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Nella notte via libera al Recovery Plan, ma la crisi è dietro l’angolo

Le due ministre di Italia Viva si sono astenute

Il Recovery Plan è stato approvato dal Consiglio dei ministri nella notte tra martedì e mercoledì. E, come Matteo Renzi aveva anticipato, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, le ministre di Italia Viva si sono astenute perché le loro richieste sul Mes non sono state accettate.

Le ministre renziane hanno definito “incomprensibile” la rinuncia al fondo salva-stati. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha replicato: “Il Mes non è compreso nel next generation, non è questa la sede per discutere il punto” e ha accusato Iv di speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l’attivazione del Fondo.

La decisione di Renzi è arrivata dopo una serie di stoccate reciproche con Conte che si sono ‘momentaneamente’ concluse sulla linea dello scontro totale e la conferenza stampa convocata da Renzi per mercoledì pomeriggio alla Camera potrebbe certificare l’addio di Iv al governo: “Decidiamo in mattinata e poi lo comunicheremo alla stampa” ha detto ieri Renzi.

Ci sono margini per ricompattare la maggioranza?

Che ci possa essere un gruppo di ‘responsabili’, come già evocato nei giorni scorsi dal premier, è generalmente visto con scetticismo per l’opposizione del Presidente Mattarella a maggioranza poco solide. Il lavoro di mediazione del Pd non si è ancora concluso, è continuato nella notte e continuerà su Renzi, ma anche su Conte. Nel caso non dovessero funzionare mediazioni o ritirate strategiche, sono stati già convocati due Cdm, uno mercoledì sera sul nuovo decreto anti-covid (con lo stato di emergenza che potrebbe essere prorogato al 30 luglio), l’altro giovedì sul nuovo scostamento per i ristori di gennaio. Ad entrambi i provvedimenti Renzi ha promesso il voto favorevole di Italia Viva.

Alla fine, il documento arrivato ieri sera nel consiglio dei ministri è molto diverso sia dalla bozza iniziale sia da quella più dettagliata del 29 dicembre. Si tratta di 172 pagine, che descrivono i programmi di spesa con i quali il governo chiederà alla commissione europea i 209 miliardi di euro destinati all’Italia tra prestiti e trasferimenti nel periodo 2021-2026 nell’ambito del progetto Next generation Eu per rilanciare l’Unione dopo la pandemia.

I contenuti del Recovery Plan

Ai 196 miliardi del Recovery fund in senso stretto si sono aggiunti una fetta del Fcs (Fondo coesione sviluppo) e i 13 miliardi del React Eu per l’emergenza Covid, portando il totale a 223 miliardi. Che a loro volta sono stati integrati con circa 7 miliardi dai fondi strutturali europei e da 80 miliardi di risorse programmate per il 2021-26 dal bilancio nazionale (per esempio i 30 miliardi per il Family act e i 24 per la decontribuzione al Sud) per un totale che, in una tabella allegata al piano, arriva a 310 miliardi. È questo l’ammontare del valore del Recovery Plan.

Sono aumentati fino a 20,7  i miliardi per il comparto “salute”, di cui 7,9 destinati all’Assistenza di prossimità e alla telemedicina (3 miliardi in più) e 12,8 all’Innovazione, ricerca e digitalizzazione (quasi 9 miliardi in più).

Nel capitolo “digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura», che da solo vale 46,2 miliardi (più 11 di programmazione di bilancio), 5 miliardi in più vanno alla voce cultura e turismo.

Sei i miliardi per “valorizzazione del territorio e efficientamento energetico dei comuni”. E ci sono circa 5 miliardi in più per l’alta velocità ferroviaria, in particolare nel Mezzogiorno.

Il settore “istruzione e ricerca” potrà contare su 28,5 miliardi.

Per “Inclusione e coesione” stanziati 27,6 miliardi (al netto del risorse del bilancio nazionale), di cui 12,6 per le politiche per il lavoro.

I circa 223 miliardi che verranno chiesti all’Europa (compresi i 13 del React Eu) si suddividono in sei macro capitoli: 68,9 miliardi per la Rivoluzione verde, 46,2 per la Digitalizzazione, 32 per le Infrastrutture, 28,5 per Istruzione e ricerca, 27,6 per Inclusione e coesione, 19,7 per la sanità.

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