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Covid, nelle ultime due settimane in Bergamasca bassa incidenza di positivi: 2,6% - BergamoNews
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Covid, nelle ultime due settimane in Bergamasca bassa incidenza di positivi: 2,6%

Per quanto riguarda l'andamento provinciale dei contagi, negli ultimi 14 giorni Bergamo è tra quelle con minor numero di casi per milione di abitanti

Con i dati di lunedì 4 gennaio 2021 si chiude la nostra settimana epidemiologica. I risultati non sono purtroppo confortanti, anche se possono sembrare tali a prima vista. Il forte calo dei test effettuati, pur considerando le festività, non trova giustificazione nelle regole dell’epidemiologia: non tracciando il virus sul territorio otteniamo un’illusoria riduzione del contagio reale. L’andamento è direttamente correlato al forte calo dei nuovi casi testati: questo parametro ci indica quanto il virus venga attivamente cercato sul territorio, mentre quello più convenzionalmente usato, ossia il numero dei tamponi totali, che include anche i test eseguiti più volte sullo stesso soggetto per confermare la positività o l’avvenuta guarigione, è meno indicativo.

In calo il numero dei tamponi

Per sottolineare quanto sia esiguo il numero dei casi attualmente testati ricordiamo che due settimane fa erano 490.619, contro gli attuali 366.436. Per quanto riguarda i tamponi in totale se ne sono eseguiti 889.454, in linea con la settimana scorsa (897.795), ma in calo del 27% in confronto ai 1.128.893 di 15 giorni orsono. Se li raffrontiamo con i dati di novembre, la differenza è ancora più rimarcata: circa 1.500.000 erano i tamponi settimanali e circa 1 milione i casi testati.

E a livello nazionale crescono i positivi

Ciononostante, a livello nazionale, nel periodo preso in esame, i nuovi positivi sono stati 109.978 contro i 92.822 della settimana precedente. Preoccupa quindi che su un numero più basso di tamponi ci sia stato un rialzo. Lo stesso aumento si ravvisa osservando l’indice di positività, ora al 12,9% medio rispetto al precedente 11,18%. In rialzo anche la curva da 0,66% a 0,74%. Leggermente in crescita il numero dei decessi (3310 vs. 3.149) e i ricoveri in Terapia Intensiva (2.579 vs. 2.565). Ricordiamo che in condizioni normali l’epidemia segue una precisa sequenza: prima aumentano i nuovi casi, poi i ricoveri, quindi le terapie intensive e infine i decessi. Il calo dei test non consente di osservare correttamente l’andamento dei nuovi casi (sottostimati) ma non ha alcuna influenza su ricoveri, terapie intensive e decessi: che si manifestano comunque rispecchiando la reale diffusione del virus sul territorio. Nel complesso, quindi, una situazione particolarmente rischiosa in vista delle prossime riaperture, che potrebbero accelerare una ripresa dell’infezione favorita da una circolazione più attiva di quanto rilevato.

In Lombardia sempre alto il numero dei decessi

Troviamo ulteriore conferma a questa situazione analizzando i dati della Regione finora più colpita, la Lombardia: nell’ultima settimana i nuovi positivi sono in aumento dell’ 8,5% (13.405 contro 12.360 del periodo precedente). Ma parallelamente i casi testati sono scesi del 18% (42.796 contro 52.373) del periodo precedente. Anche per la Lombardia confrontiamo l’ultimo dato con quello prefestivo: allora i casi testati erano stati 66.333. Netto calo anche dei tamponi eseguiti: da 150.825 a 126.938. I ricoverati in T.I sono scesi da 512 a 484, ma con nuovi ingressi in aumento da 126 a 179. Sempre alto il numero dei decessi, 435.

In Bergamasca pochi casi per milione di abitanti

Per quanto riguarda l’andamento provinciale dei contagi, negli ultimi 14 giorni (dato del 2 gennaio) le province con più casi in rapporto alla popolazione sono tutte venete ovvero Belluno con 11.934 casi per milione di abitanti (2.422 casi), Treviso 11.065 (9.824), Verona 10.674 (9.889), Venezia 10.435 (8.905) e Padova 8.893 (8.341), Veneto che completa con Vicenza sesta e Rovigo ottava, mentre quelle con minor numero di casi sono Bergamo 982 casi per milione di abitanti (1.094 casi), Grosseto 902 (200), Aosta 899 (113), Agrigento 842 (366) e Crotone 703 (123); quindi una notevole differenza con la quinta che 8,5 volte i contagi della quint’ultima mentre il rapporto tra prima e ultima sale a 17:1.

A livello provinciale da inizio pandemia attualmente la provincia più colpita è senza dubbio Belluno con 74.082 casi per milione di abitanti, seguita da Varese 58.393, Treviso 58.033, Como 56.984 e Bolzano 56.196, mentre agli ultimi posti ci sono Vibo Valentia 11.857, Cosenza 10.370, Catanzaro 9.609, Agrigento 9.030 e Lecce 9.030.

Nella prima ondata (fino al 3 luglio) le più colpite sono state Cremona con 18.473 casi per milione di abitanti, Lodi 15.561, Piacenza 15.434, Bergamo 12.957 e Brescia 12.376; mentre le meno colpite Nuoro 374, Trapani 318, Agrigento 313, Sud Sardegna 288 e Ragusa 271.

Considerando la posizione tra le 107 province nella prima e nella seconda ondata, le province che adesso stanno facendo meglio sono Bergamo (dalla posizione 4 alla 101), Cremona (da 1 a 72), Brescia (da 5 a 76), Pesaro e Urbino (da 17 a 81) e Parma (da 15 a 78); mentre stanno facendo peggio Nuoro (da 103 a 50), Napoli (da 82 a 26), Gorizia (da 70 a 13), L’Aquila (da 85 a 28) e Caserta (da 94 a 24).

Bassa incidenza di positivi in provincia

La provincia di Bergamo, come si evince anche dalla classifica precedente, continua ad avere una bassa incidenza di positivi (2,6% l’indice contagi/popolazione), con 529 nuovi casi rispetto ai 485 del periodo precedente, per un totale di 28.548 positivi da inizio pandemia. I decessi sono stati 7, i ricoveri in Terapia Intensi stabili (40), mentre risultano in calo i ricoveri in Area Covid: da 273 a 254.

I vaccini nel mondo

Da questa settimana monitoreremo il numero delle persone vaccinate in tutto il mondo. Da notare che le date ultime disponibili divergono fra i vari Paesi: Cina 4.500.000 (31/12), Stati Uniti 4.225.756 (02/01), Israele 1.090.000 (02/01), Regno Unito 944.539 (27/12), Russia 800.000 (02/01), Inghilterra 786.000 (27/12 ), Germania 238.809 (02/01 ), Italia 114.349 (03/01), Canada 112.246 (02/01). Da notare il dato di Israele che ha già immunizzato più di un decimo dell’intera popolazione. Il successo dello Stato ebraico è frutto di diversi fattori, dall’alto livello tecnologico che contraddistingue il piccolo Paese di soli nove milioni di abitanti, a un diffuso sistema sanitario di base con un’organizzazione digitalizzata, insieme a una campagna di vaccinazione gestita a livello centralizzato dal governo. A questo, si è aggiunta la tempestività con la quale le autorità hanno firmato contratti con i colossi farmaceutici per la fornitura di sieri.

A livello mondiale nuovi casi in calo del 12%

Diamo oggi uno sguardo all’andamento dell’epidemia a livello mondiale, con i dati a chiusura 2020. L’ultima rilevazione dell’Oms fotografa la situazione al 27 dicembre scorso, ma sottolinea come i numeri a breve termine potrebbero incorporare una sottostima a causa delle festività: in particolare con un ritardo nella raccolta e comunicazione degli stessi, e con una riduzione dell’attività di testing. Con questa avvertenza deve essere interpretato il calo, a livello mondiale, del 12% dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente (a quota 4.068.632) e dell’8% per quanto riguarda i decessi (72.730). Le uniche due aree geografiche Oms con valori in crescita sono Africa (+20,0% con 114.530 nuovi casi) e Pacifico Occidentale (+13,0%, con 53.073 nuovi casi): entrambe tuttavia rimangono su valori assoluti molto contenuti. L’epidemia continua a esprimere numeri molto elevati nelle Americhe e in Europa, che nonostante il rallentamento del contagio continuano a pesare rispettivamente per il 48% e 37% dei nuovi casi mondiali, e per il 42% (valore identico per le due aree) dei decessi totali. In valori assoluti le Americhe hanno registrato 1.965.774 nuovi casi e 31.142 decessi, l’Europa (che nella zona Oms include la Russia) 1.545.682 nuovi casi e 31.005 decessi.

Gli Usa in testa alla classifica

Nell’ultima settimana completa del 2020 i 5 Paesi con il maggior numero di nuovi positivi sono stati gli Usa (1.334.155 nuovi casi; -19% sulla settimana precedente); Brasile (285.582; -12%); Gran Bretagna e Irlanda del Nord (251.786; +45%); Russia (201.871; +3%) e India (156.627; -10%).

La variante sudafricana

Una breve nota dell’ultimo Bollettino epidemiologico Oms del 2020 è dedicata alla variante del Sars-CoV-2, individuata in Sudafrica grazie all’analisi del genoma virale presente in campioni raccolti nel corso del tempo. I primi risultati indicano che la variante, nota come 501Y.V2, potrebbe diffondersi con maggiore rapidità rispetto al virus originale. Gli studi attualmente in corso puntano a verificare se la mutazione comporti un qualsiasi cambiamento nella gravità della malattia, nella risposta anticorpale e nell’efficacia dei vaccini disponibili. Su quest’ultimo punto in particolare, a ricerche ancora in corso, ricordiamo che la comunità scientifica internazionale tende a escludere la possibilità di una minore efficacia dei vaccini: che stimolano una risposta immunitaria a largo spettro, in grado di aggredire la proteina Spike anche in localizzazioni diverse rispetto a quella dove si è manifestata la mutazione.

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