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“Sanpa”: luci e ombre di San Patrignano - BergamoNews

Cinema

La recensione

“Sanpa”: luci e ombre di San Patrignano

Mentre l’eroina a basso costo dilaga in Italia ed il governo si dimostra incapace di gestire l’emergenza, Vincenzo Muccioli apre una comunità per aiutare i giovani tossicodipendenti.

Titolo: Sanpa
Regia: Cosima Spender
Genere: docu-drama, drammatico
Durata: circa 60’ per 5 episodi
Valutazione: ****
Programmazione: Netflix

Sanpa” è una miniserie prodotta da Netflix ed ideata dall’autore televisivo Gianluca Neri sulla travagliatissima storia della comunità per il recupero di persone con dipendenze nata a San Patrignano, poco lontano da Rimini, per opera dell’imprenditore Vincenzo Muccioli.

Siamo nel 1978, i moti rivoluzionari e sovversivi politici che tanto animarono la vita pubblica poco meno di dieci anni prima si erano quasi totalmente estinti ed ora, in loro vece, un’altra passione mortale colmava le giornate di migliaia di ragazzi: l’eroina.

Arrivata da poco in un’Italia ancora parzialmente all’oscuro di quali fossero i pericoli legati a tale sostanza, l’eroina infatti divenne ben presto un tragico comune denominatore che mise tristemente sullo stesso piano i ragazzi di destra e di sinistra.

Gli sforzi dello Stato per limitare tale dilagante fenomeno furono assolutamente insufficienti e molti giovani tossicodipendenti si riversarono sulle colline riminesi dove una comunità privata era da poco nata. Stiamo parlando di San Patrignano, un piccolo casolare con ricovero gratuito fondato dall’imprenditore romagnolo Vincenzo Muccioli che, pur non avendo nessuna conoscenza in ambito medico, psicologico o educativo, decise di creare un rifugio per il recupero di persone considerate senza speranza.

sanpa

In pochi mesi il centro è sulla bocca di tutti e i ricoveri (volontari e non) crescono esponenzialmente: pare che senza l’utilizzo di alcun tipo di medicinale Muccioli sia in grado di aiutare i ragazzi a sconfiggere i loro demoni e, quando gli si chiedono lumi in merito, l’imprenditore dice di servirsi “di un’iniezione potentissima, cioè l’amore”.

L’immagine poetica però non convince a pieno la magistratura che, pur conscia del grande lavoro fatto dall’imprenditore romagnolo, inizia ad indagare sulla comunità di San Patrignano scoprendo poco dopo che tra le sue mura, non di rado, Muccioli e i suoi colleghi si servono di metodi violenti e criminosi come l’incatenazione di ragazzi in astinenza o la privazione del cibo.

A quel punto tutto il Paese inizia ad interrogarsi sul paradossale argomento della violenza a fin di bene.

Sanpa” dunque, mediante l’utilizzo di filmati d’epoca e di testimonianze di giornalisti, giudici ed ex pazienti di San Patrignano, è una docuserie che a più di 40 anni di distanza cerca di raccontare allo spettatore la nascita, lo sviluppo, la crescita e la caduta di una tra le comunità più grandi e note d’Europa, soffermandosi molto sulla controversa figura che la fondò.

Senza dubbio grande merito della pellicola è quello di mantenere un tono oggettivo e imparziale per tutta la sua durata, lasciando che la narrazione della storia si completi per mano di coloro che l’hanno vissuta, da una parte della barricata e dall’altra, senza tralasciare i suoi punti più oscuri e drammatici.

Ai posteri l’ardua sentenza” diceva Alessandro Manzoni e oggi come allora, a circa mezzo secolo di distanza, il caso Muccioli ci pone di fronte ad un interrogativo dal retrogusto vagamente metafisico: la violenza e la coercizione possono essere giustificate se perpetrate in funzione di un fine maggiore come la disintossicazione? I posteri in questo caso siamo noi e “Sanpa” ci darà tutte le informazioni per esprimerci in merito, per quanto faticoso possa essere.

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