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Isola delle Rose: la Repubblica ideata da un italiano oltre le acque di Rimini

Una vicenda a lungo dimenticata appartenente alla fine degli anni sessanta, ma ora tornata alla luce e alla conoscenza anche dei più giovani grazie al film distribuito sulla piattaforma Netflix

Il primo maggio dell’anno delle rivoluzioni e della libertà per antonomasia, il 1968, un ingegnere bolognese proclama l’indipendenza della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, piattaforma artificiale di 400 metri qaudrati sita a circa 11 chilometri dal largo delle coste riminesi, ideata e costruita dallo stesso ingegnere, nonché presidente dell’Isola, Giorgio Rosa.

L’idea era chiara: uno stato autonomo, fuori dalle acque territoriali ed esente dalla giurisdizione italiana. Un luogo dotato di una propria lingua, di una moneta, dei francobolli e dei passaporti; la libertà assoluta dei cittadini, l’assenza di limiti e l’utopia di un nuovo mondo.

È questo il fatto, tanto assurdo quanto vero, che il regista Sydney Sibilia ha deciso di raccontare nel suo nuovo film: “L’incredibile storia dell’isola delle rose”.

La pellicola è stata rilasciata da Netflix lo scorso 9 dicembre ed è già stata ampiamente apprezzata dalla maggior parte del pubblico. Il film si apre a Strasburgo, nella sede del Consiglio d’Europa, quando Rosa, interpretato da Elio Germano, insiste perché venga riconosciuta l’indipendenza dell’Isola; il caso viene accolto dopo una settimana di attesa e così inizia il racconto degli eventi che l’hanno spinto a costruire quel magico posto, la progettazione, i lavori, l’arrivo del primo abitante ufficiale, l’apertura al pubblico, l’immediato successo e il fastidio dei piani alti.

Non si parlava d’altro nella riviera romagnola, e la notizia non tardò a diffondersi anche nel resto d’Italia e addirittura d’Europa, tanto che iniziarono ad affluire migliaia di turisti curiosi di vedere quel nuovo mondo che presto divenne emblema della lotta per la libertà, e, in un certo senso, la concretizzazione di quel sogno collettivo che cantanti e scrittori andavano predicando.

È però un dato di fatto che il progetto di Giorgio Rosa, contrariamente alla versione romanzata del film, inizialmente non aveva nulla a che fare con quel significato romantico che gli è stato poi attribuito, anzi, proprio come ha dichiarato l’ingegnere in un’intervista, l’idea era partita per uno scopo prettamente economico; è stata in seguito la gente, complici i moti sessantottini, a conferirle quell’idea rivoluzionaria con cui viene dipinta anche nel film di Sibilia.

In ogni caso, la Repubblica delle Rose non andava a genio al Governo italiano, già messo in discussione dalle continue rivolte e dalle occupazioni delle scuole; infatti la creazione di un’area fuori dalla potestà italiana, quindi immune alla burocrazia, alle leggi e agli oneri tributari dello Stato, nella quale tuttavia circolavano cittadini italiani, non solo rappresentava un potenziale paradiso fiscale, ma era anche l’ennesima provocazione nei confronti della politica italiana. Perciò, il Governo ordinò di abbattere l’Isola e così, nel febbraio del ‘69, un gruppo di sommozzatori della Marina Militare Italiana distrusse con 1080 kg di esplosivo lo scandalo di un’estate, il risultato di dieci anni di lavoro e il frutto dell’intuizione di un uomo visionario e idealista, dotato di un ingegno sorprendente e di un’indiscutibile sfrontatezza.

È questa, a grandi linee, l’incredibile storia dell’Isola delle Rose, finita da tempo nel dimenticatoio e tornata alla luce grazie a un film che riesce a trasmettere con grande precisione quel clima romantico, speranzoso, libertino e ottimista che caratterizza l’intera vicenda e di cui in generale avremmo certamente più bisogno, soprattutto in periodi come questo.