfranchi

“Vaccinare con urgenza i detenuti e il personale penitenziario”: il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, la direttrice del carcere di Bergamo Teresa Mazzotta e la Garante dei diritti dei detenuti di Bergamo Valentina Lanfranchi hanno inviato una lettera al commissario straordinario Domenico Arcuri perché includa con urgenza i detenuti e il personale carcerario, al momento ancora esclusi, nella lista dei destinatari di vaccino covid19.

“Le carceri italiane – scrivono Gori, Mazzotta e Lanfranchi – risentono storicamente di grandi e ben noti problemi di sovraffollamento: il rischio di esplosione pandemica, in questa fase in cui il numero di positivi al covid19 è purtroppo in ripresa nonostante i controlli e le attenzioni del personale sanitario e penitenziario, è quindi più che mai concreto.”

Ad oggi, i detenuti in eccesso nelle nostre carceri sono poco meno di 4.000, e, secondo i dati delle scorse settimane del Ministero della Giustizia, a metà dicembre i detenuti positivi al covid19 erano già 1.030, con un trend in aumento. Gli agenti della polizia penitenziaria positivi al coronavirus, sempre a metà dicembre, erano già 754 e 70 i positivi tra il personale amministrativo e dirigenziale dell’amministrazione penitenziaria.

“Sono numeri preoccupanti – si legge nella lettera – soprattutto considerando la persistenza della seconda ondata COVID19, anche per la stessa natura degli ambienti di detenzione. Lungi da noi contestare, con questo, la scelta di vaccinare prioritariamente il personale medico e sanitario del nostro Paese. Crediamo, però, che con urgenza sia necessario intervenire anche sul sistema carcerario, non solo per preservare la salute delle persone detenute e del personale penitenziario, ma anche per allontanare il rischio che possano insorgere eventuali disordini, che già si sono verificati in molte carceri del nostro Paese quando isolamento e quarantena si sono sommate alla limitazioni alla libertà dovute alla detenzione. Confidiamo in un positivo accoglimento della nostra, sentita, istanza.”

Una richiesta che aveva già fatto la senatrice a vita Liliana Segre, con un’ interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Giustizia, chiedendo che tra le persone con precedenza per il vaccino venissero inseriti anche i carcerati.

La lettera di Gori, Mazzotta e Lanfranchi arriva dopo che nel mese di dicembre nel carcere di Bergamo sono risultati positivi una ventina di agenti di polizia e sono state chiuse le sezioni Penale, Comuni e Femminile per un periodo, tanto da trasferire i detenuti positivi nel carcere di Bollate. Una situazione non pienamente risolta, tanto che ad oggi, 14 gennaio 2021, non tutte le attività esterne (come scuola e laboratori creativi) sono riprese in presenza.

Secondo le ultime rilevazioni del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (dati aggiornati alle 20 dell’8 gennaio scorso) all’interno del carcere di Bergamo ci sono 25 detenuti positivi al Covid asintomatici e un altro in ospedale. Quello di via Gleno è il secondo penitenziario in Lombardia per numero di contagi, preceduto solo da quello di Opera (29, di cui 26 asintomatici, e altri 5 ricoverati in ospedale) e seguito da Bollate (15 gli asintomatici, 2 con sintomi e un detenuto ricoverato in ospedale) e San Vittore con 16 positivi.

Una condizione che, per quanto si stia cercando di tamponare, si va a innestare in un contesto più ampio: quello del sovraffollamento delle carceri e il conseguente problema sanitario. È infatti solo del mese di dicembre la richiesta da parte dell’associazione bergamasca Carcere e Territorio ai parlamentari bergamaschi di farsi parte diligente per l’adozione di misure contro il sovraffollamento nelle case circondariali nazionali che, in tempi di un’emergenza sanitaria, risulta ancora più drammatico.

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