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Il giallo dell'omicidio di Franco Colleoni: non convince la pista del furto in casa - BergamoNews
A brembo di dalmine

Il giallo dell’omicidio di Franco Colleoni: non convince la pista del furto in casa fotogallery

I vicini non hanno sentito nulla. Ascoltati a lungo i familiari del 68enne, che in passato era stato segretario provinciale della Lega. Al vaglio le telecamere della zona

A ritrovarlo senza vita intorno alle 11.30 di sabato mattina è stato uno dei due figli. Era riverso a terra nel cortile del suo ristorante, con il cranio fracassato da diversi colpi inferti con un corpo contundente. Sono queste le poche certezze legate alla misteriosa morte di Franco Colleoni, 68 anni, ristoratore di Dalmine con la passione per la politica.

Per il resto i carabinieri di Treviglio e Bergamo, coordinati dal pm Fabrizio Gaverini, sono al lavoro per cercare di chiarire i contorni del cruento omicidio avvenuto al civico 36 di via Sertorio, nella frazione Brembo, dove la vittima, in passato venditore ambulante di formaggi, gestiva da una trentina d’anni l’osteria Al carroccio.

Un nome scelto in omaggio alla Lega, del quale era stato fiero sostenitore ai tempi di Umberto Bossi, che è stato spesso a cena nel suo locale dove, appesi alle pareti, ci sono manifesti storici del partito. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila Colleoni fu anche membro del consiglio federale e dal 1999 al 2004 segretario provinciale.

Nei quattro anni precedenti aveva ricoperto la carica di assessore provinciale all’Agricoltura con delega alla caccia e alla pesca nella giunta dell’allora presidente Giovanni Cappelluzzo: “Lo ricordo con affetto, anche come amico – le sue parole – ma prima ancora per la serietà e la dedizione con la quale aveva svolto il suo incarico”. Tra i suoi impegni politici anche quello di consigliere comunale con l’ex sindaco di Dalmine, Antonio Bramani, padre dell’attuale primo cittadino Francesco.

Gli inquirenti non si sbilanciano e non escludono alcuna pista. Quella privilegiata al momento sembra essere il furto in casa finito male. Il 68enne abitava in un appartamento attiguo al ristorante, in una porzione di cascina che aveva diviso con i due figli e l’ex moglie. L’uomo potrebbe aver sorpreso i ladri all’interno della sua abitazione, trovata in disordine, i quali poi lo avrebbero colpito a morte. Non è chiaro se sia stato rubato qualcosa.

Ma in virtù delle restrizioni di legge, con la chiusura delle attività, e per l’orario in cui è avvenuto il fatto, l’ipotesi non convince del tutto. In queste ore si stanno analizzando anche le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, che potrebbero fornire elementi utili alle indagini.

Nonostante l’ora e la zona piuttosto abitata, nessuno dei vicini, che parlano di una località abbastanza sicura, avrebbe udito rumori o urla provenire dal cortile della cascina, separata dalla strada da un muro alto più di due metri.

Dopo il delitto sono stati ascoltati a lungo i familiari dell’uomo. Pare che uno dei due figli, Federico, qualche anno fa avesse lasciato il lavoro nella cucina del ristorante del padre a causa di alcuni dissidi con lui.

Mistero anche sull’arma usata per uccidere. Vicino al cadavere sono stati trovati alcuni oggetti, ma servirà l’autopsia, in programma martedì all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, per stabilire con certezza quale sia stato usato.

Chi indaga sta cercando di scavare nel passato della vittima. Oltre all’attività di ristoratore e agli incarichi politici, Colleoni era un amante di barche e navi. Anni fa ne possedeva una di grosse dimensioni che affittava per crociere. Era stato poi coinvolto, agli inizi del Duemila, in una vicenda giudiziaria per abusi dopo la denuncia di una simpatizzante leghista.

Negli ultimi anni Colleoni si era allontanato dalla Lega, in concomitanza con il nuovo corso di Matteo Salvini, che l’ha voluto comunque salutare: “Ricordo con stima e affetto Franco Colleoni, con lui ho condiviso anni di battaglie, di sconfitte e di vittorie. Ricordo i pranzi e le cene nel suo ristorante di Dalmine. Una preghiera per lui, condoglianze ai suoi cari”. Di recente pare addirittura avesse virato verso il Movimento 5 Stelle.

Il procuratore generale Antonio Chiappani mantiene il massimo riserbo sulla vicenda, spiegando solo che “al momento non ci sono persone in stato di fermo e si lavora a 360 gradi”.

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