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Stucchi (ex Copasir): "La delega ai servizi? Un potere enorme, ora Conte non può tenerla" - BergamoNews
L'intervista

Stucchi (ex Copasir): “La delega ai servizi? Un potere enorme, ora Conte non può tenerla”

L'intervista a Giacomo Stucchi, ex presidente del Copasir e attuale consigliere comunale di Bergamo della Lega sulla spinosa questione che tiene banco nel Governo attorno alla delega dei servizi

Da settimane c’è una discussione che tiene banco dentro la traballante maggioranza di Governo: riguarda la delega ai servizi segreti.

Al centro dell’acceso dibattito: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, pronto a togliere sostegno al premier e che, tra le altre cose gli chiede da tempo di affidare a qualcun altro la delega dei servizi, incarico che, attualmente, Conte tiene per sè.

“L’insistenza con cui non ti apri a un confronto di maggioranza sul ruolo dell’Autorità delegata è inspiegabile. Tu non puoi lavorare con te stesso anche in questo settore”, ha dichiarato Renzi in un momento di confronto con Conte. E qui torna il vero nodo alla base delle polemiche sollevate negli ultimi mesi: la centralità dei poteri nelle mani del premier durante la pandemia.

Conte da parte sua, in una conferenza stampa del 30 dicembre, ha ribadito che “la legge attribuisce al presidente del Consiglio la responsabilità politica e giuridica sulla sicurezza nazionale, quindi io ne rispondo comunque che mi avvalga o meno della facoltà di nominare una persona di fiducia per i servizi. La legge parla di facoltà non di obbligatorietà”. Il riferimento è alla legge del 2007 che ha stabilito che i servizi segreti debbano rispondere a un’unica autorità: il presidente del Consiglio o l’Autorità delegata. Il presidente del Consiglio può dunque mantenere la delega ai servizi, non è obbligato a lasciarla, come ha ricordato il premier facendo riferimento al suo predecessore, Paolo Gentiloni che, come lui, ai tempi ha deciso di non abbandonare la delega ai servizi.

Ma Gentiloni è stata un’eccezione e la sua scelta è stata dettata dalla consapevolezza che si sarebbe presto andata alla lezioni. Prima di lui, dal 2007, con i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi i presidenti del Consiglio hanno sempre delegato la competenza sui servizi segreti a persone di loro fiducia dedicate a quel delicatissimo e impegnativo settore: Gianni Letta prima, Gianni De Gennaro poi e, infine, Marco Minniti per due mandati.

Un affare che va oltre la mera discussione politica, che riguarda la sicurezza nazionale e che certamente non riguarda solo il premier o il suo delegato, ma anche il Copasir, un organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani e che, come ha ricordato il premier nella conferenza stampa, “ha funzioni di vigilanza e di controllo sull’operato del presidente del consiglio e delle agenzie di intelligence”.

Tra gli ex presidenti del Copasir, in carica dal 6 giugno 2013 al 22 marzo 2018, vi è l’ex candidato sindaco di Bergamo nelle elezioni amministrative del 2019 e attuale consigliere comunale della Lega, Giacomo Stucchi che, sulla sua pelle, ha vissuto l’importanza della decisione dell’attribuzione della delega dei servizi segreti ad un’autorità delegata.

Prima di tutto, facciamo chiarezza, cosa racchiude la delega ai servizi segreti?

Comprende tutto ciò che riguarda l’intelligence, il terrorismo, la sicurezza nazionale, la mafia, le stragi… Insomma, ha il delicato compito di sorvegliare e proteggere lo Stato.

Lei, come presidente del Copasir, ha lavorato con il delegato Minniti (governo Letta e Renzi) e con Gentiloni, primo presidente del consiglio dal 2007 ad avere mantenuto l’incarico. Ha visto delle differenze?

Sì, decisamente sì. Se già è evidente la differenza in una situazione ordinaria, figuriamoci in una situazione straordinaria come stiamo vivendo adesso. I servizi segreti sono un lavoro molto delicato che richiede attenzione e presenza costante e repentina, ci sono, infatti, situazioni da gestire in cui anche un minuto può fare la differenza. Se già sei presidente del consiglio non hai la testa e la concentrazione adeguata per occuparti anche dei servizi segreti, specialmente in un momento complesso come quello che stiamo vivendo. L’ho visto io stesso: quando c’era un delegato (Minniti) il lavoro era diverso. Più facile, immediato e costante. Quando, invece, la carica era affidata al presidente del consiglio (Gentiloni), i tempi erano più prolungati. E, se non ce lo possiamo permettere normalmente, di questi tempi a maggior ragione.

Allora perché Conte non vuole abbandonare la delega, secondo Lei?

Non vuole sottrarsi ad un potere enorme che ti dà la gestione di situazioni d’emergenza. I motivi possono essere due: non vuole o perché non si fida di nessuno o perché vuole tenere riservate delle conoscenze attorno al suo governo.

Ad esempio? Renzi nel 2019 aveva accusato Conte di non aver gestito con trasparenza un incontro tra i capi dei servizi segreti italiani e William Barr, il procuratore generale statunitense per una questione riguardante Trump.

Sì. Queste conoscenze possono essere le più diverse, dalla gestione di situazioni internazionali di terrorismo e rischio attentati a situazioni locali, come l’emergenza Covid nel nostro paese. Dopotutto, quando c’è una grande emergenza, si instaurano anche dei grandi interessi economici e c’è il rischio che ci si infili la grande criminalità organizzata. Tante problematiche da controllare e da sorvegliare costantemente.

“Chi chiede al presidente del consiglio di dover delegare è perché non si fida del presidente, forse? Io non posso liberarmi dei miei poteri”. Così ha detto Conte in un confronto. Lei cosa ne pensa?

L’attacco di Renzi è probabilmente una questione puramente politica. Ma un fatto è certo: in un momento così delicato un premier non può tenere la delega ai servizi segreti. Nel periodo in cui stiamo vivendo, la sua decisione diventa un problema dell’intero Paese e rischia di metterlo in pericolo.

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