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Il bilancio dell’UE 2021-2027: come sono distribuite le risorse e cosa finanziano

Sono convinto che solo una classe politica dotata di una forte cultura sociale e sorretta da un sistema elettorale chiaro e stabile nella distribuzione dei ruoli e delle competenze (che oggi non esiste in Italia), potrà essere in grado di utilizzare al meglio i generosi fondi decisi dalle illuminate proposte di Germania e Francia, con il debole supporto dell'Italia.

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Dal 1988 l’UE ha adottato il sistema dei bilanci a lungo termine, chiamati Quadri Finanziari Pluriennali (QFP), ciascuno di sette anni. I bilanci a lungo termine contribuiscono a definire un quadro stabile, nel quale sono indicati i limiti di spesa, con i quali il Parlamento europeo e la Commissione più facilmente possono:
– orientare i fondi messi a disposizione alle priorità politiche dell’UE;
– dare più valore ai fondi in entrata e ai fondi destinati ai beneficiari;
– agevolare l’adozione dei bilanci annuali dell’UE, all’interno di un quadro pluriennale.

Il 17 dicembre 2020 il Parlamento e il Consiglio europeo hanno approvato il regolamento che stabilisce il quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE per il periodo 2021-2027.

Il regolamento prevede un bilancio a lungo termine di 1.074,3 miliardi di euro per l’UE-27. A questa cifra si aggiunge lo strumento per la ripresa: Next Generation EU, da 750 miliardi di euro, che consentirà all’UE di fornire, nei prossimi anni, finanziamenti senza precedenti, pari a 1.824 miliardi di euro, a sostegno della ripresa dalla pandemia di COVID-19 e delle priorità a lungo termine dell’UE, nei diversi settori d’intervento. Il prossimo QFP coprirà sette settori di spesa e fornirà il quadro per il finanziamento di quasi 40 programmi dell’UE, nei prossimi sette anni.

QFP 2021/2027 espressi in milioni di euro

1. Mercato unico, innovazione e agenda digitale             132.781 milioni di €
2. Coesione, resilienza e valori                                            377.768
2a. Coesione economica, sociale e territoriale                 330.235
2b. Resilienza e valori                                                             47.533
3. Risorse naturali e ambiente                                            356.374
di cui: spese connesse al mercato e pagamenti diretti   258.594
4. Migrazione e gestione delle frontiere                              22.671
5. Sicurezza e difesa                                                                 13.185
6. Vicinato e resto del mondo                                                98.419
7. Pubblica amministrazione europea                                 73.102
di cui: spese amministrative delle istituzioni                    55.852
Totale stanziamenti di impegno                                     1.074.300
A questi si aggiungono Next Generation UE                  750.000
Per un totale di 1.824.300 milioni di euro.

Attraverso questo bilancio, il Parlamento e la Commissione europea potranno finanziare circa 40 programmi nei prossimi sette anni. Gli Stati membri sono destinatari di circa tre quarti del bilancio ordinario dell’UE. Ciò significa che solo una piccola parte del bilancio dell’UE è direttamente a carico della Commissione europea, i cosiddetti finanziamenti diretti. I finanziamenti saranno orientati verso nuove priorità, ma soprattutto terranno in considerazione la transizione verde e digitale.

La politica di coesione, tesa ad aiutare i più bisognosi, e la politica agricola comune continueranno a ricevere finanziamenti significativi e ad essere modernizzate, per contribuire nel migliore dei modi alla ripresa economica dell’Europa e agli obiettivi ecologici e digitali dell’UE. Circa un terzo del bilancio settennale sarà rivolto a settori d’intervento nuovi e rafforzati. I finanziamenti previstiti dal nuovo strumento: Piano per la Ripresa e la Resilienza, aiuteranno gli Stati membri ad affrontare le conseguenze della crisi del Covid-19, con lo scopo precipuo di rafforzare la modernizzazione e la resilienza. I 132,8 miliardi di €, previsti per l’innovazione e per il digitale, verranno innalzati a 143,4, grazie a Next Generation EU; allo stesso modo i 377,8 miliardi di €, destinati alla coesione e alla resilienza, diventeranno 1.099,7 miliari di €. Anche i fondi destinati all’ambiente, con il contributo di Next Generation EU, passeranno da 356,4 a 373,9 miliardi di €. La spesa nei settori della migrazione e della gestione delle frontiere ammonterà a 22,7 miliardi di €, con questo capitolo si è voluto rafforzare il sostegno al controllo delle migrazioni e alla gestione delle frontiere, per poter assumere, fra l’altro, fino a 10 000 guardie di frontiera, a disposizione dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, entro il 2027. Nei settori della sicurezza e della difesa saranno spesi, sempre nei prossimi sette anni, 13,2 miliardi di €, al fine di promuovere la competitività, l’efficienza e la capacità di innovazione della base industriale e tecnologica di difesa dell’UE. Un nuovo programma EU4Health (UE per la Sanità) fornirà una solida base per l’azione dell’UE nel settore sanitario sulla scorta degli insegnamenti tratti durante la pandemia di COVID-19.

L’Europa digitale è il nuovo programma di finanziamento, istituito per sostenere la transizione digitale, e nasce per promuovere la diffusione e l’adozione di tecnologie digitali fondamentali, quali le applicazioni di intelligenza artificiale e i migliori strumenti di cibersicurezza. Il prossimo bilancio vede rafforzati anche i programmi per i giovani: il Corpo europeo di solidarietà, Il Corpo per l’aiuto umanitario, il Servizio volontario europeo ed Erasmus plus, e il numero di partecipanti di quest’ultimo programma dovrebbe triplicare con il nuovo quadro finanziario. Per sostenere le regioni più vulnerabili, ad alta intensità di emissioni di carbonio, nella transizione verso un’economia climaticamente neutra, è stato creato il nuovo “Fondo per una transizione giusta”, che riceverà finanziamenti, sia a titolo del bilancio a lungo termine, sia dal Next Generation EU. I finanziamenti per la politica di vicinato, rivolta ai Paesi confinanti con l’UE, e per i Paesi del resto del mondo, ammonteranno a 98,4 miliardi di euro.

Le risorse di bilancio dell’Unione europea

Le voci di entrata del bilancio dell’Unione vengono proposte dalla Commissione, decise dal Consiglio e affidate al controllo del Parlamento europeo. Come tutte le decisioni importanti dell’Europa, questi tre Organismi sviluppano i rispettivi ruoli, a loro attribuiti dai Trattati. Fino ad ora le voci di entrata erano sostanzialmente tre:
– Una percentuale sul Reddito Nazionale Lordo (RNL) versata da ogni Stato, decisa per ogni periodo di bilancio. Nell’ultimo periodo rappresentava, mediamente, il 72% delle entrate;
– L’ammontare dei dazi doganali, pagati dai beni in entrata nel Mercato europeo. Nell’ultimo periodo rappresentava, mediamente, il 16% delle entrate;
– Una percentuale sull’ammontare delle transazioni IVA all’interno dell’UE. Nell’ultimo periodo rappresentava, mediamente, il 12% delle entrate.

Ma da alcuni anni, la Commissione ha avanzato nuove proposte per modificare le voci di entrata, con l’obiettivo di ridurre progressivamente il contributo versato annualmente dagli Stati sul loro RNL, sostituendolo con nuove voci. La decisione di affidare al Bilancio pluriennale la gestione dell’enorme cifra del Next Generation EU ha accelerato questa richiesta della Commissione, che ora è impegnata, con il Parlamento, a individuare nuove fonti di entrate, per provvedere anche ai Fondi previsti per le nuove sovvenzioni e per gli interessi dei prestiti, che verranno concessi con il Recovery. Le proposte ora sul tavolo, che dovranno essere decise entro i prossimi due anni, prevedono:
– di ridurre al 57% (dal 72%) il prelievo sul RNL
– lasciare al 16% le entrate sui dazi doganali
– portare al 14% le entrate sulla percentuale IVA
– un’imposta sulle transazioni finanziarie e un contributo finanziario collegato al settore societario, o una nuova base imponibile comune per l’imposta sulle società, con un’entrata del 7% (dal 2024)
– una quota di entrate provenienti da contributi nazionali, calcolata in base al peso dei rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati, per la quale si prevede un’entrata del 4% (80 cent/Kg), già del 2021
– estendere il sistema della tassazione delle emissioni di carbonio (ETS) a nuovi settori, per ottenere una risorsa propria, basata sul sistema di scambio di quote di emissione, oltre ad un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, e un prelievo sul digitale, prevedendo la loro introduzione, al più tardi dal 1o gennaio 2023, con un’entrata del 2%.

Il rimborso del capitale che verrà utilizzato per le spese previste dal Piano per la Ripresa e la Resilienza, e il pagamento dei relativi interessi, dovranno essere finanziati dal bilancio generale dell’Unione, anche tramite entrate sufficienti, derivanti da nuove risorse proprie, introdotte a partire dal 2021 e negli anni successivi. Tutte le passività collegate, secondo gli accordi tra il Parlamento, la Commissione e il Consiglio. dovranno essere integralmente rimborsate entro il 31 dicembre 2058.

I finanziamenti che verranno accordati all’Italia hanno lo scopo di favorire la crescita sostenibile e la resilienza, ed esse rappresentano due facce della stessa medaglia, come messo in evidenza dalla crisi della pandemia del COVID-19. La resilienza è la capacità non solo di resistere alle sfide e farvi fronte, ma anche di superare le avversità in modo sostenibile e giusto. Diversi paesi dell’UE, e fra questi l’Italia, hanno avuto più difficoltà a far fronte alla pandemia e a reagire. Senza una risposta forte e adeguata, sostenuta dai fondi messi a disposizione dall’Unione, grazie alle garanzie offerte dai Paesi più forti e più resilienti, ne risentirà drammaticamente l’economia, con gravi ripercussioni nel tessuto sociale dell’Italia, negli anni e nei decenni a venire. Le differenze di resilienza dei Paesi dell’UE incidono anche sulla coesione sociale, economica e territoriale, nonché sulla convergenza, all’interno della zona euro, e sull’efficacia della politica della moneta unica.

L’obiettivo del Piano per la Ripresa e la Resilienza, finalizzato a favorire gli investimenti, accompagnato da un piano radicale di riforme, dovrebbe favorire una maggiore e migliore occupazione, per rendere l’Italia più resiliente e meglio preparata per il futuro. Comunque, la prima radicale riforma dovrebbe riguardare la legge elettorale, non più demandata agli interessi dei partiti politici, tesi a mantenere piccoli e litigiosi centri di potere, a scapito di una necessaria stabilità politica, ma dovrebbe essere espressione della società civile organizzata, in grado di esprimere gli interessi migliori della realtà italiana. Ma ciò sarà possibile?

*Antonello Pezzini nasce in provincia di Novara nel 1941. Si laurea in filosofia e consegue due master, ha un trascorso da preside di liceo, da consigliere comunale della Dc a Bergamo, da presidenza della locale Associazione Artigiani a membro del CDA dell’Istituto Tagliacarne. Sviluppa uno spirito imprenditoriale nel settore dell’abbigliamento e ha insegnato economia all’Università degli Studi di Bergamo. La passione per l’energia sostenibile è più recente, ma in breve ne diventa un esperto in campo europeo: oltre alla carica al Cese, è membro del CDA di un’azienda che si occupa di innovazione tecnologica e collabora con società di consulenza energetica.  Dal 1994 è membro del Comitato Economico e Sociale Europeo in rappresentanza di Confindustria.

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