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La Caritas e i bergamaschi: "Cinque milioni di aiuti nell'anno più difficile" - BergamoNews
L'intervista

La Caritas e i bergamaschi: “Cinque milioni di aiuti nell’anno più difficile”

Don Roberto Trussardi sottolinea: "C'è stato grande coinvolgimento dei bergamaschi: quanta dignità nel chiedere aiuto, in molti lo hanno fatto vergognandosi".

Guardare all’ultimo anno con positività non è semplice: le enormi difficoltà e le ferite che la pandemia da Covid-19 ci ha inferto sono ancora troppo fresche per poter essere archiviate.

Eppure in questi mesi durissimi dal punto di vista emotivo e fisico, non sono mancati esempi virtuosi da conservare e replicare e una straordinaria dimostrazione di solidarietà.

A confermarlo è don Roberto Trussardi, direttore della Caritas di Bergamo, testimone di quanto i bergamaschi si siano fatti ancor più comunità, pronti a dare una mano nel momento del bisogno.

“Come per ogni altra attività, impresa o famiglia, il 2020 è stato un anno strano e difficile anche per il lavoro di Caritas – spiega – Lavoro che, inevitabilmente, è aumentato a dismisura per tutti i bisogni e le necessità che il Covid ha creato. In primavera, tra marzo e aprile, ci siamo impegnati nel fornire cibo e aiuto sanitario, alla Rsa, negli ospedali, nei Covid hotel. A maggio e giugno, invece, siamo partiti coi sostegni economici alle famiglie”.

Tante quelle in difficoltà, dove uno o più componenti hanno perso il posto di lavoro o sono rimasti senza stipendio. Tante, di conseguenze, quelle che con grande umiltà hanno chiesto aiuto: “Siamo ormai arrivati a quota tremila famiglie aiutate – sottolinea don Roberto – Il popolo bergamasco ha grande dignità e il giusto orgoglio, non chiede se non ha davvero bisogno, non è nel suo dna: in molti sono venuti da noi anche vergognandosi. Abbiamo distribuito delle tessere con un plafond da mille euro al mese utilizzabili per tre mesi. E tra questi mi piace citare l’esempio di una persona che dopo due mesi è tornata da noi restituendola, perchè nel frattempo aveva ricominciato a lavorare e non ne aveva più bisogno: forse è stato un caso, forse isolato, ma sicuramente un bel segnale”.

“Le richieste maggiori – confida – erano quelle di risorse economiche, ma, pur avendolo fatto, dare soldi a pioggia ci piace relativamente: per questo il prossimo anno, anche se confermeremo alcune misure, ci piacerebbe predisporre un piano con Confindustria e altri enti per puntare sul tema occupazionale. In questi mesi siamo già stati partner con Abitare la Cura. Non abbiamo fatto mancare il nostro supporto nemmeno nel campo dell’educazione, avendo distribuito oltre 400 tablet, 200 pc e altri strumenti alle famiglie bisognose finalizzati alla didattica a distanza”.

Complessivamente, la Caritas bergamasca ha raccolto e destinato al territorio tra i 4 e i 5 milioni di euro: soldi che, sottolinea con orgoglio il direttore, sono arrivati a ogni livello, dalla piccola donazione da 10 euro alle più grandi garantite da aziende o privati.

“Ciò che ha colpito è stata la grande partecipazione, ognuno per le proprie possibilità – conferma don Roberto Trussardi – Rispetto al passato c’è stato un coinvolgimento impressionante, non possiamo far altro che ringraziare. Forse anche noi siamo riusciti ad arrivare più capillarmente sul territorio, grazie alla nuova rivista ‘Semi’. E chi ha donato non si è limitato al semplice gesto: c’è stata grande attenzione, in tantissimi si sono interessati ai nostri bisogni e alla modalità con le quali avrebbero potuto dare una mano”.

La speranza, ora, oltre al superamento di questa emergenza, è che per il prossimo anno chi si è avvicinato al mondo Caritas possa continuare ad affiancarla nelle sue iniziative, per dare supporto ai 39 operatori e agli oltre 150 volontari che già fanno parte della famiglia: “L’interesse c’è – chiosa don Roberto – Fa ovviamente piacere: ne abbiamo bisogno, perchè i nostri progetti sulla grave marginalità non si sono mai fermati e non si fermeranno, è stata dura mandare avanti tutto questo per mesi senza sosta, mentre tenevamo anche al sicuro i nostri volontari più anziani e quindi più esposti al rischio infezione”.

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