Lo smart working in Zanetti: parola d’ordine "flessibilità" - BergamoNews

Smart Working

L'intervista

Lo smart working in Zanetti: parola d’ordine “flessibilità”

Matteo Zanetti, vicepresidente e consigliere delegato: “Abbiamo imparato che si può lavorare anche così”

Zanetti Spa è un’azienda leader, in Italia e nel mondo, nella produzione, stagionatura e confezionamento di formaggi italiani e la numero uno nell’export di grana padano e parmigiano reggiano. Con circa 500 dipendenti e 9 stabilimenti in Italia – nelle provincie di Bergamo, Brescia, Mantova, Parma, Reggio Emilia e Trento –, l’azienda opera in tutti e cinque i continenti ed esporta in oltre 80 Paesi del mondo.

Zanetti, che ha il suo quartier generale a Lallio, ogni anno porta sul mercato oltre mezzo milione di forme di grana padano per un giro d’affari di oltre 500 milioni di euro. Di smart working abbiamo parlato con Matteo Zanetti, vicepresidente e consigliere delegato Zanetti Spa

Prima dello scoppio della pandemia, stavate già sperimentando lo smart working?

No, lo smart working l’abbiamo sperimentato con l’emergenza sanitaria. Siamo un’azienda produttiva del settore caseario. Dei nostri 500 dipendenti, circa 400 sono impegnati nella manifattura mentre gli altri 100 sono dedicati ad attività commerciali, tecniche e amministrative. I nostri lavoratori e lavoratrici – degli addetti totali il 73% sono uomini e il 27% donne –, nelle posizioni non strettamente legate alla produzione, possono però contare, da tempo, su orari di lavoro flessibili e sulla possibilità della rotazione delle mansioni.

Come è stata strutturata l’organizzazione in termini di smart working durante la fase acuta del Covid?

Innanzitutto, occorre dire che, essendo un’industria del settore alimentare, siamo sempre stati aperti e operativi. Ho curato personalmente la predisposizione e il funzionamento di un’unità di crisi che in brevissimo tempo ha messo l’azienda e il personale nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Senza aspettare l’obbligo, per esempio, abbiamo introdotto la rilevazione della temperatura di tutto il personale presente. Il lavoro d’ufficio è proseguito, invece, da remoto: avevamo una struttura informatica già adatta e ciò che mancava – hardware, in particolare – è stato approvvigionato in due/tre giorni. Abbiamo digitalizzato ogni attività possibile.

E dopo il lockdown cos’è cambiato?

C’è stata molta fatica, molta paura, tanto timore. Le presenze in azienda sono state ridotte al solo necessario. Dopo l’emergenza abbiamo mantenuto lo smart working limitatamente a quelle persone che ne hanno fatto richiesta, in particolare a quante ne avevano bisogno per esigenze famigliari, di conciliazione. Abbiamo usato grande flessibilità e abbiamo operato con serenità. Lo smart working è diventato un altro modo di lavorare, condiviso da tutti.

Nel futuro cosa pensa che cambierà nell’organizzazione del lavoro?

Credo che cambierà molto perché tutti hanno toccato con mano che tanto può essere fatto anche a distanza. Ci sono strumenti che consentono di lavorare bene anche da remoto. Abbiamo imparato che si può lavorare, in certe funzioni aziendali, quelle misurabili nella prestazione, anche così.

Cosa pensano i lavoratori dello smart working? Avete in qualche modo rilevato le loro opinioni o avete in programma di farlo?

Abbiamo fatto delle rilevazioni informali, per ora. Abbiamo fatto scegliere alle persone se continuare in smart working o in presenza. Nella seconda ondata abbiamo cercato di predisporre i turni del personale assecondando il più possibile le esigenze e il gradimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Si cercherà, come altre aziende hanno già fatto, un accordo sindacale sull’applicazione dello smart working?

È un tema che stiamo seguendo con molta attenzione; partecipiamo a questa evoluzione. Al momento non abbiamo ancora una politica aziendale sullo smart working, ma i diversi responsabili applicano il principio della flessibilità, ricercando il più possibile la compatibilità tra esigenze aziendali e personali.

Lo smart working incide sulla produttività? Cosa rileva dalla sua posizione?

Nella fase dell’emergenza c’è stata una grande unità d’intenti e un grandissimo impegno da parte di tutti. Abbiamo notato uno spirito di gruppo, un senso di appartenenza e una collaborazione straordinari che ci hanno permesso di andare avanti con la nostra attività nel modo migliore possibile. Laddove c’è la possibilità di misurare la prestazione, nell’attività amministrativa in primis, lo smart working è applicabile e la produttività si rileva. In altre funzioni aziendali, dal commerciale alla qualità, saranno necessari nuovi indici di valutazione. È tutto in divenire.

Avete in programma iniziative di formazione per massimizzare l’efficacia del lavoro per obiettivi, tipico dello smart working?

Fino ad ora abbiamo, tutti, “schiacciato sull’acceleratore”, alternando grande senso di responsabilità e spirito di adattamento. Faremo una valutazione dell’esperienza vissuta sino a qui e poi valuteremo le nuove esigenze.

Avete in programma cambiamenti o restyling degli spazi fisici dell’azienda?

Non al momento, visto che abbiamo rifatto i nostri uffici da poco. Il concetto che abbiamo applicato durante il restyling vale anche oggi: nessun grande spazio, ma postazioni più personali, adatte a lavorare con riservatezza e armonia. I nostri spazi si sono rivelati una scelta adeguata.

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