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“I salesiani sono diversi da tutte le altre scuole: sono una piccola, ma gigantesca Casa”

Mallia Matteo, ex allievo del Centro Salesiano "Don Bosco" di Treviglio racconta l'esperienza vissuta grazie al suo percorso scolastico

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Mallia Matteo, ex allievo del Centro Salesiano “Don Bosco” di Treviglio racconta l’esperienza vissuta grazie al suo percorso scolastico.

La mia storia coi “sales” è iniziata con un sonoro NO. “No, mamma. Ai Salesiani non ci vado!”. Era il lontano 2010 e io mi apprestavo a fare quel grandissimo passo che dai piccoli banchi delle elementari ti porta a diventare un vero e proprio ometto: stavo andando in prima media. Con un po’ di paura addosso e tanta preoccupazione nel cuore, presi la fatidica decisione di lasciare i miei amichetti delle elementari per incominciare questo meraviglioso viaggio che mi ha portato fino ai giorni nostri a scrivere di questa importante realtà.

Appena misi il primo passo all’interno di questa scuola, mi resi conto che ero entrato in un mondo completamente sconosciuto che mi diventò subito familiare nel momento in cui un catechista, che non mi conosceva affatto, mi sorrise e mi disse “Buongiorno caro!”. Quel semplice gesto, quel semplice sorriso furono il biglietto da visita di una grandissima esperienza all’interno di questa casa.

Le cose da quel momento andarono solo per il meglio. Certo, non fu tutto rose e fiori, ma nemmeno una sonora negazione come mi sarei aspettato io. All’interno delle classi si studiava, si faticava, a volte si piangeva, perché il passo elementari – medie forse è troppo grande per un bambino così piccolo, ma non si mollava mai. All’interno delle classi, chiusi in quelle quattro pareti che ormai celavano tutti i nostri segreti, si stava davvero bene. Non solo per il rapporto con i compagni, ma anche e soprattutto per il rapporto umano che si aveva coi professori. I professori ci trattavano da figli, dandoci sia il bastone, ma anche, e tante volte, la carota. All’interno delle classi si respirava l’aria di un’infanzia che non poteva e non doveva mai andarsene via da noi.

Eppure se si andasse a chiedere ad un ragazzo che ha fatto le medie ai salesiani quale è il posto più bello della Casa Salesiana, questo risponderebbe con un altisonante “CORTILE!”. Non metterebbe nemmeno l’articolo davanti alla parola “cortile”, perché si perderebbe troppo tempo e non ci sarebbe abbastanza spazio per poterlo vivere a pieno. Il cortile salesiano, per una persona che non conosce questa realtà, è difficile da comprendere, ma posso provarci lo stesso a spiegarlo. Avete presente quando siete stanchi e stufi a causa del lavoro e aspettate con ansia e trepida attesa che giungano le volute ferie? Ecco, il cortile, per noi, era l’estate racchiusa in un’ora scarsa. Non perché stessimo male all’interno delle nostre classi, anzi, ma perché il cortile salesiano è il luogo in cui tutte le differenze “sociali” si azzerano. I professori, gli educatori e i catechisti ritornavano bambini e si divertivano con noi, tra una partita a calcio e una partita a calcio balilla. I pomeriggi in cortile passavano sempre e troppo velocemente, ma non erano mai banali. Il cortile era per Don Bosco il luogo in cui si poteva crescere ancor di più che sui banchi di scuola. Attraverso il gioco e attraverso l’oratorio ha creato qualcosa di veramente unico nel suo genere.

Poi, però, un giorno bisogna fare un altro grande passo nella vita di un ragazzo che si appresta a diventare un adolescente. Bisogna scegliere che scuola superiore si vuole fare. La mia storia coi Sales è continuata con un sonoro, ma più dolce no. “No, mamma. Posso continuare a fare le superiori ai Salesiani?”.

L’incontro con le superiori non fu facile. I primi amori, i brutti voti, le litigate con i professori. Cose che ad oggi possono sembrare delle sciocchezze, ma che in quegli anni erano i drammi più terrificanti della nostra vita. Ma a tutto c’è una soluzione e la soluzione era sempre quella: il cortile. Però ora il cortile non era più quel luogo dove potevi soltanto divertirti e basta, giocare a calcio con i professori o correre per andare a prendere la merendina più buona. Ora il cortile era diventato il passare tutti i pomeriggi a scuola per poter fare delle attività diverse dal solito. Ora il cortile era diventato quell’ultimo passo che separa l’adolescente dall’essere ancora un piccolo bambino al diventare una vera e propria persona.

Ora che ho finito da soli 3 anni la mia esperienza nella Casa Salesiana (che mi piace scrivere con la C maiuscola per darle più importanza), ho scoperto quanto di buono mi abbia lasciato nel mio animo. I Salesiani mi hanno fatto crescere sia dal punto di vista culturale, perché mi hanno dato una buona base a livello scolastico, ma soprattutto dal punto di vista umano. Si, perché le ore che per le altre persone erano “perse”, per me erano un guadagno. Si rimaneva a scuola il pomeriggio per star con gli amici, per organizzare le vacanze estive con la scuola o per fare altre attività. In quei 8 anni sono stato rappresentante di classe e di istituto, sono stato ragazzo studioso e ragazzo un po’ ribelle, sono stato contento e felice, ma anche triste e sconsolato. Quei giorni a scuola, quei pomeriggi e quelle sere mi hanno donato una ricchezza che nessuno mi potrà mai portare via.

Ora che sono già 3 anni che ho lasciato, da studente, quelle aule, ogni tanto mi mancano, ma l’obiettivo ora è un altro. L’obiettivo ora è quello di far provare le stesse emozioni e sensazioni che ho vissuto io anche ad altri ragazzi che inizialmente si sentiranno persi, ma che quando cresceranno guarderanno a questi anni come i migliori della loro vita. Il bambino che nel lontano 2010 ha messo il primo passo all’interno di questa scuola è uscito nel 2018 con una consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità superiore alle aspettative. Io non sono nessuno, sono solo un ragazzo che in quelle fredde quattro mura ha trovato un calore immenso. Un calore immenso che scalda il cuore.

I salesiani sono diversi da tutte le altre scuole, perché loro non sono una scuola, sono una piccola, ma gigantesca Casa con la C maiuscola. Il saluto al mattino quando si entra nel cancellone, lo sguardo attento dei catechisti, il sorriso dei professori sempre pronti a darti una mano mi hanno sempre generato delle emozioni che custodirò gelosamente nel profondo del mio cuore. Concludo con una frase di Don Bosco che racchiude bene l’essenza di tutto il mondo che mi ha circondato per 8 anni:
“Non perdete tempo. Fate del bene, fate tutto il bene possibile e non ve ne pentirete.”

Mallia Matteo

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